L’AQUILA – A meno di sorprese dell’ultim’ora, l’Università dell’Aquila sta per perdere l’investimento da 20 milioni di euro dell’Eni per la realizzazione di un centro di ricerca in località Casale Calore.

Da quanto si è appreso, contrariato dalle lungaggini che non hanno consentito l’apertura del cantiere entro i tempi previsti, è stato lo stesso amministratore delegato dell’azienda, Paolo Scaroni, a comunicare la cosa al rettore dell’ateneo del capoluogo, Ferdinando Di Orio.

Anche il governatore Gianni Chiodi si sta interessando della cosa: annunciato un vertice a Roma per lunedì.

IL PROGETTO

Il progetto “Ponte per l’innovazione” prese il via con la firma di un protocollo d’intesa siglato più di tre anni fa tra Eni, ateneo e ministero dell’Università, e prevedeva la costruzione di una casa alloggio per ricercatori e studenti da 100 posti, di 50 laboratori, oltre ad aree tecniche, aule e uffici.

Un intervento caratterizzato da polemiche e tortuosi iter burocratici che hanno indispettito Scaroni e l’hanno portato, da quanto si apprende, a rinunciare all’idea di insediare il centro di ricerche all’Aquila e a ripiegare su altri progetti che, però, verranno valutati non più direttamente con l’ateneo, ma con le autorità locali, rendendo vano il tentativo in extremis del rettore di salvare il salvabile.

Sempre da quanto si è appreso, Di Orio sta tentando il tutto per tutto per scongiurare la iattura: ha scritto a Scaroni per chiedere il rinnovo del tavolo tecnico previsto in convenzione, ormai scaduto, annunciando anche che il progetto è in dirittura d’arrivo.

L’ex senatore ha inoltre chiesto un incontro “dentro o fuori” a Scaroni, anche alla presenza di Gianni Letta, divenuto dopo il sisma “nume tutelare” dell’Ateneo, come quando ha fatto rinnovare per tre anni l’esenzione del pagamento delle tasse universitarie.

Lo stesso Di Orio si è difeso, scaricando la responsabilità sul Comune dell’Aquila che, a suo dire, avrebbe perso mesi e mesi per approvare la trasformazione urbanistica da agricoli a edificabili dei terreni interessati.

Effettivamente la delibera di variante al piano regolatore generale si arenò più volte all’esame del voto dell’aula, in quanto gran parte dell’opposizione criticava l’eccessiva ampiezza dell’area interessata dalla variante al Prg e l’elevato indice di cubatura consentito, ben oltre le necessità contenute negli elaborati progettuali.

In prima battuta l’Eni ipotizzò anche la costruzione, nella stessa area, di una centrale per il teleriscaldamento da 120 milioni di watt che, però, fu bocciata dal Consiglio.

Dopo il rinvio del 23 marzo scorso, la vicenda è tornata di nuovo all’esame del Consiglio di amministrazione convocato per oggi: l’organismo era chiamato a discutere sulla spinosa questione nella sua ultima seduta prima del rinnovo, ma in concreto ne è venuto fuori un nulla di fatto. Pierluigi Biondi

CHIODI: NON POSSIAMO PERDERLO, LUNEDI’ VERTICE

“Ne ho parlato oggi a Roma. Non possiamo perderli, lunedì sera vediamo di mettere insieme i soggetti interessati (comune e universita) e risolvere. Intanto Letta lavora su Scaroni”.

Questo il commento stringato del presidente della Regione e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, nel linkare nella sua bacheca Facebook l’articolo di AbruzzoWeb che questa mattina ha anticipato il rischio molto molto concreto che L’Aquila perda questo progetto da 20 milioni a cui fa riferimento il pres.