L’AQUILA – Pagamenti di Stati di avanzamento lavori (sal) da parte del Comune ottenuti da imprese, anche di rilievo, con false autodichiarazioni di saldo delle spettanze a subappaltatori e fornitori, requisito necessario per lo sblocco di somme, spesso milionarie.
La Procura della Repubblica dell’Aquila ha aperto un’inchiesta su diversi casi di erogazione di Sal viziati da procedimenti non corretti che di fatto hanno messo in ginocchio molte piccole aziende ed artigiani che non hanno ricevuto per niente o in parte fondi per lavori fatti nell’ambito di interventi per la riparazione di immobili danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009.
Le indagini portate avanti dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza dell’Aquila e coordinate dal pm David Mancini, potrebbero scoperchiare un pentolone di illegalità e soprusi in ebollizione da tempo con proteste e anche esposti e denunce alla magistratura.
Una casistica molto grave tornata di attualità con la recente inchiesta sul Comune capoluogo che vede indagato il sindaco, Massimo Cialente, accusato di aver indotto a pagare due Sal per circa 2,7 milioni di euro alla Palomar nonostante non ci fossero i pagamenti ai subappaltatori, ma che era già stata portata alla luce da AbruzzoWeb alla fine del 2014 e che aveva trovato sbocco nella clamorosa rivolta di piazza di fronte all’allora municipio di Villa Gioia delle piccole ditte dell’indotto, spesso messe alle strette fino al fallimento da questo circolo vizioso.
Elettricisti, idraulici, piastrellisti e imbianchini esasperati avevano invaso l’aula del Consiglio comunale, che aveva risposto approvando una mozione per inserire nelle nuove norme sul post-sisma l’obbligo di dimostrare il pagamento a loro da parte delle ditte titolari dei contratti prima di erogare i contributi.
Un suggerimento accolto nel decreto “Enti locali”, ma sempre con la scappatoia di poter presentare autocertificazioni e non bonifici o quietanze: tra le pieghe di questo spazio di manovra, come dimostrano anche recenti inchieste, si è annidata l’ombra del malaffare.
Ecco perché ora i pm vogliono vederci chiaro, nel fondato sospetto, denunciato anche da esposti, che grazie ai Sal “taroccati”, i fondi pubblici per la ricostruzione finiscano per andare a tappare buchi nei bilanci in rosso di grandi società, anche venute da fuori, già in difficoltà economiche e che si sono gettate nel cosiddetto cantiere più grande d’Europa nella speranza di ritrovare la solidità, accaparrandosi lavori milionari.
Dall’altra parte, a becco asciutto, per troppi mesi e a volte anche per sempre, restano le piccole e medie imprese, molte volte artigiane e originarie del territorio, nonostante abbiano fornito un’opera spesso determinante per la buona riuscita dell’intervento.
A denunciare le false autocertificazioni di pagamenti delle opere eseguite dai subappaltatori erano gli stessi piccoli imprenditori, stufi di essere vessati dalle imprese più grandi, riuniti in oltre 150 vittime dell’andazzo e decisi a un maxi contenzioso per riavere i fondi e a presentare esposti alla procura.
La loro missione era quella di scoperchiare un pentolone e far venire fuori anche altre responsabilità, non solo degli imprenditori che non pagano e che falsificano documenti, ma anche di funzionari dei vari uffici comunali che non fanno neppure controlli a campione sulle pratiche e che se ne sono sempre infischiati delle segnalazioni.
La dinamica prevedeva che alle piccole ditte si assicurasse di aver già pagato oppure venisse detto che sarebbe state saldate in futuro, con tempi incerti e a volte anche rateizzando gli importi e, a volte, anche con prese in giro e persino minacce. Ulteriore elemento aggravante denunciato era che i subappaltatori avevano già tirato fuori risorse per i compensi delle loro maestranze e a loro volta per i fornitori.
La notizia aveva suscitato la reazione piuttosto scettica del presidente provinciale aquilano dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance),Gianni Frattale: “Se un’impresa autocertifica un pagamento falso deve essere radiata dalla Soa e segnalata al Consiglio superiore dei lavori pubblici – disse – ma prima di creare allerta o confusione vanno riscontrati i fatti, gradirei avere l’elenco”. Ora l’inchiesta giudiziaria risponderà proprio a questi dubbi.
Il sindaco Cialente, aveva preso più seriamente la segnalazione: “Porterò io stesso alla procura questi articoli, rendendo un esposto. Sono certo che partiranno le indagini”, disse.
Ironia della sorte, in questi giorni si è saputo che risulta lui stesso indagato per induzione indebita a dare o promettere utilità, la cosiddetta concussione depotenziata, dopo aver sollecitato il pagamento di Sal alla ditta Palomar, subentrata nelle sue commesse alla Consta.
E l’altro indagato, il funzionario dell’ufficio Liquidazione contributi Fabrizio De Carolis, secondo le accuse avrebbe sbloccato il pagamento facendo risultare il terzo Sal di Consta come primo di Palomar, e nel primo stato non si verifica proprio il saldo di subappaltatori e fornitori.





