L’AQUILA – Via libera ai fondi per la ricostruzione post-sisma del 2016 previsti nella legge di stabilità, per un totale di 710 milioni di euro che si può cominciare a programmare e impegnare.

Da pochi giorni la Corte dei conti ha infatti bollinato la delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) di fine dicembre.

Tutti questi nuovi fondi al momento sono solo “sulla carta”, ma daranno comunque il La a nuovi elenchi di buoni contributo oltre quello in arrivo ai primi di marzo, il quindicesimo, che sblocca lavori per 100 milioni per lo più in centro, ma anche nelle frazioni.

Al contrario, non si è mai interrotto il flusso di cassa, il denaro “contante”, che vede, al momento, 180 milioni stipati nelle casse del Comune dell’Aquila.

Questi vengono e verranno usati in vari modi: per saldare gli elenchi precedenti, per finanziare la prima tranche del quindicesimo, del 46% quindi circa 46 milioni, e, finché bastano, anche per le prime tranche degli elenchi futuri.

Gli stanziamenti avvengono, infatti, secondo il meccanismo messo a punto dal Comune nell’accordo con l’Associazione bancaria italiana (Abi): una prima tappa del 46% dell’importo, una seconda del 44%, il saldo finale con l’ultimo 10%.

“Abbiamo una cassa alta, ci eravamo fatti una provvista, ma se spendiamo veloce la prossima richiesta di contanti arriverà già a marzo o aprile – spiega l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano – Ora, però, bisogna mettere a posto i progetti: quando si chiedono le integrazioni vanno fatte subito, bisogna correre”.

Un tema, quello della velocità, che fa tornare l’attenzione sulla “minaccia” annunciata sulla piazza virtuale di Facebook dal sindaco, Massimo Cialente, che si è detto d’accordo con lo stesso Di Stefano: quella di “commissari”, alla moda del Tar, per presidenti di consorzio o amministratori di condominio che, pur avendo i soldi, non si spicciano a partire.

“Se non si spende con i soldi in cassa arriva il commissario, è giusto e abbiamo già dato mandato agli uffici di studiare la forma – svela Di Stefano – C’è un interesse pubblico, lo Stato paga e non è giusto tenere la cassa ferma, quei soldi li potremmo usare per altro”.

Alla luce di questo diventa forse anacronistica la mozione approvata dal Consiglio comunale per il presunto “sgarbo”, avvenuto oltretutto l’estate scorsa, subito da parte del sottosegretario Paola De Micheli che andò via dopo un’ora di seduta in Municipio, “aveva gli impegni di un sottosegretario e il Consiglio non seppe organizzarsi, con il governo bisogna inc… quando serve, non per questo”, chiosa Di Stefano.

Dello stesso parere il capogruppo del Pd Stefano Palumbo e il segretario comunale Stefano Albano: “Francamente ci sembra che si guardi il dito piuttosto della luna: dissociandoci, puntiamo a proseguire assieme a Paola De Micheli il lavoro per L’Aquila e il cratere”.