L’AQUILA – Una firma che mette definivamente la parola fine all’empasse durata oltre due mesi che ha bloccato il processo della ricostruzione post sisma in oltre cento comuni abruzzesi, con ditte sull’orlo del fallimento, e sindaci pronti alla sommossa.

È quella che ha vergato ieri Paolo Esposito a Roma nella sede della Struttura tecnica di missione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, sul suo nuovo contratto triennale da coordinatore dell’Ufficio speciale per la ricostruzione del cratere sismico (Usrc), ultimo atto della sua riconferma, fino al dicembre 2018.

La firma in calce al contratto di Esposito è stata apposta anche dai due coordinatori del sindaci del cratere, Francesco Di Paolo e Sandro Ciacchi in quanto, come previsto dalla Legge Barca che ha istituito l’Usrc, Esposito agisce su mandato dei sindaci. Ha firmato anche il sindaco di Fossa Antonio Gentile, sul cui territorio comunale insiste la sede centrale dell’Usrc.

Il rinnovo del contratto ha fatto seguito all’attesa “bollinatura” da parte della Corte dei Conti avvenuta il 15 marzo, sul decreto del presidente del Consiglio dei ministri firmato l’11 gennaio.

Invariato il trattamento economico di Esposito di 128 mila euro lordi l’anno, 200 mila contando anche i vari oneri.

Esposito però, dopo un drammatico vuoto amministrativo di oltre due mesi, ha riacquisito la facoltà di firmare atti e pagamenti già all’indomani del 15 marzo, dopo la “bollinatura” della Corte dei Conti, non ha perso tempo e, incalzato dai sindaci del cratere sismico, ha già firmato 101 determine che hanno già consentito di trasferire nelle casse dei Comuni terremotati tra i 70 e 80 milioni di euro, dando priorità ai quei Comuni, come Goriano Sicoli (2 milioni di euro), e San Demetrio né Vestini (oltre 6 milioni), entrambi in Provincia dell’Aquila, dove le casse erano vuote, e alcune ditte erano state costrette a bloccare i lavori nei cantieri della ricostruzione, non potendo ricevere le somme degli stati avanzamento lavori.

L’obiettivo dell’Usrc è quello di recuperare a tappe forzate tutto l’arretrato entro il prossimo 6 aprile, data altamente simbolica, che coincide con la settima ricorrenza del terremoto del 2009.

L’80-90 per cento dell’arretrato sarà assorbito, secondo il crono programma degli uffici della ricostruzione, già entro il 30 marzo.

Arretrato quantificato, dallo stesso Esposito il 15 marzo, in 130 istruttorie di progetti di aggregati edilizi privati, 20 progetti per opere pubbliche e scuole, per un valore complessivo di 80 milioni di euro. Poi in termini di cassa, ovvero per il pagamento dello stato di avanzamenti lavori di cantieri in corso, 20 milioni di euro, a beneficio di 30 cantieri privati e 45 opere pubbliche.

Ad Abruzzoweb i due coordinatori esprimono soddisfazione, per la definitiva uscita da un’emergenza innescata dall’impossibilità di Esposito di firmare gli atti.

“Ora possiamo dire – afferma Ciacchi – di essere usciti da un’emergenza che aveva aspetti paradossali, i soldi infatti sono tornati a fluire nelle casse dei Comuni, e tutte criticità sono state sanate”.

A cominciare da Comune di Goriano Sicoli, di cui Ciacchi è stato sindaco.

“Fino a una decina di giorni fa c’erano ditte disperate che non pagate avevano anticipato ingenti risorse per il personale e le forniture, indebitandosi con le banche. Ora anche loro possono tirare un sospiro di sollievo. Sono convinto – conclude Ciacchi – visti i ritmi con cui si lavora all’Usrc che tutto l’arretrato sarà coperto entro il 6 aprile, e sarà un bel modo per commemorare la tragedia che ci ha colpiti, guardando avanti, al futuro dei nostri paesi”.

L’altro coordinatore Di Paolo, sindaco di Barisciano (L’Aquila), oltre a rallegrarsi, ricorda i nodi ancora irrisolti per garantire definitivamente alla ricostruzione un giusto ritmo.

“La vicenda della firma mancante di Esposito – spiega Di Paolo – ha dimostrato che non basta la copertura economica per ricostruire i nostri paesi, serve anche una macchina burocratica e amministrativa efficiente. E tal proposito va risolto il problema della mancanza di organico negli Uffici territoriali, vanno rinnovati contratti dei 50 co.co.co. che lavorano nei Comuni, fino al 2018, e servono 1,3 milioni l’anno almeno. Infine va rivista la legge sulla ricostruzione, perché servono nuove regole sui subappalti, che non penalizzino le piccole ditte locali”.