L’AQUILA – C’è chi resta a bordo campo, non come allenatore, riserva o come spettatore appassionato, ma perché semplicemente non capisce ancora a che gioco si stia giocando.
È il caso di Gianfranco Giuliante, ex assessore regionale di Forza Italia, dell’ala degli ex Alleanza nazionale. La “partita” è quella della candidatura a sindaco dell’Aquila nelle elezioni amministrative del 2017, da parte di un centrodestra in cui sono tanti i galli a cantare. Ieri Giuliante ha fatto gli onori di casa per la visita del senatore Altero Matteoli, all’Aquila per sostenere le ragioni del No al referendum del 4 dicembre.
Un evento non di partito, è stato precisato, ma organizzato dalla fondazione di Matteoli “Libertà e bene comune”. Un evento non di popolo, ma semplicemente davanti a una folta platea di cronisti.
“Non è un mio ritorno in campo – ha precisato Giuliante a margine dell’evento – è solo una conferenza stampa e io in questo momento sto cercando di capire le dinamiche di una politica che non comprendo più secondo gli schemi e gli strumenti che mi sono a disposizione, in cui spesso e volentieri la variabile è di natura personale”.
E proposito di variabili personali, le candidature già uscite nell’ambito dei partiti di centrodestra sono quelle di Luigi D’Eramo per Noi con Salvini, investito a Pontida, e di Pierluigi Biondi per Casapound e forse Fratelli d’Italia: considerate fughe in avanti dai forzisti, hanno irritato non poco il partito maggiore, dove già scalpitano, sempre secondo i rumors, Luca Ricciuti, ex consigliere regionale e Carla Mannetti, ex dirigente regionale.
Ieri alla conferenza stampa referendaria c’erano seduti fianco a fianco sia Liris che D’Eramo, assieme, tra gli altri a Giancarlo Silveri, ex direttore generale Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Biagio Tempesta, ex sindaco dell’Aquila, Romeo Ricciuti, ex parlamentare, padre del papabile candidato Luca.
Ma non solo: al tavolo anche Stefano Morelli, coordinatore comunale di Fi, Paolo Federico, sindaco di Navelli e consigliere provinciale, i forzisti Roberto Santantangelo, Roberto Junior Silveri,e dal territorio Domenico Di Cesare, sindaco di Carapelle, Sabrina Di Cosimo, presidente della circoscrizione di Pianola. Tra i non aquilani, Francesco Maragno, sindaco di Montesilvano (Pescara).
E Giuliante non ha mancato di sottolineare con soddisfazione che “c’è qui intorno a un tavolo tutto il centrodestra nella sua interezza, e anche espressioni civiche che potranno essere protagoniste alle prossime elezioni comunali, la dimostrazione che ci sono argomenti, come il no alle riforme costituzionali e al governo di Matteo Renzi, che sanno essere di collante per un centrodestra che in altri contesti appare diviso”.
Giulante non ha nascosto, poi, che la partita delle Comunali per il centrodestra è tutta in salita con il centrosinistra che appare più forte, “se non altro perché ha creato intorno a se un blocco di potere e consenso tenendo le mazze della ricostruzione post-sisma, che finalmente sta entrando a regime, e può godere anche del vantaggio rappresentato da un governo e da una Regione dello stesso colore politico”.
“È uno scenario sfavorevole – ha ammesso – ma va anche detto che questa è una città che ha bisogno di una svolta politica perché ha perso identità, è la parodia di se stessa, deve assolutamente riscoprire l’orgoglio, rischia di essere ancora più marginalizzata”.
Giuliante ha calato la carta del conflitto territoriale, e dell’atteggiamento supino del Pd locale nei confronti dell'”imperatore” Luciano D’Alfonso che tira acqua e risorse al mulino della costa, penalizzando L’Aquila e le aree interne.
“Il governo regionale di D’Alfonso continua a espropriare L’Aquila senza che ci sia un minimo di reazione, e anche quando questa città viene accontentata si tratta solo di briciole – ha denunciato – Altrove si allocano milioni e milioni di euro per creare una prospettiva strategica, qui ci accontentiamo delle piste ciclabili”.
Un esproprio che, sempre per l’ex assessore della Giunta Chiodi, riguarda anche i fondi della ricostruzione. “Gran parte di queste ricchezze è diventata ricchezza per l’intera regione, molti soldi sono stati utilizzati non per L’Aquila, ma per l’intero contesto abruzzese – ha obiettato – la gran parte dei lavori che si stanno sviluppando non riguarda le imprese aquilane e l’indotto. Anche qui va riscoperto l’orgoglio di essere aquilani, primis inter pares nel contesto regionale”.
Per diventare il salvatore della patria, tuttavia, ha ribadito una volta ancora, il centrodestra deve superare i personalismi perché, ha ribadito Giuliante “io riesco a muovermi solo nell’ambito di un progetto politico, non mi interessano i giochi personali”.





