L’AQUILA – Assolto il “Pianeta Maldicenza”, festival organizzato da una serie di confraternite cittadine dell’Aquila, dall’accusa di aver tradito lo spirito popolare della tradizione aquilana di Sant’Agnese, quella della festa delle malelingue che da secoli si celebra ogni 21 gennaio, per farne una manifestazione culturale “o pseudo tale”.
Questo l’esito del singolare “processo” celebrato all’auditorium “Sericchi” della Bper, pieno, dagli stessi organizzatori dell’evento nella prima giornata dell’undicesimo “Festival della critica sincera e costruttiva nella tradizione aquilana”: un’udienza resa il più simile possibile a quelle che si svolgono nei tribunali, certo in un clima goliardico, ma non troppo, e con alcune “lencuate”, i tipici colpi di lingua tagliente, che le parti non hanno risparmiato e non si sono risparmiate tra loro.
Un processo reso verosimile anche da alcuni dei protagonisti che frequentano o lo facevano le aule vere di giustizia, a partire dal presidente della Corte, Nicola Trifuoggi, oggi vice sindaco dell’Aquila, ma in passato procuratore della Repubblica nel capoluogo e a Pescara, ma anche gli avvocati Antonello Carbonara, “prestato” all’accusa e coinvolto nel ruolo di pubblico ministero, Umberto Pilolli e Giulio Cesare Primerano.
A completare la Corte i giudici Franca Fanti ed Enza Turco, mentre Vincenzo Battista (“speriamo che nessuno si accorga che è mio cognato”, ha scherzato Trifuoggi) ha vestito i panni di legale di parte civile in rappresentanza della stessa città dell’Aquila.
Il presidente Trifuoggi in avvio ha ammesso di trovarsi di fronte al “primo processo in cui è l’imputato a chiedere di essere giudicato” mentre il pm Carbonara ha sviscerato quello che ha definito “capo di incolpazione e non di imputazione: aver tradito lo spirito popolare della ricorrenza di Sant’Agnese per farne una manifestazione culturale o pseudo tale con le varie edizioni del Pianeta Maldicenza”.
Inoltre è stata contestata anche l’apposizione dello stemma civico e della scritta città dell’Aquila sul Palio dato in premio ai vincitori dell’annuale concorso di arte critica “Agnesino”, accusa premiata dalla sentenza che consiglia una modifica allo stendardo.
Come teste della difesa è stato escusso Tommaso Ceddia, che è presidente onorario dei “Devoti” e che da medico ha fatto notare come “la maldicenza sviluppi la serotonina, come il cioccolato: insomma, può far bene”.
“A mia memoria non si è mai avuta una causa da parte degli eletti delle varie confraternite, anzi erano contenti di leggere i loro nomi sui giornali – ha aggiunto poi – Noi non coltiviamo l’aspetto malefico ma quello critico delle maldicenze”.
Al termine della lunga deposizione, il presidente Trifuoggi, in forma da “primarie”, ha commentato: “Più che un testimone, Ceddia è ormai un consulente della difesa!”.
Secondo teste l’architetto Giuseppe Santoro, autore del Palio, che ha fatto notare come sul labaro non sia presente “assolutamente lo stemma dell’Aquila, che è altra cosa. Questo rappresenta non la città, ma una situazione particolare. E risale al 1300, non al 1500 quando è venuto fuori il Comune”.
Ancora Trifuoggi ha fatto notare una differenza: “L’emblema della città si morde la lingua, nell’altro è libera, senza costrizioni di sorta”.
Veemente la requisitoria del pm Carbonara che, ha premesso di non poter “negare di essere un seguace di Sant’Agnese perché da anni faccio parte di una congrega che il 21 si riunisce e spettegola di fatti accaduti, ma noti a pochi”.
“Con il passare degli anni – ha però accusato – l’aspetto popolare è sempre più venuto meno e ha assunto sempre più una connotazione culturale che un gruppo elitario di intellettuali autoreferenziali ha voluto attribuire, dandogli un significato che non può avere”.
“Non si possono fare sofismi sulla maldicenza, che è l’anticamera dell’ingiuria, della calunnia e della diffamazione – ha aggiunto ancora – Sono proliferate 236 congreghe solo per apparire sui giornali e hanno creato 263 cariche mai esistite nella tradizione”.
Per il rappresentante dell’accusa, “la gente comune ha ignorato i concetti di maldicenza e parresia (l’arte di dire la verità pure propugnata dai ‘Devoti’, ndr) e ha continuato a fare pettegolezzo. Insomma, l’operazione culturale è fallita”.
Di qui le richieste dell’accusa, l’”obbligo di recuperare il senso vero dell’evento, di abbandonare la definizione di ‘Pianeta Maldicenza’ e il suggerimento di indire un festival di tradizioni popolari che divulghi gli usi più curiosi di nostra e altre città”.
La parte civile Battista ha tenuto un lungo e appassionato monologo con punte di ironia, definito “esondazione” dalla difesa; ha fatto notare che il premio alla parresia è stato consegnato perfino a un alto prelato (monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti, nel 2013, ndr) mentre papa Francesco ha condannato la maldicenza!”.
A suo dire, “la Perdonanza Celestiniana (annuale giubileo cattolico tutto aquilano, ndr) è la plastica contrapposizione alla maldicenza” e di qui l’invito a Trifuoggi, “presidente, tolga L’Aquila dalla gabbia del Palio, non la faccia sfilare con la maldicenza!”.
Le arringhe difensive hanno chiuso la fase dibattimentale. Stringatissimo, l’avvocato Primerano ha asserito che “il fatto non sussiste perché la confraternita dei ‘Devoti’ non vuole fare cultura spicciola. Hanno curato solo l’organizzazione del festival della critica sincera e costruttiva”.
Il legale ha richiesto inoltre che “la parte civile sia dichiarata inammissibile per carenza di legittimazione, Battista si è immedesimato nella municipalità e non lo poteva fare, chiedendo una spoliazione discriminatoria nei confronti dell’associazione”.
Il collega difensore Pilolli ha rincarato facendo notare che quella di Sant’Agnese “è e resta una tradizione popolare, il comitato organizzatore ha ampliato il concetto originario, non è vero che si sia messo il vestito buono a una cosa che non è tale e anzi, della quale ci si debba vergognare”.
“Il 21 gennaio le confraternite fanno quello che hanno sempre fatto, non sono vincolate alle direttive del pianeta maldicenza”, ha proseguito, aggiungendo sulla contestata aquila del Palio: “Se è un fatto aquilano non credo ci si dovesse mettere un leone o la lupa di Roma!”.
Alle 19.40 la Corte si è ritirata in camera di Consiglio da dove è uscita appena 11 minuti dopo, giungendo al verdetto in tempi record.
In premessa, il presidente ha evidenziato il “momento bellissimo di incontro e l’occasione di stare insieme e parlare di problemi comuni quando il terremoto ha costretto molti a non incontrarsi, di questo bisogna dare atto a queste e altre associazioni cui rivolgiamo un grazie dalla Corte”.
Infine, il verdetto: “La Corte assolve il Pianeta Maldicenza dalle incolpazioni contestate, afferma la maldicenza come ironia bonaria, critica leggera e satira. Condanna ogni forma di calunnia, diffamazione, pettegolezzo e comunicazione volgare. Auspica, per evitare confusione, l’aggiunta sul palio della scritta Associazione culturale Devoti di Sant’Agnese”.
La sentenza è stata definita subito inappellabile, ma c’è già chi promette il secondo grado di giudizio per il 2017.



