SULMONA – “Siamo pronti a fare le barricate e ci batteremo fino alla fine per scongiurare l’ipotesi di chiusura”.

Lo affermano con forza il segretario provinciale di Uil Fpl Antonio Ginnetti e il componente della segreteria provinciale Uil Fpl Marcello Ferretti, nelle ore in cui riesplode lo scontro politico sulla paventata chiusura del punto nascita dell’ospedale di Sulmona ribadita dal ministero della Salute. Una vicenda che si trascina da anni, tra rinvii e annunci. Resta il fatto che in base alla Legge Lorenzin anche il presidio di Sulmona, come già avvenuto per quello di Ortona, Penne ed atri dovrebbe essere smantellato, perchè sotto  i 500 parti all’anno.

Tirata pesantemente in causa, l’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, della Lega, ha ricordato che la Regione Abruzzo non ha piena autonomia decisionale, essendo sottoposta ancora a piano di rientro. E ha assicurato che “si sta predisponendo, in collaborazione con la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, il cronoprogramma per la messa in sicurezza del punto nascita del presidio peligno, così da portare a Roma una proposta concreta, che potrà essere sottoposta a un esame oggettivo da parte dei funzionari ministeriali”.

Rassicurazioni che non traquillizzano affatto i sindacati: “Circolano notizie sulla chiusura disposta dal ministero e riportata nel verbale del tavolo di monitoraggio tra ministero e Regione Abruzzo del 28 marzo e del 9 aprile scorsi – precisano – Non siamo in nessun modo d’accordo con la chiusura. Come più volte sostenuto, il punto nascita non solo non deve essere chiuso, ma su di esso vanno effettuati i necessari ulteriori investimenti la cui mancanza ne ha determinato il lento declino a svantaggio della popolazione delle aree interne”.

“Il punto nascita deve rappresentare una tutela per il diritto alla salute della popolazione della aree interne – concludono Ginnetti e Ferretti – Le motivazioni alla base del suo mantenimento sono le condizioni orografiche del territorio, i tempi di percorrenza che per alcuni paesi dell’area altosangrina superano i 60 minuti, il disagio in cui versa un’intera popolazione e, nel caso in cui si dovesse configurare la chiusura, un inesorabile e costante spopolamento delle aree interne”.

Sulle barricate anche la Cgil della provincia dell’Aquila

“Il Punto Nascita di Sulmona – si legge in una nota – , non solo non può essere chiuso, ma su di esso vanno effettuati i necessari investimenti che da troppo tempo mancano e che ne hanno determinato un lento declino a svantaggio della popolazione delle aree interne. La politica, invece di intervenire sulle motivazioni che hanno generato nel tempo una contrazione del numero di parti, si preoccupa di affrontare il tema esclusivamente per perenni propagande elettorali di basso spessore senza che vengano trovate definitive soluzioni in merito”.

“Continuano, infatti, ad essere taciute le necessità che sono alla base del mantenimento del Punto Nascita di Sulmona ovvero le condizioni orografiche del territorio, il disagio in cui versa un’intera popolazione e, nel caso in cui dovesse configurare la chiusura, un inesorabile e costante spopolamento delle aree interne.
A ciò si aggiungano le disastrose condizioni socio economiche in cui versa l’intero territorio del Centro Abruzzo che si troverebbe nuovamente costretto ad una mobilità forzata verso altri territori difficilmente raggiungibili per vedersi garantire un diritto costituzionale”, conclude la Cgil.

Va giù duro l’ex assessore alla Sanità Silvio Paolucci, ora consigliere regionale di opposizione.

“Passata la festa, gabbato lo Santo – incalza –  è forse il proverbio che di più si addice alla vicenda legata al Punto nascita di Sulmona. L’autoproclamato Governo del “cambiamento” a trazione grillo-leghista – spiega il capogruppo del Pd Silvio Paolucci –  chiede alla Regione di comunicare la data di disattivazione del reparto di neonatologia dell’ospedale SS. Annunziata. Durante la campagna elettorale si sono viste tante passerelle e selfie: dalla Ministro Grillo al vicepremier Salvini passando per la Meloni, tutti hanno promesso per fini elettorali che sarebbe stato rivisto il Decreto Ministeriale numero 70/2015 e la questione dell’accordo del 2010, con il numero limite dei 500 parti. Era lecito aspettarsi un cambio di posizione dei Ministeri ai Tavoli di marzo e aprile 2019 per quanto riguarda il reparto di ostetricia di Sulmona. Invece era tutto un bluff elettorale – incalza Paolucci –  una trovata utile a prendere per i fondelli i cittadini”.