L’AQUILA – L’esito del voto del referendum costituzionale del 4 dicembre è quanto mai incerto, ma una cosa è sicura, dovesse vincere il sì sarà un pessimo affare per i consiglieri regionali d’Abruzzo che, a differenza di quello che accadrà in altre regioni, si vedranno ridotta la loro indennità di carica, attualmente quantificata in 6.600 euro lordi mensili ad “appena” 4.131 euro.

Niente paura: immutate resteranno, comunque, le altre due voci del compenso, ovvero l’indennità di funzione e il rimborso spese per l’esercizio mandato, che gonfiano l’attuale busta paga a oltre 150 mila euro lordi l’anno, con punte di 160 mila euro.

Tra le riforme costituzionali che dovranno passare al vaglio della voto popolare, infatti, c’è anche la modifica dell’articolo 122 della Costituzione, in cui si pone come tetto massimo agli “emolumenti dei consiglieri regionali, l’importo di quelli attribuiti ai sindaci dei comuni capoluogo di Regione”.

E fatalità vuole che il sindaco dell’Aquila, città capoluogo d’Abruzzo, percepisca uno stipendio di 4.131 mila euro lordi al mese.

LE CIFRE

L’indennità dei sindaci è infatti regolata dal decreto ministeriale 119 del 2000, che differisce le retribuzioni a seconda delle popolazioni delle città.

L’Aquila è nella fascia tra i 50 mila e 100 mila abitanti, con compenso fissato a 4.130 euro. Per quanto riguarda gli altri, i sindaci dei Comuni da 100 mila a 250 mila abitanti hanno un compenso di 5.010 euro mensili, quelli da 250 mila a 500 mila, di 5.780 euro. Oltre 500 mila abitanti il compenso dei sindaci è di 7.800 euro.

Destino diverso accadrà, di conseguenza, ai consiglieri regionali di altre regioni, che hanno la fortuna di avere comuni capoluogo più popolosi e che, a differenza degli abruzzesi, si vedranno addirittura aumentare l’indennità di carica.

È il caso della Lombardia, Lazio, Campania e Piemonte, dove i consiglieri avranno un aumento rispettivamente dagli attuali 7.600, 6.327, 6.600 e 5.000 euro, tutti a 7.800 euro mensili, vista la popolosità dei capoluoghi Milano, Roma e Napoli e Torino.

Idem per l’Emilia Romagna, i cui consiglieri regionali passerebbero da un’indennità di 5 mila euro a 5.700 euro circa.

Oltre all’Abruzzo, a rimetterci saranno i consiglieri regionali della Calabria, con attuale indennità di 5.100 euro, Molise, 6.000, e Basilicata da 6.600, tutti livellati a 4.131 euro.

I DUBBI

C’è chi fa, però, osservare che la riforma così come è scritta è assai vaga e presta il fianco a interpretazioni che potrebbero vanificare la sua applicazione.

Non è del tutto pacifico, infatti, che il termine “emolumento” si riferisca alla voce indennità di carica, visto che ci sono altre voci del compenso, come l’indennità funzione e i rimborsi spesa per l’esercizio del mandato.

Il chiarimento dovrà essere fissato dai famigerati decreti attuativi.

Ma c’è già chi considera iniquo o peggio, anticostituzionale, creare in Italia consiglieri regionali di “serie A” e di “serie B”, mettendo, cioè, in discussione l’agganciamento delle retribuzioni a un parametro così eterogeneo come lo stipendio del sindaco del Comune capoluogo, a sua volta legato alla popolazione.

Allo stato attuale, comunque, dovrebbero essere salvi dai tagli le altre voci del compenso dei consiglieri abruzzesi e delle altre Regioni.

Per quanto riguarda l’Abruzzo, l’indennità di funzione viene erogata e determinata in relazione allo svolgimento di funzioni aggiuntive, come presidente della Giunta regionale e del Consiglio, componente della Giunta, vice presidenti del Consiglio, presidenti di commissioni consiliari permanenti, speciali, d’inchiesta, della Giunta per il regolamento, capigruppo consiliari, segretari ufficio di presidenza.

Indennità di funzione che va, all’Emiciclo, da 9.600 euro l’anno ai 32.400, quest’ultima del presidente della Giunta.

C’è, infine, il rimborso spese per l’esercizio mandato, che varia da 4.500 euro al mese per i consiglieri con residenza superiore ai 100 chilometri dal capoluogo di Regione, L’Aquila, sede istituzionale del Consiglio regionale, ai 4.100 euro per coloro che sono residenti nel capoluogo.

LA PROPOSTA DIMENTICATA DEL CINQUE STELLE

In attesa dell’esito del referendum del 4 dicembre, va infine ricordato che giace oramai da 2 anni nei cassetti delle commissioni una proposta di legge del Movimento 5 stelle, che propone di dimezzare le indennità di carica e funzione, fissando i nuovi compensi a 5 mila euro al mese lordi complessivi per i consiglieri, a 6.500 euro per i presidenti di Giunta e Consiglio.

La proposta prevede, inoltre, il taglio della voce rimborsi spese, che non saranno più forfettari, ma vincolati all’effettivo e documentato utilizzo.

Sono previste l’abrogazione della polizza assicurativa in caso di morte o infortunio del consigliere, l’abrogazione del trattamento di fine mandato e la riduzione dei vitalizi con percentuali maggiori in caso di cumulo di vitalizi diversi.

Infine lo spostamento da 60 a 67 anni per la fruizione del vitalizio per i consiglieri che ne abbiamo maturato il diritto, come per i lavoratori comuni. Filippo Tronca