L’AQUILA – Vale poco più di sei miliardi di euro la manovra di bilancio varata dal Consiglio regionale nella notte tra il 27 e 28 dicembre scorso, entro i termini di legge, in tempo per non incorrere nell’esercizio provvisorio, nonostante le polemiche che hanno contrassegnato sia i lavori in commissione che il dibattito in aula. 

In particolare, il centrosinistra ha denunciato la irregolarità del documento a causa dell’inserimento, riaprendo due giorni dopo la prima approvazione della delibera in giunta, del famigerato “papello” della Lega, il foglio scritto a mano con le quattro leggi – poi regolarmente finanziate – care al Carroccio, azionista di maggioranza della coalizione di governo. E non sono esclusi strascichi visto che il centrosinistra ha minacciato il ricorso alla magistratura contabile. 

In attesa del tesoretto di oltre 70 milioni di euro rappresentato dalle risorse che si libereranno dalla fine delle cartolarizzazioni della sanità – 20 milioni il 2021 e 50 entro il 2023 -, non ci sono molti margini per lo sviluppo: a livello di numeri, entrate e uscite ammontano a 3,8 miliardi, il resto riguarda partite di giro compensative (2,1 miliardi) e 100 milioni di prestiti e anticipazioni di cassa. Il disavanzo presunto è di circa 30 milioni, mentre il debito pubblico ammonta a 298. 

Nel bilancio sono riportate le spese e le correlative entrate necessarie per il funzionamento giornaliero dell’Ente quali: personale, acquisto di beni, prestazioni di servizio, spese di funzionamento varie, trasferimenti ad enti ed altri soggetti terzi per le attività di competenza, rimborso mutui e prestiti, accantonamenti vari. Le entrate tributarie arrivano dalla compartecipazione regionale all’Iva (1,9 miliardi), dall’Irap (481 milioni), dall’addizionale Irpef (250 milioni), dalle tasse automobilistiche regionali (157 milioni), da quella sul gas naturale (10,2 milioni), dalla tassa per il diritto agli studi universitari (7 milioni). Una trentina di milioni arrivano dalle entrate extra-tributarie, in particolare 16,8 dai canoni del Demanio idrico, 3,3 dall’attività di controllo e repressione degli illeciti, 4,7 da rimborsi e altre voci. 

Per quanto riguarda la spesa, che complessivamente ammonta a 3,398 miliardi di euro, la parte del leone la fa la Sanità: 2,6 miliardi di euro, coperti per la quasi totalità da trasferimenti statali nell’ambito del fondo sanitario nazionale. Le altre voci più importanti riguardano i servizi istituzionali, generali e di gestione (103 milioni), l’istruzione e diritto allo studio (23 milioni), i trasporti e la mobilità (190 milioni), diritti sociali e politiche della famiglia (31,8 milioni), il soccorso civile (12,5 milioni), l’agricoltura (22 milioni). Ci sono 14 milioni tra fondi e accantonamenti. 

Sempre nell’ambito delle spese, i dipendenti costano 85,5 milioni, l’acquisto di beni e servizi ne porta via 203, 57 milioni sono gli interessi passivi. Il rimborso in quota capitale dei prestiti porta via 241 milioni. 

Sono previsti 435 milioni di investimenti. Per cultura e valorizzazione dei beni 19 milioni, 32,7 per il turismo, 105 per la tutela del territorio e dell’ambiente, 93 per la mobilità, 23 per il soccorso civile e 32,5 per le politiche del lavoro. 

Per quanto concerne il comparto principale, ovvero la sanità, le entrate ammontano a circa 2,5 miliardi di euro (la parte del leone la fa il fondo ordinario, 2,3 miliardi). Saranno spese quasi tutte per il finanziamento dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, compresa la mobilità passiva.

Al netto della spesa sanitaria, la Regione mobilita effettivamente poco più di un miliardo di euro, di cui 646 milioni di voci vincolate. Con gli emendamenti apportati in fase di discussione si sono mobilitate risorse per circa 8 milioni di euro, quasi 4 nella legge cosiddetta “Omnibus” in cui hanno trovato spazio finanziamenti per 100 realtà tra Comuni, enti e associazioni. (red)