L’AQUILA – Allarme sociale sempre più diffuso all’Aquila.

Un’emergenza piuttosto silente che poi però esplode nei gravi episodi di cronaca come quella dei giorni scorsi, con il suicidio di un anziano nel progetto C.a.s.e. di Sant’Elia.

Se la disgregazione sociale post terremoto riguarda l’intera cittadinanza, a destare maggiore preoccupazione sono gli abitanti delle cosiddette “new town”, le 19 aree realizzate per fronteggiare l’emergenza abitativa dopo il sima del 6 aprile 2009 che ospitano ancora oggi 13 mila aquilani.

Nei nuovi alloggi mancano gli spazi per il sociale e i servizi, previsti e promessi, ma non ancora realizzati.

A provocare smarrimento, anche il mancato chiarimento sulla natura stabile o temporanea delle nuove residenze, che per gli anziani può significare anche rimanere lì per il resto della loro esistenza, senza mai poter far ritorno nella loro vecchia casa.

Espressione del disagio sono soprattutto le richieste di cambio di alloggio che vengono fatte al Comune dell’Aquila, prevalentemente per riavvicinarsi ai propri familiari.

“Sono tantissimi – spiega l’assessore uscente alle Politiche sociali del Comune, Stefania Pezzopane – soprattutto gli anziani che vivono soli, a chiedere di poter avere un appartamento in un altro progetto C.a.s.e. dove vivono già altri componenti della famiglia. Il malessere si percepisce anche dal modo in cui le richieste vengono inoltrate. Molti anziani, che per alleviare la loro solitudine hanno preso un animale che faccia loro compagnia, chiedono un nuovo alloggio motivando la richiesta con il fatto che sono gli animali stessi a star male lì”.

Secondo la Pezzopane, è la distanza dalla città e dai luoghi che prima del terremoto erano punti d’incontro e aggregazione a causare il diffuso malessere: “Bisogna innanzitutto accelerare la ricostruzione in modo che la città torni a vivere”.

In secondo luogo, secondo l’assessore uscente è necessario che i nuovi aggregati ospitino associazioni che svolgano una funzione di promozione sociale.

“Abbiamo diversi progetti – spiega – alcuni dei quali fatti con la Caritas, per la realizzazione di strutture in cui possano insediarsi le associazioni. Purtroppo i fondi sono ancora bloccati, ma non appena avremo a disposizione le risorse pensiamo di poter coprire quasi tutte le ‘new town’ con questi servizi”.

Per la Pezzopane potrebbe essere d’aiuto anche variegare la tipologia di persone che vivono nello stesso aggregato: “Abbiamo proposto di assegnare alloggi di alcune aree, come per esempio quella di Roio, agli studenti universitari”.

Soprattutto nelle aree del progetto C.a.s.e. più lontane dal centro, come quella di Collebrincioni o Camarda, c’è una forte concentrazione di anziani e questo è un motivo per il quale molte famiglie che hanno figli piccoli chiedono di potersi trasferire altrove, perché lì non hanno la possibilità di farli giocare con altri bambini.

Come evidenziato anche dal “viaggio” tra le 19 aree del progetto C.a.s.e. fatto da AbruzzoWeb per la rubrica “C.a.s.e. tour”, la richiesta principale è quella di un potenziamento del servizio di trasporto pubblico, troppo spesso carente, e della realizzazione di attività commerciali, essenziali anche per favorire l’incontro sociale.

Purtroppo in nessuna delle 19 ‘new town’ è stato ancora realizzato nulla in questo senso per colpa di lungaggini burocratiche. Non è stato ancora possibile, infatti, fare un bando poiché non si è ancora proceduto all’esproprio delle aree. Elisa Marulli