PESCARA – “C’è chi ha visto il futuro come una sorta di discarica, in cui venivano rinviate tutte le decisioni, un esempio è quello del centrodestra, che quando governava ha fatto poco o nulla per ripianare i debiti del Consorzio Industriale Chieti-Pescara”.
Lo ribadisce ad Abruzzoweb il consigliere regionale del Partito democratico Camillo D’Alessandro, all’indomani della ricognizione effettuata dal collegio dei liquidatori Nicola D’Ippolito e i componenti Antonio Innaurato e Alberto Paone, dei debiti del consorzio industriale Chieti-Pescara, il grande malato di consorzi abruzzesi, gravato da un rosso di 33 milioni di euro, tanto da essere stato escluso, nella passata legislatura, dalla fusione nell’Arap, l’Azienda regionale per le Attività Produttive, che sostituirà i vecchi consorzi, e che tiene a sottolineare D’Alessandro “non si limiterà alla sola gestione logistica delle aree e degli espropri, ma farà politica industriale attiva, farà azione di attrazione di imprese”.
Scendendo nel dettaglio della situazione debitoria del Consorzio industriale Chieti-Pescara, l’attivo contabile risulta pari a 5 milioni e 268 mila euro, rappresentato da terreni (2 milioni 625 mila euro) e crediti (2 milioni 177 mila euro). Il valore prudenziale di realizzo, però, si attesta a un milione e 340 mila euro.
Il passivo, invece, è stato stimato in circa 33 milioni di euro, di cui circa 18 milioni e 800 mila euro fanno riferimento al valore degli espropri non pagati. I debiti verso i fornitori ammontano a 11 milioni, quelli tributari a un milione 288 mila e quelli verso gli istituti di previdenza a 872 mila.
“Che occorreva una svolta – evidenzia D’Alessandro – lo dimostra proprio la composizione del debito di questo consorzio, dove fa la parte del leone la voce indennizzi non pagati per gli espropri in particolare dei terreni su cui è stato costruito l’Asse Attrezzato: se un consorzio si lita a gestire l’esistente, senza politica industriale attiva, gli investimenti non vengono parificati dalle entrate, soprattutto in una fase di crisi economica, con le aziende che falliscono e se ne vanno”.
Ora però assicura D’Alessandro, “la strada è spianata per liquidare il consorzio Chieti-Pescara, e trasferire personale, beni strumentali e le aree di proprietà non alienabili all’Arap, inaugurando una nova era”.
Tutti gli alti beni alienabili del Consorzio saranno invece venduti, per pagare i creditori e abbattere il debito.
Una boccata d’ossigeno da questo punto di vista è lo sblocco, grazie all’intervento dell’Anas, di 11 milioni di euro necessari per procedere ai risarcimenti dei proprietari dei terreni espropriati nel lontano 1975, per realizzare il primo tratto di 13,7 chilometri dell’Asse attrezzato, e che hanno in parte fatto causa all’ente richiedendo somme maggiori di quelle offerte.
Le sentenze hanno dato ragione ai privati, ma nel frattempo il consorzio non aveva più la liquidità necessaria per pagare i proprietari. A lavori ultimati dell’Asse, sempre per mancanza di fondi, il consorzio è stato costretto, nel 1983, ad assegnare all’Anas la gestione dell’intero percorso. (ft)






