L’AQUILA – Il sindaco e tre “quote rosa”: sono queste le uniche analogie tra la Giunta appena varata da Massimo Cialente e quella che lo accompagnò all’inizio della prima avventura alla guida dell’Aquila nel 2007.

Un esecutivo a otto, quello di cinque anni fa, formato dal vice sindaco Angelo Bonura (Margherita), e dagli assessori Anna Maria Ximenes (Ds), Ermanno Lisi (Udeur), Pierluigi Pezzopane (Idv), Antonio Lattanzi (Rifondazione), Luigia Tarquini (Sdi), Roberta Celi (Impegno per L’Aquila) e David Filieri (Socialisti riformisti).

Alcuni di loro non “mangiarono il panettone”: a essere sacrificati quasi subito furono la Celi e Filieri, la Tarquini resse fino a poche settimane prima del terremoto e la Ximenes, invece, si dimise subito dopo.

Per Bonura fu decisa un’uscita di scena onorevole e per lui si spalancarono le porte della Gran Sasso Acqua, la società pubblica di gestione del ciclo idrico integrato in cui fu chiamato a fare il vice presidente, mentre a costare il posto a Lattanzi furono gli scontri in maggioranza tra il primo cittadino e Prc.

Neanche la coppia di “highlander” Pezzopane-Lisi è riuscita a portare a termine il mandato, con le dimissioni in zona Cesarini della legislatura appena finita: il primo dopo l’annuncio della corsa in solitaria dei dipietristi con il candidato sindaco Angelo Mancini, il secondo a seguito di due avvisi di garanzia in 13 giorni per vicende legate alla realizzazione dei manufatti provvisori, le cosiddette “casette” di legno.

Nel percorso rimasero sul campo altri nomi: dall’ex prefetto Giuliano Lalli a Domenico Di Cocco, passando per i vendoliani Giustino Masciocco e Luca D’Innocenzo, fino all’assetto che ha tirato la volata alle elezioni, confermato per sei decimi nel nuovo esecutivo.

“Una Giunta destinata a durare”, ha promesso Cialente al momento di presentare la squadra.

Il primo cittadino, però, ha dovuto faticare non poco per quadrare il cerchio e far passare i mal di pancia.

Ad Api, che ha spuntato la poltrona numero 2 dell’amministrazione con Roberto Riga. Ai Cattolici democratici, cui erano stati promessi due posti a fronte del sacrificio di un seggio sull’altare dell’apparentamento con Mancini, che trasferisce le deleghe del mentore della civica centrista, l’ex vice sindaco Giampaolo Arduini, alla prima dei non eletti Emanuela Iorio.

E anche a una parte dell’Idv che non ha gradito la nomina di Lelio De Santis, un tempo feroce detrattore del sindaco e oggi neo-lealista cialentiano.

Un incastro di equilibri delicatissimo, giocato anche sulla distribuzione delle deleghe, dal quale a uscire realmente rafforzato è solo il Pd, che porta a casa, oltre al sindaco, tre assessorati pesanti con Stefania Pezzopane (Cultura e Sociale), Pietro Di Stefano (Ricostruzione e Urbanistica) e Alfredo Moroni (Lavori pubblici).

La prossima partita si disputerà sulla presidenza del Consiglio comunale, altra carica reclamata dai democrat per l’uscente Carlo Benedetti, nomina che dovrà essere effettuata nella prima seduta.

Lì forse potrebbe consumarsi qualche piccola vendetta degli scontenti che, almeno nelle prime due votazioni, quando servirà l’ok dei due terzi dei consiglieri, potrebbero lanciare qualche segnale al sindaco, complice anche lo scrutinio segreto.

Tanto per far capire che, quando si tratterà di andare a spartire le quote di sottogoverno, revisori dei conti e consigli di amministrazione delle aziende municipalizzate su tutte, nessuno sarà disposto a fare sconti.