L’AQUILA – La rettrice dell’Università dell’Aquila, Paola Inverardi, nuovo vice presidente della Giunta regionale o comunque con una delega tecnica da assessore qualora l’attuale occupante della poltrona, Giovanni Lolli, si candidi davvero a sindaco del capoluogo nel 2017 e venga eletto.

Non è un pesce d’aprile fuori stagione, ma una strategia politica che si sussurra sempre più nei corridoi di palazzo Silone e che vedrebbe applicare anche per il secondo ruolo più importante della Giunta il “modello D’Amico”, in riferimento al rettore teramano, Luciano D’Amico, che da agosto 2014 presiede la società di trasporti Arpa, da luglio 2015 divenuta Tua.

Una “scelta fuori dalle scuderie politiche” disse con un certo orgoglio il governatore al momento della scelta, e ora la mossa potrebbe essere riproposta visto che lui stesso ai microfoni di AbruzzoWeb ha detto di ritenere Lolli “insostituibile alla guida dei problemi complessi aziendali della Regione Abruzzo come li sta seguendo lui, con passione e con cervello”.

E sì che quel ruolo di vice presidente, in caso di addio a Lolli, sarebbe secondo un’altra vulgata promesso (e da tempo) a Camillo D’Alessandro, consigliere del Partito democratico delfino di D’Alfonso che, in nome della causa superiore della tenuta della maggioranza, nel primo, tormentato rimpasto ha rinunciato all’incarico di sottosegretario alla Presidenza, accumulando un credito da spendere al momento giusto.

Di D’Alessandro si parla perfino come futuro candidato alla presidenza, qualora D’Alfonso si lasci tentare nel 2019 dall’esperienza in Parlamento, e il viatico per raggiungere la pole position sarebbe proprio un biennio da numero 2 subentrando a Lolli.

Un’ipotesi che i pezzi da 90 dei dem aquilani cercherebbero di contrastare lasciando, al contrario, il vice presidente a suo posto e pubblicizzando lui alla “promozione” alle prossime regionali come candidato presidente.

Ma ora il piano-Inverardi e la possibile scelta “tecnica” confondono sia il primo scenario sia il secondo. In caso di addio a Lolli L’Aquila rivendicherebbe comunque un posto in Giunta, e non con il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, che non può lasciare sguarnito il proprio presidio tra i banchi dell’Emiciclo (è l’unico aquilano).

La scelta di D’Alfonso potrebbe non essere politica ma, appunto, tecnica, spiazzando i dem che a quel punti dovrebbero riorganizzarsi.

Un punto formale va affrontato. Al netto del gravame che piomberebbe sulle spalle della prof a gestire un’ateneo e governare una Regione nello stesso tempo, che richiederebbe giornate di 36 ore, le cariche di rettore e vice presidente della Regione possono essere svolte in contemporanea?

Nel precedente di D’Amico i dalfonsiani hanno spergiurato più volte che non ci sia incompatibilità, ma alcuni critici hanno sollevato un problema che, a questo punto, varrebbe anche e soprattutto per la Inverardi.

Il decreto del presidente della Repubblica numero 382 dell’11 luglio 1980, infatti, denominato “Riordinamento della docenza universitaria, relativa fascia di formazione nonché sperimentazione organizzativa e didattica”, all’articolo 13 prevede che il professore ordinario, quale è appunto la Inverardi, sia “collocato d’ufficio in aspettativa per la durata della carica del mandato o dell’ufficio” se nominato, tra gli altri incarichi “presidente o componente della Giunta regionale”.

Una regola chiara che, però, fin qui per D’Amico non è valsa e D’Alfonso sembra intenzionato a tirare dritto anche in questo caso.

Anche perché, nei mesi scorsi, rispondendo alla Camera al question time sull’incompatibilità presentata dal deputato forzista Fabrizio Di Stefano, il ministro Stefania Giannini, pur ammettendo che ci sia incompatibilità, ha semplicemente detto che non è di competenza del ministero sanare questa evidente non applicazione della norma, ma spetterebbe alle stesse università.

Quella di Teramo si è ben guardata dall’intervenire contro D’Amico, mentre quella dell’Aquila non prevede norme sull’incompatibilità della carica di rettore né nello Statuto, pur rinnovato da pochi anni, né nel regolamento generale di Ateneo…

LE REAZIONI

TIBERTI: “NON PUO’, HA FIRMATO IL DECALOGO: PARLERO’ CON RENZI”

“Tra i punti del decalogo che Paola Inverardi ha accettato per avere il voto del mio gruppo alle elezioni accademiche c’era che il rettore, per evitare di imitare il predecessore pregiudicato Ferdinando Di Orio, si impegnasse a non fare politica: se è vera l’ipotesi di un incarico nella Giunta D’Alfonso, i nostri 40-50 voti andranno da un’altra parte”.

È l’avvertimento del docente dell’Università dell’Aquila Sergio Tiberti alla possibilità, diffusa da AbruzzoWeb sulla base di rumors appresi da fonti politiche, che la rettrice possa essere chiamata con un incarico tecnico in Giunta regionale dal presidente Luciano D’Alfonso in caso di uscita di Giovanni Lolli per correre a sindaco del capoluogo.

“Questa distinzione l’avevo richiesta espressamente: qui non si capisce se l’universitario sia prestato alla politica o il politico prestato all’università, le cose sono già molto confuse – protesta Tiberti – Il rettore di Teramo Luciano D’Amico è presidente della società di trasporti Tua? Il suo è un incarico meno politico, ma io sono comunque per la netta separazione delle carriere”.

“A chi giova tutto questo, anche alla luce dei risultati politici in tutta Italia dove il Pd, a detta di Renzi e non mia, ha preso bei schiaffi? – si chiede ancora – È possibile che all’Aquila e in Abruzzo ci siano sempre e solo tre personaggi che decidono quali ruoli ricoprire? Poi ci si meraviglia se il Cinque stelle prende voti! La gente è stanca di questi giochini”.

“A D’Alfonso direi di pensare a farsi rieleggere, non è detto che riescano tutti i giochi che fanno sullo scacchiere – conclude Tiberti – Parlerò con Matteo Renzi e anche con Roberto Giachetti, affinché intervengano per evitare questi giochi delle tre o anche quattro carte”.