TERAMO – Prima di chiudere il punto nascita di Atri (Teramo), la Asl deve fornire una dettagliata relazione sui lavori di adeguamento e ampliamento del punto nascita di Teramo.

Questa in sintesi la motivazione che ha indotto ieri il tribunale amministrativo regionale a rinviare al 7 ottobre la sentenza in merito al ricorso del Comune di Atri contro la chiusura del punto nascite del San Liberatore, fissata al 1° novembre dalla delibera numero 855 dello scorso 29 giugno della Asl di Teramo, che ha fatto seguito ai decreti del commissario ad acta e presidente della Regione, Luciano D’Alfonso.

Seguiranno la chiusura del punto nascita di Penne (Pescara), il 15 novembre, e poi, a data ancora da destinarsi, quello di Sulmona (L’Aquila). Il punto nascite di Ortona è stato già soppresso.

A dare notizia del rinvio è l’avvocato dei ricorrenti Carlo Scarpantoni, del foro di Teramo.

“Il Tar ha disposto che la Asl di Teramo – conferma Scarpantoni – fornisca relazione dettagliata in ordine ai lavori programmati dalla stessa Asl per operare l’adeguamento del reparto neonatale del nosocomio in previsione della maggiore domanda di assistenza che dovrà essere assorbita dal presidio di Teramo a seguito della chiusura del punto nascite di Atri”.

Il ricorso è sostenuto “ad adivandum” anche dai Comuni di Silvi e Pineto, e dall’associazione politico culturale Abruzzo Civico, di cui sono espressione i consiglieri regionali di maggioranza Andrea Gerosolimo e Mario Olivieri.

Il sindaco di Atri Gabriele Astolfi considera questo rinvio un punto a favore.

“Resto fiducioso in una vittoria del nostro ricorso – commenta ad Abruzzoweb Astolfi – se il Tar chiede oggi integrazioni e spiegazioni alla Asl di Teramo significa che si rafforza la nostra tesi secondo la quale non ci sono condizioni di sicurezza per chiudere il nostro Punto nascita”.

Astolfi e i comitati cittadini avevano del resto più più volte evidenziato proprio la mancanza di certezze sulla tempistica e le caratteristiche dei lavori da effettuare entro il 1° novembre, per ampliare e aumentare dotare di attrezzature le sale parto del punto nascita di Teramo.

Tre sono poi le ragioni alla base del ricorso al Tar contro la chiusura: non è vero che nel punto nascite di Atri si effettuano meno di 500 parti l’anno, quota sotto la quale il governo e Regione considerano non sicuri i punti nascita. Diminuirà la sicurezza per partorienti e nascituri a causa dell’aumento dei tempi di percorrenza in strade secondarie e dissestate per raggiungere altri punti nascita. Infine tutti gli indicatori confermano che il punto nascite di Atri è sicuro, visto che la mortalità neonatale in questi ultimi anni è al di sotto delle medie regionali e nazionali.

L’ordinanza del Tar porta la firma del presidente Bruno Mollica, dell’estensore Paolo Passoni, del consigliere Maria Abbruzzese.