Teatro all’aperto della Villa Comunale ore21,15
E’ giunto alla quinta edizione il festival contemporaneo di teatro e musica rievocAZIONI organizzato dalla compagnia Terrateatro. Quest’anno la manifestazione si trasferisce sulla costa, nella città di Roseto degli Abruzzi dall’1 al 5 settembre 2mila7. Il cartellone prevede spettacoli che, seppure inseriti in una situazione all’aperto, non perdono mai di vista le linee madre del Festival, che sono legate alla ricerca e ai nuovi linguaggi artistici e comunicativi. Con questa edizione estiva del Festival, che avrà luogo presso il Teatro all’aperto della Villa Comunale, Terrateatro intende rivolgere l’attenzione al territorio della costa che, nelle passate edizioni, ha sempre dimostrato una straordinaria attenzione alle proposte di rievocAZIONI. Così facendo la compagnia sta iniziando, in prospettiva, un lavoro sul territorio che prevederà, nei prossimi mesi, anche l’organizzazione di laboratori teatrali rivolte agli studenti, ai giovani e agli adulti.
La quinta edizione del Festival rievocAZIONI si aprirà, l’1 settembre con il concerto di musica balcanica del gruppo Opa Cupa, seguito da tre spettacoli di teatro (Terrateatro, Andrea Cosentino, Lanciavicchio) per arrivare all’ultimo appuntamento con una esibizione di teatro danza (Duende teatro danza), dando vita ad un ventaglio di possibilità rivolto ad un pubblico eterogeneo, alla ricerca di momenti artistici alternativi e di alta qualità, target solito delle iniziative presentate da Terrateatro. L’orario degli spettacoli è previsto alle ore 21,15. L’ingresso per il concerto è Gratuito, mentre per gli altri appuntamenti è previsto un biglietto di € 3,00.
festival contemporaneo di teatro e musica rievocAZIONI , 5ª edizione 2mila7
dall’1 al 5 settembre -Roseto degli Abruzzi (Te)
Teatro all’aperto della Villa Comunale, ore21,15
info: 339.1824676 348.9314156 www.terrateatro.org
CONCERTO ORE 21,15 Teatro all’aperto Villa Comunale Ingresso Gratuito
1 settembre
OPA CUPA IN CONCERTO (balcanica)
Cesare Dell’Anna tromba/ Irene Lungo voce/ Giancarlo Dell’Anna tromba/ Gianluca Ria trombone /Luca Manno sax / Davide Arena sax /Marco Rollo tastiere/ Mauro Tre piano/ Michele Minerva basso/ Sergio Quagliarella batteria
L’esplosiva band Opa Cupa presenta una contaminazione ampia ed eclettica che percorre con sonorita’ balcaniche, electrojazz e le fatiche delle processioni paesane, alimentandosi delle suggestioni più composite della cultura musicale popolare delle due sponde dell’adriatico. Opa cupa è riconosciuto come il maggior gruppo balkan/jazz nel mondo.
«Opa Cupa» (leggi: «opa tzupa»), grido di esortazione alla danza degli zingari del Sud-Est Europa, è un progetto musicale nato nel Salento.
Orientato verso la ricerca nel repertorio musicale dei Balcani, i testi e le musiche originali scritti da Cesare Dell’Anna, si incrociano con le sonorità jazz e bandistiche tipiche della tradizione musicale del Sud Italia.Intorno al trombettista Cesare Dell’Anna si riuniscono musicisti di diverse culture (Bosnia-Erzegovina, Albania, Algeria, Bulgaria, Italia meridionale, Marocco, Romania) formando una vera e propria fanfara festosa. Le elaborazioni musicali fungono da colonna sonora di una festa, contornata da antichi canti epici e lente ballate vertiginosamente accelerate in puro stile zingaro. (www.myspace.com/opacupa)
PROGRAMMA SPETTACOLI ORE 21,15 Teatro all’aperto Villa Comunale Ingresso € 3
2 settembre
TERRATEATRO”Anime salvate, storie del Gran Sasso”
Con Massimo Balloni, Cristina Cartone, Elena Cartone, Ottaviano Taddei
Musiche originali dal vivo Alex Ricci
Regia Ottaviano Taddei
Parlare, in questo lavoro, della montagna ha significato rintracciare frammenti di storia per comporre, infine, un racconto agito, oltre che recitato, che partisse dai sentimenti dei protagonisti. L’ombra della montagna madre per chi nasce e per chi vive in Abruzzo, accompagna la quotidianità di costoro, impregna gli sguardi con la sua mole che non si può ignorare.Al suo cospetto, la storia immaginaria tra Mario e Agnese non è solo una storia d’amore, ma anche un confronto, un incontro tra colui che vive la montagna perché, scalandola, ne ama la grandiosità, e colei che nascendo e vivendo in essa, la rispetta con silenziosa intensità. Due livelli che si fondono tra gli spazi impervi ed affascinanti di questa natura superiore.La figura di Mario è ispirata alla leggendaria persona (per chi conosce la montagna) che fu Mario Cambi, uno dei più grandi scalatori degli appennini degli anni ‘20.Sulla scena ogni cosa ( la musica dal vivo, i canti , le pietre che compongono lo spazio d’azione) intende avvolgere lo sguardo dello spettatore, al fine di creare una suggestione colma di religiosità: quella legata ai nostri monti e ai volti dimenticati.
3 settembre
ANDREA COSENTINO “Angelica”
di e con Andrea Cosentino
regia Andrea Virgilio Franceschi
Come al solito non c’è storia. Ogni tentativo di abbozzarne una sfiora la retorica e scivola nel ridicolo. C’è semmai – come e più del solito – il gusto di smontare le storie. In Angelica prendo a pretesto il mondo delle fiction televisive. Ci sono dunque degli ingredienti: una troupe che sceglie di girare uno sceneggiato televisivo in una casa di un quartiere popolare romano; un’attrice – Angelica appunto – che continua a recitare la propria morte, fino allo sfinimento. Ciò che si ripete in teatro ci fa ridere. Perché è il passato che pretende di ritornare come niente fosse. Ci sono delle immagini – poche: l’icona di un papa tremante che fende la folla giubilare sulla sua papamobile, il ricordo della statua della Madonna portata in processione nel giorno del venerdì santo a Chieti. E’ la dialettica sacro/dissacrante come le due facce di una stessa aspirazione. Si tratta innanzitutto di mimare con la povertà di mezzi scenici la povertà di un linguaggio.Ma c’è anche altro.
Pasolini scriveva che come il montaggio dà senso al cinema, così la morte dà senso alla vita. Però mi chiedo: cos’è che dà un senso alla morte?
Se non c’è storia dovrà esserci da ridere. E’ ciò che credo di avere imparato dal teatro popolare. Dia coloro che hanno dovuto imparare a vivere senza il sostegno di un passato né prospettive di futuro. E’ il senso profondo dell’intrattenimento. Perché va bene la denuncia e la memoria e la controinformazione e il mondo a capinculo. Ma innanzitutto esserci. Qui e ora. Comunque.
4 settembre
TEATRO LANCIAVICCHIO “La Piazza Rossa”
con Daniele De Blasis, Stefania Evandro, Alberto Santucci, Rita Scognamiglio
musiche originali Giuseppe Morgante
regia Antonio Silvagni
La Piazza Rossa : uno spettacolo sull’attesa che qualcosa accada, che tutto cambi, che qualcuno ci chiami, che ci destini un’identità. Esistenze chiuse nelle loro ragioni, i loro bisogni, le loro paure, la difficoltà della relazione con l’altro sfocia nel grottesco e crea imbarazzo e comicità. Uno spazio asettico, uno spazio destinato alla memoria di quello che fummo e dal quale ci siamo allontanati grazie allo sviluppo, alla tecnologia al progresso, una memoria conservata, catalogata edulcorata e …ripulita. Una terra dove non succede mai niente, ma quando succede…è… esagerato. Schegge di memoria che sfuggono all’oblio e alla rinfusa cercano un senso.Questi gli ingredienti della Piazza rossa, che non è quella di Mosca, ma quella di un piccolo paese al centro dell’appennino abruzzese, una piazza rossa non di nome, una piazza che diventa rossa suo malgrado,il 30 aprile 1950 al culmine della lotta dei contadini marsicani per il lavoro e per la terra e contro la prepotenza medioevale che il Principe Torlonia esercitava sul suo feudo, a Celano (uno dei paesi della marsica più attivi nella lotta) spararono sulla folla radunata nella piazza del paese… due braccianti morirono, decine furono i feriti. A meno di 60 anni da quei fatti, poco o nulla è rimasto nella memoria collettiva, la piazza in poco tempo è stata completamente ripulita da non lasciare trapelare niente del suo passato. E nel tempo che lo spettacolo offre lo spazio asettico della memoria edulcorata viene profanato non per ricordare, ma per chiedere …perché?
5 settembre DUENDE TEATRO DANZA “Anticorpi”
ideazione, coreografia e regia Enza Curto
danzatori Enza Curto, Camilla La Grua, Claudia Proto, Marzia Perrone, Francesca Stomeo
“Dite ai creatori di immagini, ai venditori di riviste ed ai chirurghi plastici che non avete paura. Che quello che più temete è la morte dell’immaginazione, dell’originalità, della metafora, della passione. Poi abbiate il coraggio di amare il vostro corpo. Smettete di aggiustarlo. Non è mai stato rotto.” Eve EnslerIn . ANTICORPI si vuole denunciare quanto e quanti, in questa nostra società, vivono per “mutare” (annullare) la naturalità del proprio corpo per “omologarsi” per divenire “copie” suggerite (imposte) dalla stessa “società” dei consumi. Un corpo che esprime, la forza di reagire a questa ostinata “perfezione” in un gioco di contrasto come la giovinezza e la vecchiaia, il bianco e il nero della pelle, l’alto e il basso, il grasso e il magro.Il corpo non solo contenitore, ma involucro che con la sua autenticità cerca di non riprodurre “copie” nella speranza di dimostrare con l’anima e l’intelligenza quello che veramente siamo e quello che diventeremo.
Corpi: manipolati, adattati, privati della naturalità/unicità, ipernutriti e poi svuotati per essere “figure”, riempiti di prodotti per essere “più” o di farmaci per annullare la “creatività” del corpo stesso, trasformati in “ANTICORPI”
LA VILLA COMUALE DI ROSETO DEGLI ABRUZZI SI RAGGIUNGE VIA AUTOSTRADA DALLA A14 USCITA “ROSETO”, DIREZIONE CENTRO, VIA NAZIONALE



