L’AQUILA – Un fascicolo aperto dalla procura della Repubblica di Teramo, ricorsi che fioccano al Tribunale amministrativo regionale e polemiche al vetriolo a seguito dell’uscita della graduatoria degli ammessi, che ha premiato il concorrente ultimo arrivato: è davvero un gran pasticcio il bando regionale che assegna 24 milioni di euro di provenienza europea del Piano di sviluppo rurale (Psr) ai progetti dei Gruppi d’azione locale (Gal).

Un bando che ha provocato un putiferio perché prorogato il 9 settembre, a poche ore dalla chiusura dei termini, e per soli tre giorni, a seguito di esplicita richiesta da parte del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, mossa che ha consentito di presentare la sua domanda a un ottavo incomodo, il costituendo Gal Terreverdi Teramane, con capofila la Confederazione italiana agricoltori (Cia) L’Aquila-Teramo. Gal che è stato poi ammesso tra i sette finanziabili, a discapito del Gal Appennino Teramano.

Nella graduatoria pubblicata poche ore fa dal dipartimento delle Politiche di sviluppo rurale e della pesca della Regione, gli ammessi sono: Gal Maiella verde, punteggio 200 punti, Gal Abruzzo Italico Alto Sangro,195, Gal Terre Pescaresi 180, Gal Terreverdi Teramane 172,50, Gal Terre Aquilane, 157,50, Gal Gran Sasso Velino 152,50, Gal Gran Sasso Laga. Ammessa anche la Camera di Commercio di Cheti, con punteggio 167,50.

Ora, però, è a rischio il rispetto dei termini del 31 dicembre per assegnare i fondi, come conferma ad AbruzzoWeb il presidente del Gal Gran Sasso Velino, Bruno Petrei, uno dei ricorrenti al Tar, assieme al Gal Terre Aquilane, presidente Rocco Di Micco, e quello Appennino Teramano, presidente Carlo Matone, che ha il dente particolarmente avvelenato per l’esclusione.

Tegola particolarmente insidiosa è l’inchiesta penale che, da quanto si apprende, è stata aperta di sua iniziativa dalla procura di Teramo, che ha già interrogato come persona informata sui fatti Mauro Febbo, consigliere regionale di Forza Italia e presidente della commissione Vigilanza. Quest’ultimo, assieme al collega dell’Emiciclo Paolo Gatti, ha ingaggiato una battaglia politica contro la proroga “last minute”, convocando anche i dirigenti coinvolti.

Come era prevedibile, poi, tre dei sette Gal che hanno risposto nei termini hanno, come detto, depositato sabato scorso un ricorso al Tar chiedendo l’annullamento della determina che ha prorogato la presentazione delle domande. I tre Gal si sono affidati agli avvocati Stefano Rossi e Francesco Camerini.

Il problema è ora, però, che il bando possa essere “congelato” in toto, con il rischio del disimpegno dei 24 milioni, visto che entro il 31 dicembre andranno firmate le convenzioni e impegnate le risorse, da spendere entro il 2020.

“Siamo consapevoli che il nostro ricorso rischierà di rallentare le procedure del bando – spiega a questo giornale Petrei, presidente del Gal Gran Sasso Velino – ma non avevamo altri metodi per impugnare una decisione assurda e ingiusta”.

A far arrabbiare il Gal è anche il fatto che la proroga “last minute” sia stata concessa a seguito di una lettera di Claudio Ruffini, segretario particolare del presidente D’Alfonso. La determina di proroga non porta, poi, la firma del dirigente preposto, Giuseppe Di Fabrizio, che, infatti, come ha detto apertamente in commissione, si è rifiutato di firmarla, ma del capo dipartimento, Antonio Di Paolo. Che poi ha messo Di Fabrizio sotto procedimento disciplinare.

“Non si capisce perché una settimana prima – spiega poi Petrei – una proroga fosse stata chiesta dalla Camera di commercio di Chieti, ma in quel caso fosse stata negata in quanto, ha evidenziato l’ufficio, i tempi non lo avrebbero permesso. Poi, incredibilmente, si è fatta una proroga alle 16.30 dell’ultimo giorno, a 7 ore dalla scadenza, e di soli 3 giorni, per di più nel week end, con gli uffici postali chiusi, tenuto conto che il bando prevedeva l’invio della domanda per posta!”.

Una discriminazione bella e buona, per Petrei e gli altri presidenti dei Gal, che sospettano che tutto sia stato fatto per favorire l’unico candidato che ha beneficiato della proroga, il Gal Terreverdi Teramane, che guarda caso riunisce imprese ed enti della Val Vibrata, il territorio dell’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe. Quest’ultimo, comunque, anche a questa testata ha categoricamente smentito favoritismi di ogni sorta.

“Una proroga deve essere resa nota a tutti, deve essere ben pubblicizzata e motivata – osserva però Petrei – in questo modo avremmo potuto usufruirne anche noi, avremmo potuto perfezionare il bando, tenuto conto che è stata una corsa contro il tempo, abbiamo lavorato tutto agosto, compreso ferragosto, per elaborare la proposta”.

Ma c’è anche una ragione di sostanza: nel bando è previsto che i Gal ammessi ricevano un finanziamento di minimo 3 milioni e di un massimo di 3,6, se ricomprendono le aree interne svantaggiate. I fondi bastavano giusto giusto per i sette gal che avevano fatto domanda.

Con il Gal Terreverdi teramane, è arrivato però l’ottavo incomodo che una volta ammesso ha scalzato il Gal Appennino teramano, che pure aveva risposto nei termini.

Petrei confida infine che, “visti i tempi stretti delle scadenze, il Tar proceda speditamente, in modo tale che non si corra il rischio di perdere questi soldi, importantissimi per i nostri territori”.