L’AQUILA – “Le esigenze di tutela della sicurezza dello Stato prevalgono rispetto al diritto all’unità familiare”.
È uno dei motivi che hanno spinto la terza sezione del Consiglio di Stato ad accogliere il ricorso presentato dal Ministero dell’Interno contro un uomo di nazionalità straniera al quale la Questura dell’Aquila aveva negato il rinnovo del permesso di soggiorno, rilasciato anni prima per motivi di famiglia in quanto sposato con una cittadina comunitaria.
Davanti al Tribunale amministrativo regionale d’Abruzzo, come riporta Il Centro, lo straniero aveva avuto un pronunciamento favorevole, in virtù di due presupposti, caduti entrambi in appello.
L’uomo era stato condannato a due anni e 4 mesi di reclusione dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale dell’Aquila per reati legati alla detenzione e spaccio di droga, motivi che avevano portato al provvedimento di espulsione dal territorio italiano.
Lo straniero, infatti, era stato ritenuto socialmente pericoloso.
Quando è stato rilasciato il primo permesso di soggiorno, come riporta il quotidiano abruzzese, l’uomo era sposato con una donna di nazionalità polacca, dalla quale poi ha divorziato.
Dalla relazione con una nuova compagna di nazionalità albanese erano nati due bambini, ma i motivi familiari, come spiegato nella sentenza, non possono essere anteposti alla sicurezza dello Stato.






