PESCARA – Da quando il Consiglio regionale avrebbe potuto approvare la legge per la fusione dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore, sessanta giorni dopo il referendum del 25 maggio 2014, sono stati persi oltre 18 milioni e mezzo di euro (importo calcolato dallo studio di fattibilità elaborato dal comitato referendario).
Il contatore corre inesorabile, e la politica dei rinvii ha fatto trascorrere invano un anno e mezzo dal referendum che ha sancito la volontà dei cittadini di fondere i tre centri urbani in una unica entità amministrativa.
Il progetto di legge per l’istituzione del Comune Grande Pescara approda domani all’Emiciclo.
A favore della fusione, oltre al 64% dei cittadini che hanno votato al referendum, si sono espressi un po’ tutti. Associazioni di categoria e forze politiche.
“Non ci sarà più la possibilità di tergiversare ma ciascuno dovrà dire espressamente se sia favorevole o meno alla fusione dei tre Comuni” ha detto nei giorni scorsi Riccardo Mercante, consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle.
“Spero prevalga il senso responsabilità, quella direzione di marcia è stata tracciata dal governo nazionale e dal Pd, e nel nostro caso, rispetto a quello di altre realtà, i cittadini hanno già avuto modo di esprimersi”, dice ad AbruzzoWeb Carlo Costantini, presidente del comitato referendario ed ex consigliere regionale che per primo depositò una proposta legislativa.
“Personalmente ritengo che il voto popolare debba prevalere sulle contrarietà individuali – aggiunge – ho valutato con favore le iniziative referendarie assunte da questo Consiglio regionale, ad esempio sul progetto di pozzo petrolifero Ombrina Mare, il quale evidentemente ha a cuore il giudizio dei cittadini, spero che questa sensibilità si manifesti anche domani”.
Minori costi di funzioni amministrative e di strutture e maggiori entrate come premialità nazionale e regionale avrebbero fruttato quell’importo milionario conteggiato in tempo reale sul sito del comitato referendario.
“Ai Comuni che si fondono – spiega poi Costantini – viene concessa una deroga di tre anni al patto di stabilità, parliamo di agevolazioni gigantesche”.
I più contrari? “Sono i tre sindaci” chiosa Costantini, che la definisce “una contrarietà umana e comprensibile”.
Considera “già di per sè un errore” quello di chiamarla Grande Pescara il capogruppo di Forza Italia Lorenzo Sospiri, secondo firmatario con Costantini della proposta di legge nella passata legislatura.
“L’importante è innescare un processo culturale che porti i Comuni confinanti a ragionare insieme – argomenta a questo giornale – domani dobbiamo assolvere ad un obbligo non solo di norma ma di democrazia perché c’è stato un referendum, ed è una vergogna la logica delatoria durata un anno e mezzo”.
L’auspicio del capogruppo azzurro è quello che il Consiglio regionale sani “un vulnus alla democrazia”.
“Non amo il termine Grande Pescara – ribadisce – sui macropiani i tre Comuni devono ragionare insieme, perchè una strada chiusa al centro di Montesilvano crea problemi anche a Pescara e viceversa”.
“Il risultato del voto mi interessa relativamente, non capisco come non si possa essere d’accordo sul fatto che debba esserci una interazione su temi come le politiche sociali, l’urbanistica, il traffico. Cose che si possono fare anche senza fusione, ma è obbligatorio innescare la discussione”.
L’esame da parte dell’Aula non sarà definitivo per il processo di fusione, ma darà anzi il via ad un iter lungo e complesso.
L’ultima parola spetta comunque ai Consigli comunali di Pescara, Montesilvano e Spoltore, che possono decidere o meno di recepire la legge regionale e quindi procedere – “nel corso di un tempo che non è brevissimo”, chiosa Sospiri – allo scioglimento. Marco Signori





