L’AQUILA – La nomina del consigliere Giorgio D’Ignazio come nuovo assessore regionale e l’ingresso ufficiale del Nuovo centro destra nel centrosinistra all’Emiciclo, come già avvenuto da tempo nelle aule parlamentari e al governo nazionale.

Questa la nuova suggestione che avrebbe innescato un’azione, benedetta dal presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e dai suoi, per conquistare una pedina in maggioranza e ribaltare, sia pure di misura, i rapporti di forza, disinnescando la congiura tesa a tenere in scacco la futura azione di governo, tra l’altro agitando la mozione di sfiducia bipartisan al presidente del Consiglio, Giuseppe Di Pangrazio.

Un epilogo che presupporrebbe il benservito da parte del governatore ai tre ribelli in seno alla maggioranza di centrosinistra, i due assessori Donato Di Matteo (Partito democratico), ormai ai ferri corti con lo stesso D’Alfonso e Andrea Gerosolimo (Abruzzo civico) e l’altro consigliere di Ac Mario Olivieri.

L’“acquisto” di D’Ignazio consentirebbe di tenere comunque sotto per 16-15 la nuova “minoranza rinforzata” dai 3 contestatori e ideata da loro stessi, che hanno aperto la crisi nei mesi scorsi scrivendo una lettera al presidente nella quale hanno indicato i punti critici, tra cui l’assenza di collegialità e la gestione del Consiglio ritenuta non all’altezza.

Un argomento quest’ultimo che sta a cuore a Gerosolimo, che avendo mire sulle elezioni amministrative ad Avezzano (L’Aquila) della prossima primavera, tende a mettere in difficoltà Giovanni, sindaco uscente del capoluogo marsicano e fratello del presidente del Consiglio, Giuseppe.

D’Ignazio, componente dell’ufficio di presidenza come consigliere segretario, si è trovato di colpo a essere l’ago della bilancia, in particolare nella mozione di sfiducia al presidente del Consiglio che, nell’ennesimo tentativo di raggiungere le 16 firme, la scorsa settimana ha vissuto un altro flop.

E in effetti l’ex assessore comunale di Teramo è tirato per la giacca sia dal centrosinistra, che lo coccola fino a pensare di offrirgli una poltrona in Giunta, sia dal centrodestra che, dopo averlo accusato della mancata firma, fiutando il “salto della quaglia”, già lo addita come traditore.

Comunque, c’è un avvicinamento tra il consigliere eletto nel centrodestra e la maggioranza, per cui l’ingresso nella squadra di governo non sembra proprio impossibile.

In tale direzione è stato letto il pressing del presidente del Consiglio sulla graticola Di Pangrazio, che ha avuto molti contatti con D’Ignazio, che ha portato con sé a Roma in recenti eventi nazionali.

Ma anche il consigliere di Ncd ci ha messo del suo: per esempio, diramando il comunicato stampa sulla sanità in cui “flirta” con la maggioranza, che ha causato la replica polemica del forzista Lorenzo Sospiri che lo ha invitato per le spicce a dire con chi diamine sta.

Come già anticipato da questo giornale, già in serata al termine dello scorso e burrascoso Consiglio, tutti hanno addossato a lui la mancata, sedicesima e decisiva firma per sfiduciare Di Pangrazio. Ma non ci sono prove sulla firma degli altri oppositori, in particolare dei grillini e dei forzisti Gianni Chiodi e Mauro Febbo e soprattutto il conterraneo di Di Pangrazio, Emilio Iampieri.

Secondo fonti vicine alla leader abruzzese di Ncd, la senatrice Federica Chiavaroli, sottosegretario alla Giustizia, proprio lei avrebbe affermato che la firma fatidica si sarebbe potuto apporre, ma solo se gli alfaniani fossero stati i sedicesimi a far fuori Di Pangrazio, non i primi.

Chiaro che, con questo nuovo scenario, Ncd e D’Ignazio si vogliano giocare il posto da assessore e non si fidino del comportamento del resto del centrodestra.

Quanto ai ribelli, il centrosinistra si è spaccato tra i consueti fronti dei “falchi” e delle “colombe”.

I più aggressivi chiedono che D’Alfonso intervenga per cacciare senza complimenti tanto Di Matteo quanto Gerosolimo dalla Giunta, dopo che hanno messo in pericolo il prosieguo della legislatura e reso improduttivi gli ultimi Consigli.

Tra i “falchi” figurano il capogruppo, Sandro Mariani, l’ex assessore e coordinatore politico della maggioranza, Camillo D’Alessandro, e perfino Luciano Monticelli, nonostante proprio lui fosse uno dei ribelli che, nell’estate 2015, assieme ai soliti noti Gerosolimo-Olivieri, con le loro beghe hanno provocato il primo rimpasto.

Queste pressioni non sono solo punitive per i ribelli, ma (mal)celano anche un interesse personale: con due cacciate dalla Giunta si liberano posti e, oltre a Ncd, potrebbe ritrovare spazio proprio quel D’Alessandro che ha rinunciato a malincuore al suo posto di sottosegretario alla Presidenza, un assessore aggiunto, in nome del bene comune.

Ha così accumulato credito politico da incassare, ha continuato a gestire i Trasporti come consigliere delegato e cerca, comunque, una vetrina per potersi candidare alla presidenza della Regione se D’Alfonso tenterà la carriera parlamentare cullando il sogno di diventare ministro, come pare sempre più probabile.

Le colombe svolgono, in queste ore, una pressante attività di lobby per tenere buoni i consiglieri più vicini ai ribelli.

Qualcuno dei facinorosi è stato anche ‘rabbonito’ con poste di bilancio ad hoc nella cosiddetta “legge marchetta” (copyright del Movimento 5 stelle) che oggi in Consiglio verrà approvata senza modifiche rispetto al testo che ha generato l’insurrezione grillina, stanziando contributi a pioggia da 1,5 milioni di euro per eventi e cultura oltre a 1 milione per centri di ricerca in crisi e comuni a rischio idrogeologico.

Il più cauto di tutti, comunque, è proprio D’Alfonso che, a tre settimane dal referendum costituzionale in programma il 4 dicembre che farà da spartiacque di tutti i destini, compreso il suo, non vuole sollevare vespai e in queste ore lavora con pazienza per ricucire. Almeno fino al 5 dicembre.