L’AQUILA – Ha polemizzato con Guido Bertolaso, e contro chi “ha voluto che si dicesse” qualcosa di ovvio, l’imprevedibilità dei terremoti; ha avvertito L’Aquila e gli aquilani, “non è tutto finito”, e ha ribadito che una sequenza di scosse non ne presuppone una devastante ma neanche la esclude.

L’esame di Enzo Boschi, ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), è stato il più vibrante tra quelli condotti oggi sui sette imputati del processo alla commissione Grandi rischi in corso all’Aquila, uno dei più delicati dopo il terremoto di tre anni fa.

L’udienza di oggi, la 23ª, è stata l’ultima della fase di istruttoria dibattimentale: il giudice Marco Billi ha fissato un termine per studiare le risultanze delle centinaia di deposizioni e a partire dal prossimo 24 settembre, ed entro un mese, al massimo il 23 ottobre, si arriverà alla sentenza di primo grado di quello che va considerato un processo-flash, essendo durato solo un anno.

Nel corso dell’udienza-fiume, oltre otto ore, gli imputati hanno contestato la tesi dell’importanza dello scarico di energia con scosse piccole per evitarne una grande, definito “una leggenda metropolitana” per esempio da Giulio Selvaggi.

Nella seconda parte la contrastata testimonianza di Franco Barberi, all’epoca dei fatti presidente vicario della Cgr, contestato dai famlliari delle vittime, uno dei quali è stato cacciato fuori dal giudice dopo un’osservazione ad alta voce.

Barberi ha anche lanciato un avvertimento che farà discutere. “Nei prossimi anni – ha detto – in Italia ci sono ad attenderci tragedie, calamità, miliardi di danni, morti”.

L’ex sottosegretario ha aggiunto che “bisogna costruire bene e fare interventi di consolidamento delle costruzioni edificate prima della classificazione sismica della zona. Il nostro – ha proseguito – è un Paese che ha un elevato rischio sismico e solo tardivamente si sono classificate le zone sismiche”.

A chiudere è stato Bernardo De Bernardinis, in lungo sfogo in cui ha monologato a lungo. “Sono un fiume in piena, da tre anni aspetto di parlare”, ha detto al giudice. E sulle rassicurazioni: “Tenni alta l’attenzione”.

IL PROCESSO-LAMPO E IL CALENDARIO DELLA FASE FINALE

LE TESTIMONIANZE


BOSCHI: ”QUALCUNO VOLEVA SI DICESSE CHE IL SISMA E’ IMPREVEDIBILE”

Un esame a tutto campo e con spunti polemici, quello di Enzo Boschi, ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), nel corso dell’udienza di oggi al processo alla commissione Grandi rischi.

Con altri sei Boschi è accusato di aver falsamente rassicurato gli aquilani sottovalutando il rischio sismico che c’era alla vigilia del 6 aprile 2009. Il professore si è dimostrato infastidito rispetto all’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, indagato in un procedimento connesso, “che pure stimo”, parlando dell’intercettazione telefonica in cui annunciava all’ex assessore regionale Daniela Stati la convocazione della riunione della Cgr.

“Mi ha dato fastidio nella telefonata – ha detto – quando diceva ‘verranno i luminari’ eccetera. Una cosa assurda che non accetto. Se il capo dipartimento vuole un’informazione tecnica dall’istituto, manda una richiesta e il presidente risponde ‘sulla base delle conoscenze attuali posso eccetera’. E’ così che si chiede. Non mi risulta che Bertolaso abbia avuto rapporti con l’Ingv su questo argomento”.

Parlando del terremoto dell’Aquila, Boschi ne ha evidenziato il “meccanismo maligno nella frattura, dal basso verso l’alto, ma la scossa del 6 aprile non era forte. La pericolosità sismica dell’Abruzzo rimane inalterata – ha avvertito – L’Abruzzo è la zona a massima pericolosità sismica del nostro territorio. Ci tengo a dirlo perché ho l’impressione che qui si pensi che sia tutto finito ma non è così”.

“Non è vero – ha detto sul piano tecnico – che una sequenza sismica sta a indicare che ne sta arrivando una più grossa. Può essere dimostrato e questo l’ho detto nella riunione, è nel verbale e non sono disposto a discuterne, potete mettermi anche in galera”.

Boschi ha anche affrontato uno dei punti scientifici divenuti nodali in questo procedimento, lo scarico di energia in occasione delle scosse, che, ha detto, “non è favorevole né sfavorevole. Siccome non sappiamo quanta è l’energia, come se non sapessimo quanta benzina c’è nel motore di un’auto – ha illustrato con una metafora – non è un segnale favorevole ma nemmeno sfavorevole. Se qualcuno fa un discorso diverso a un esame lo boccio”.

Il giudice Marco Billi lo ha stuzzicato su questo: “Vi siete riuniti all’Aquila per ribadire qualcosa che già sapevate, che non è possibile prevedere luogo e ora dei terremoti?”.

Sibillina la replica di Boschi: “Probabilmente qualcuno ha ritenuto necessario che si dicesse così, ma non sono io che organizzo”. Alla domanda dei cronisti alla fine dell’esame su chi abbia voluto questo approccio, Boschi ha preferito non rispondere.

Alla fine della deposizione il sismologo si è alzato per stringere la mano al giudice Billi, che lo ha invitato a seguire il resto dell’udienza.

BARBERI AL PM: ”COSA AVREMMO DOVUTO FARE? NON HO RASSICURATO”

Con tono pacato ma fermo, Franco Barberi ha contestato nel corso del suo esame da imputato le accuse rivolte dalla procura aquilana alla commissione Grandi rischi.

“Nella sua memoria – ha detto rivolgendosi al pm Fabio Picuti – in cinque-sei punti lei si fa domande retoriche. La commissione avrebbe dovuto dare l’allarme? Prevedere il terremoto? Evacuare la città? Certamente no. A questo punto, però, mi sarei aspettato di leggere anche cosa avremmo dovuto fare e ho difficoltà a trovarlo”.

Nel corso della deposizione dell’ex presidente vicario della Cgr ci sono stati molti rumoreggiamenti in aula da parte dei familiari delle vittime del sisma, placati dagli ufficiali di polizia giudiziaria presenti. Tensione anche tra l’avvocato difensore di Barberi, Francesco Petrelli, e il pm Picuti.

Barberi si è difeso anche dall’accusa di aver tranquillizzato che gli è stata rivolta per aver risposto a una domanda dell’ex assessore regionale Daniela Stati.

“Chiedeva cosa fare in relazione agli allarmi – ha ricordato – e rileggendo il verbale sono rimasto imbarazzato nel vedere che solo io avevo dato risposta. Venne spiegato – ha aggiunto Barberi – che la previsione sul radon non è attendibile, che qualsiasi previsione deterministica è impossibile, che la sequenza sismica non preannuncia niente ma focalizza l’attenzione su una zona sismogenetica in cui prima o poi un grosso terremoto ci sarà. Quale tranquillizzazione ho dato?”.

All’inizio della sua deposizione Barberi ha anche sottolineato un problema formale in merito a quella riunione del 31 marzo 2009, quello del numero legale.

“Il decreto che istituisce la Cgr nel 2006 stabilisce che le riunioni sono valide se sono presenti almeno 10 componenti, ma la convocazione era stata formalmente presentata a quattro degli attuali imputati più Zamberletti. Più volte in passato si era presentato il problema del numero legale, ma non c’era mai. Anziché una vera riunione Cgr andava considerata una ricognizione di esperti, anche questa prevista dal decreto istitutivo”.

Il pm Picuti a quel punto a chiesto come mai il verbale fosse intestato commissione Grandi rischi, “mi sembra irrilevante, il numero legale non c’era mai, lo dissi a Bertolaso infinite volte di cambiare le regole”, la risposta.

EVA: ”UNA SCOSSA MAGNITUDO 6 COME UN MILIONE DA 3, BERTOLASO LO SAPEVA”

“Bertolaso era ben conscio che per scaricare l’energia di un sisma di magnitudo 6 sarebbero servite un milione di scosse di magnitudo 3 in precedenza, un fatto impensabile in natura”.

Nuove contestazioni all’ex capo dipartimento della Protezione civile nell’esame degli imputati in corso nell’udienza di oggi del processo alla commissione Grandi rischi.

Dopo quella di Enzo Boschi, un’altra critica è arrivata da Claudio Eva, uno dei più noti sismologi italiani, che ha parlato dell’intercettazione telefonica che ha portato Bertolaso a essere indagato in un procedimento connesso al filone principale.

“La telefonata Bertolaso-Stati (Daniela, ex assessore regionale, ndr) – ha detto Eva – va divisa in due parti. La prima dice ‘meglio piccole scosse di una che fa male’ e questo è lapalissiano. La seconda parte dice ‘meglio piccole scosse perché scaricano l’energia’. Ma scaricano l’energia delle piccole scosse non quella dell’eventuale, potenziale scossa più grossa”.

Eva ha anche svelato che prima della riunione “quando venni a Roma sapevo del terremoto di magnitudo 4 che c’era stato (il 30 marzo, ndr) ma non sapevo dello sciame precedente”.

L’esame ha avuto qualche momento di contestazione quando uno degli avvocati difensori, Alfredo Biondi, ha criticato il pubblico ministero Fabio Picuti. “Faccia completare la risposta, ha una forma sincopata di interrogare!”, è sbottato.

SELVAGGI: ”LO SCARICO DI ENERGIA UNA LEGGENDA METROPOLITANA”

“Lo scarico di energia è una leggenda metropolitana. Uno sciame sismico non favorisce né inibisce la probabilità di un evento forte”.

Il presidente del Centro nazionale terremoti (Cnt) dell’Ingv, Giulio Selvaggi, ha confermato quanto affermato in un passaggio precedente da Enzo Boschi, facendo anche un esempio di strettissima attualità.

“A posteriori – ha spiegato Selvaggi – posso dire che per fortuna in Emilia non c’è stato un singolo terremoto 6.1, che ha un potere distruttivo ben maggiore, ma due segmenti di faglia che hanno dato due eventi distinti 5.8 e 5.9”.

Quanto alla sua partecipazione alla riunione del 31 marzo 2009 che ha contestato il processo, Selvaggi ha ribadito che “nel decreto di nomina della Cgr non c’è il mio nome, ho accompagnato Boschi ed era la prima riunione cui partecipavo. Feci una panoramica anche storica sui terremoti nel territorio aquilano”.

Il sismologo ha poi parlato di previsioni e predizioni. “Sono trent’anni che cerchiamo di far capire alla gente che non importa prevedere un terremoto sei giorni prima, ma che è più importante costruire bene le case. In Giappone c’è la cultura del terremoto”, ha sostenuto.

DOLCE: ”DOPPIO VERBALE NATO DA APPUNTI DIVERSI”

Il doppio verbale della riunione della commissione Grandi rischi, quello ufficiale e la bozza, è nato da due versioni diverse di appunti che furono presi quel pomeriggio del 31 marzo 2009.

A svelarlo in aula è stato nel suo esame da imputato Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico della Protezione civile, ufficialmente non un componente Cgr ma “accompagnatore del vice capo dipartimento Bernardo De Bernardinis a sua volta delegato dal capo dipartimento”, come ha specificato.

“Durante la riunione – ha detto – due funzionari del dipartimento, D’Annibale e Salvatori, prendevano appunti e anch’io i miei. Loro compilarono una minuta di verbale, una bozza, con quello che avevano scritto, e dopo la riunione, mentre con la macchina mi dirigevo a Napoli perché avevo impegni, misi un po’ in ordine i miei appunti sintetici”.

“Il giorno successivo – ha aggiunto Dolce – ricevetti la email da D’Annibale e da un confronto vidi che il suo verbale aveva un’impostazione troppo da stenografi e mancava qualche elemento perciò sviluppai i miei appunti continuando per concetti, che mi sembrava il modo migliore”.

Il dirigente ha aggiunto che “Il 2 o il 3 era già pronto il verbale, poi avvenne il terremoto e il 6 lo portai. La bozza ha qualcosa in più ma ci sono contenute cose che in termini scientifici sono riportate così come sono state espresse”.

Il passaggio sullo scarico di energia, di cui si è parlato molto in questi tre anni e anche nell’udienza di oggi, “sta sulla minuta, io non lo avevo appuntato perché mi sembrava irrilevante rispetto alla conclusione, che uno sciame non cambia la pericolosità di base di un’area”.

CALVI: ”NON PENSAI SE FOSSE RIUNIONE FORMALE CGR O NO”

Molto tecnica la testimonianza di Gian Michele Calvi, già presidente della Cgr in passato, che ha riferito che la riunione del 2009 all’Aquila “non si può dire sia stata atipica, visto che dopo la riforma del 2006 si sono tenute solo due-tre riunioni, compresa quella di insediamento”.

Ricordando la riunione, Calvi ha detto che “conoscevo le altre sette persone oggetto del processo e nessun altro dei presenti. Ci sarà stata un’altra decina di persone”, ha ipotizzato.

Interrogato sulle modalità in cui si svolse quella riunione, ha confessato che “non mi sono posto il problema se fosse una riunione formale della Grandi rischi o solo una riunione di esperti convocata dal capo dipartimento per avere un parere, cosa che sarebbe stata comunque legittima. Se avesse dovuto avere le santificazioni di una riunione ufficiale – ha poi evidenziato – c’era il vice capo dipartimento e il presidente Ingv, il problema era loro, per me bisognava parlare di contenuti”.

Oltre che componente della Cgr e direttore della fondazione Eucentre, Calvi è stato poi direttore dei lavori del progetto C.a.s.e., e in questa veste è indagato nell’altra inchiesta della procura aquilana sugli isolatori montati nei nuovi alloggi antisismici.

DE BERNARDINIS: ”DEVO PARLARE DA TRE ANNI, TENNI ALTA L’ATTENZIONE”

L’immagine migliore l’ha fornita lui stesso, “sono un fiume in piena, ho atteso tre anni per parlare”.

Più che l’esame di un imputato è stato uno sfogo quello di Bernardo De Bernardinis, vice capo dipartimento della protezione civile all’epoca del sisma aquilano, l’unico a seguire tutte le udienze di un anno di processo che lo vedeva alla sbarra.

De Bernardinis ha parlato di tutto, andando a braccio, il pm Picuti lo ha lasciato fare, interrompendolo solo ogni tanto per riportare la discussione sui binari che gli interessavano.

Tra i temi affrontati, quello del doppio verbale, “non è una bozza ma un resoconto speditivo che chiesi per riferire a Bertolaso”. Il ruolo di Giampaolo Giuliani, “non sapevo se fosse un fregnaccione (testuale, ndr) o un grande scienziato. E chi me lo doveva dire? O l’Ingv o gli esperti della Cgr”.

De Bernardinis ha ricordato la sua abruzzesità e il fatto di aver subìto a sua volta il terremoto, “i miei cugini sono vivi solo per caso, non perché ho chiamato e ho detto scappate e agli altri non lo dico”.

Poi la famosa intervista a Gianfranco Colacito, direttore di Inabruzzo.com, che gli chiese se la popolazione poteva stare tranquilla e bere un bicchiere di vino, ottenendo una risposta affermativa, vaticinio divenuto poi tristemente famoso.

“Dopo la riunione – gli ha chiesto Picuti – avrebbe ripetuto quello che ha detto a Colacito?”.

Ho confermato di mantenere alta l’attenzione – si è discolpato De Bernardinis – mi è stato confermato che era molto improbabile che lo sciame evolvesse, e che la magnitudo crescesse, e io l’ho detto, ma ho voluto mantenere alta l’attenzione. Mi dispiace che ci sia stato un meccanismo che ha indotto persone che io stimo ad abbassare la guardia sull’autotutela”.

Infine la conclusione accorata. “Io mi assumo le mie responsabilità, ognuno si assuma le sue”.

IL PROCESSO

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.

Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, alla proiettato in aula come pure altri servizi televisivi, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese.

Fino a oggi i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, non partecipa di persona.

Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana. Le prossime udienze ci saranno tutti i mercoledì salvo diverse decisioni del giudice.

I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Procuratore capo
Alfredo Rossini
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina GuzzantiMarcello Melandri – Fabio Alessandroni – Filippo Dinacci
I DOCUMENTI
Il verbaleIl castello accusatorio