L’AQUILA – Una storia antica di migliaia di anni, quella del ‘cane da pecora abruzzese’ o ‘mastino abruzzese’, riconosciuta nei giorni scorsi parte integrante del patrimonio culturale dell’Abruzzo, con una legge regionale approvata all’unanimità.
Un provvedimento che intende definire, attraverso una ricostruzione dettagliata della storia del cane bianco italiano, il suo percorso evolutivo e la simbiosi che questo animale ha avuto con l’Abruzzo e gli abruzzesi, “un primo passo verso un possibile riconoscimento della razza, il primo passo di un percorso che è comunque ancora lungo e laborioso” sottolinea ad Abruzzoweb Giacomo Di Giustino, presidente del movimento per la tutela della civiltà pastorale abruzzese (Mo.Tu.Ci.Pa.).
C’è stato anche chi, tra gli allevatori regionali, ha proposto l’istituzione di una banca del seme per tutelare ulteriormente la razza pura, già estinta purtroppo in alcune zone.
“Non si tratta certo di un cane da compagnia – specifica Marco Petrella, titolare di uno storico allevamento nei pressi di Pratola Peligna (L’Aquila) – e a livello commerciale non ci sono molte richieste al di fuori dell’ambito della pastorizia. Comunque un cucciolo di mastino abruzzese può costare dai 300 ai 1.000 euro ma in rete se ne trovano anche a 100 euro. È positivo che la Regione si sia occupata della questione che ormai va avanti da decenni. Ma la strada è ancora molto lunga”.
“È una legge che in qualche modo mette in evidenza la nostra tradizione, la nostra cultura, quella pastorizia di cui i nostri genitori e i nostri nonni hanno vissuto. È un cane che noi vogliamo nostro, vogliamo che diventi nostro – spiega il consigliere regionale di Abruzzo civico Mario Olivieri, tra i firmatari della proposta di legge – nonostante le rivendicazioni di primogenitura dei toscani. Studi approfonditi hanno dimostrato l’esistenza di questo animale da custodia delle greggi nei territori degli Abruzzi già all’epoca dell’uomo di Neanderthal”.
“Un risultato, l’approvazione di questa legge, inseguito da 40 anni dalle associazioni a tutela del cane bianco italiano da custodia delle greggi, in particolare dal Mo.Tu.Ci.Pa.”, conclude il consigliere.
Proprio il presidente del Mo.Tu.Ci.Pa. Giacomo Di Giustino descrive i passaggi chiave della storia di questo cane dalle caratteristiche uniche, come la mancanza di istinto predatorio e di ogni forma di aggressione nei confronti degli ovini e l’autonomia nel governare il gregge: ”Il mastino abruzzese è un parente diretto del lupo artico, sceso fino alle nostre latitudini a seguito di periodi di glaciazione nell’antichità, che hanno costretto gli animali e gli uomini a migrare in cerca di cibo e luoghi più vivibili. Si tratta quindi di un lupo addomesticato, di ceppo europeo, differente da animali appartenenti a ceppi asiatici e africani”.
“Resti di canidi, insieme a resti umani, sono stati rinvenuti durante le campagne di scavi negli anni ’70, nelle zone circostanti il bacino del lago del Fucino, permettendo di scoprire come già 10.000 anni fa l’uomo avesse la capacità di addomesticare le bestie. Le prove sono le tracce di riti sacrificali con ceneri di umani e animali, ovini e canidi – spiega ancora Di Giustino – e se si considera che in questi sacrifici si dovevano offrire alla divinità le cose migliori, integre e in perfetta salute, se ne deduce che gli animali dovessero essere quantomeno domestici”.
“La caratteristica del pelo di colore bianco può essere acquisita solo da quelle specie che, per necessità di adattamento ambientale, hanno vissuto in luoghi dove il colore bianco è predominante per la quasi totalità dell’anno – aggiunge – per cui può derivare solo da antenati provenienti dall’Artico. Negli anni relativamente più recenti, invece, all’epoca delle popolazioni Osco-Sabelliche, residenti nelle zone centro meridionali della penisola, prese piede la pratica dell’allevamento e della transumanza, aspetto fondamentale negli scambi commerciali di questi popoli”.
“Una pratica giunta fino ai nostri tempi – continua – che rese necessaria l’introduzione di un sistema di protezione degli armenti. Il cane da pecora risultò essere particolarmente adatto per l’istinto di protezione nei confronti degli ovini contro il pericolo di aggressione esterna umana o animale”.
La Regione Abruzzo ha ora trenta giorni, a partire dalla data di pubblicazione della legge, per definire e puntualizzare con un regolamento i dettagli relativi alle caratteristiche morfoattitudinali del cane bianco italiano da custodia delle greggi.





