L’AQUILA – Attesa, per la sentenza d’Appello di oggi, all’Aquila, nel processo per l’inchiesta su presunte tangenti nella sanità privata abruzzese, che il 14 luglio 2008 travolse la Giunta regionale, portando l’Abruzzo a elezioni anticipate per l’arresto dell’allora governatore di centrosinistra, Ottaviano Del Turco, assessori, consiglieri regionali e manager pubblici e privati.
I giudici, presidente Luigi Catelli, a latere Luigi Cirillo e Armanda Servino, sono entrati in camera di Consiglio alle 10.35.
Imputato e testimone chiave dell’accusa, l’ex patron della sanità privata abruzzese Vincenzo Maria Angelini, sulla cui credibilità è ruotato anche il processo di secondo grado.
Al centro della vicenda una somma pari a 5,5 milioni di euro di presunte tangenti versate, per sua stessa ammissione, da Angelini in misura diversa agli imputati.
“Ci sono riscontri patrimoniali che mancano, soprattutto per l’imputato Del Turco. Inutile parlare di piccole irregolarità negli acquisti: perdiamo tempo e credibilità. Questo tema non l’ho nascosto, non credo che questo punto meriti miracoli, è un elemento che è mancato”, questo quanto detto dal procuratore generale dell’Aquila, Ettore Picardi, che sostiene l’accusa al processo d’Appello sulla ‘Sanitopoli’, in aula il 13 novembre scorso, chiedendo la riduzione della condanna di primo grado.
Il processo di primo grado al Tribunale di Pescara si era concluso il 22 luglio 2013, cinque anni dopo gli arresti, con 9 condanne, 12 assoluzioni e 3 casi di intervenuta prescrizione.
Per Del Turco la condanna più pesante: 9 anni e mezzo per i reati di associazione per delinquere, corruzione, concussione, tentata concussione e falso. Condannato anche Vincenzo Maria Angelini, a tre anni e mezzo.
L’avvocato dell’ex governatore, Giandomenico Caiazza, ha chiesto invece l’annullamento della condanna di primo grado: “Questa – ha detto – è una Giunta che doveva essere fatta fuori perché operava con danno gravissimo alle operazioni illegittime di alcune cliniche private”.






