ROMA – È il giorno della sentenza di secondo grado per l’ex senatore Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita, condannato in primo grado a otto anni di reclusione per appropriazione indebita.
Gli viene contestato di aver sottratto oltre 22 milioni di euro dalle casse del partito, mentre i giudici della quarta sezione penale di Roma hanno fatto cadere l’accusa di associazione a delinquere perché il fatto non sussiste.
Il procuratore generale, Simonetta Matone, il 20 novembre scorso, ha chiesto la conferma della condanna di primo grado, ritenendo Lusi autore di “reiterate ruberie” dal 2007 al 2011.
Durante quel periodo, Lusi – secondo il rappresentante della pubblica accusa – “ha sfruttato l’immagine che si era costruito, di personaggio serio, rigoroso, pignolo e affidabile godendo, da un lato, della piena fiducia dei vertici della Margherita che lo avevano nominato tesoriere, e approfittando, dall’altro, di un sistema di controllo meramente formale su spese e giustificativi per dare il via alla depredazione scientifica di un enorme flusso di denaro”.
Oltre che per l’appropriazione illecita, il pg ha chiesto di condannare l’ex parlamentare per il reato di associazione per delinquere (che il tribunale non ha riconosciuto) e per quello di calunnia ai danni di Francesco Rutelli “accusato in modo sconsiderato, perché smentito dai fatti, da Lusi che ha detto di aver agito su mandato del presidente del disciolto partito”.
Dal 18 settembre 2012 il gip di Roma Simonetta D’Alessandro, ha concesso gli arresti domiciliari all’ex senatore, presso il Santuario della Madonna dei Bisognosi vicino Carsoli in provincia dell’Aquila.
Il 30 dicembre 2013 la Corte dei Conti ha condannato Lusi a versare 22,8 milioni di euro allo Stato per danno erariale a fronte di una richiesta di patteggiamento di 16. Il 3 dicembre 2015 la Corte dei Conti, in sede di appello, ha annullato la sentenza di condanna di primo grado e accolto il ricorso di Lusi.






