L’AQUILA – “Io mi sono candidato e tanti altri come me certo non per l’utilità di chicchessia ma perché crediamo fortemente nel progetto politico e perché ce lo ha chiesto Giovanni Legnini. Questa competizione elettorale si vince al di sopra del 35% dei consensi. Il Pd potrà attestarsi intorno al 15%. Ne consegue che ogni atteggiamento o comportamento di forza politica e classe dirigente egemone porterebbe dritto dritto a riconfermare il risultato che recentemente ha consegnato alla destra la guida dell’amministrazione comunale dell’Aquila”.
Alfonso D’Alfonso va dritto al sodo e si rivolge subito a chi fa appello al “voto utile” per scongiurare il rischio che il comprensorio aquilano non abbia rappresentanza in Consiglio regionale, a causa delle molteplici candidature in campo, e in un’intervista ad AbruzzoWeb non risparmia critiche ai “nuovi democristiani” schierati con il centrodestra: “La Democrazia Cristiana non esiste più dalla fine dell’unità politica dei cattolici – dice – L’utilizzo che taluni stanno facendo del glorioso simbolo di quella fase storica che appartiene a milioni di persone e decine di generazioni è, seppur consentito dalla legge, un oltraggio alla sua storia”.
“Proprio in questo anno e in questo mese ricorrono i cento anni dell’appello ai liberi e forti di Don Luigi Sturzo. Sarà una coincidenza ma da questo mese in Abruzzo riprendiamo il percorso dei cattolici impegnati in politica basandoci su quegli stessi valori mai sopiti”, aggiunge D’Alfonso, imprenditore agricolo promotore della lista Centristi per l’Europa-Solidali e popolari a sostegno del centrosinistra di Legnini.
Alfonso D’Alfonso, imprenditore da anni lontano dalla politica. Perché oggi la scelta di candidarsi?
Tutto è iniziato da uno scambio di idee con il carissimo amico di sempre Giovanni Legnini da me più volte sollecitato a proporsi quale presidente regionale degli abruzzesi. Com’è nel suo stile pacato e profondo mi ha illustrato il progetto politico a cui si accingeva a lavorare. In maniera diretta mi ha chiesto di farne parte contribuendo a ricostruire un’area politica ispirata alla dottrina sociale della Chiesa, al mondo del volontariato e delle associazioni non solo cattoliche dando il buon esempio con il mio impegno personale da non circoscrivere all’imminente ed importantissimo appuntamento elettorale ma anche e soprattutto ad un vero e proprio progetto politico e sociale, ambizioso ma innovativo, che ridisegnasse un nuovo centro-sinistra per arginare le forze populiste e sovraniste.
La poliedrica, faticosa ma gratificante attività agrituristica assorbe quotidianamente tutto il suo tempo. Come l’ha presa la sua famiglia?
Strano a dirsi ma stavolta la prima sostenitrice di questa scelta è stata proprio mia moglie Carla credendo nelle qualità umane e politiche di Giovanni Legnini. Ho poi trovato in mio figlio Fabio e nella sua capacità di analisi maturata grazie al suo impegno politico e sociale, il mio miglior confidente sempre pronto però a ricordarmi le responsabilità della mia generazione. La scelta dell’impegno politico, sia per Carla che per me, scaturisce anche dal timore di una società inaridita, diffidente e disumana, imperniata su false paure e demagogiche contrapposizioni che scatenano reazioni violente ed aggressive per tutto ciò che subdolamente viene indicato come “diverso”.
Abbiamo registrato che alcuni candidati fanno l’appello al voto utile. Cosa ne pensa?
L’unico voto veramente utile è quello a Giovanni Legnini. Se vince lui vinciamo tutti. Ho ascoltato anche io questo appello che è in netta contraddizione con l’enorme lavoro portato avanti da Giovanni. Nel dibattito televisivo di Rete 8 la candidata Marcozzi ha definito le nostre liste utili solo a portare voti per far rieleggere i consiglieri regionali uscenti. Giovanni le ha risposto in maniera ferma e decisa che tale giudizio era oltraggioso e offensivo in quanto tutti i candidati delle sue liste hanno pari dignità e opportunità di essere eletti. Io mi sono candidato e tanti altri come me certo non per l’utilità di chicchessia ma perché crediamo fortemente nel progetto politico e perché ce lo ha chiesto Giovanni Legnini. Per mera chiarezza preciso che questa competizione elettorale si vince al di sopra del 35% dei consensi. Il Pd potrà attestarsi intorno al 15%. Ne consegue che ogni atteggiamento o comportamento di forza politica e classe dirigente egemone porterebbe dritto dritto a riconfermare il risultato che recentemente ha consegnato alla destra la guida dell’amministrazione comunale dell’Aquila. Noi Centristi per l’Europa-Solidali e popolari rappresentiamo all’interno dello schieramento politico che sostiene Legnini la tradizione dell’area moderata e ci rivolgiamo a quell’elettorato cattolico e non solo che fa della solidarietà e del volontariato una scelta di vita e che non si sente rappresentato dal Pd. Ci siamo messi in gioco per assicurare un governo forte e qualificato alla nostra Regione ma siamo consci del fatto che ciascuno di noi è parte importante della realizzazione di un ambizioso progetto di ricostruzione di un’area politica che sarà presa a riferimento nazionale. Non consentiremo ad alcuno di indebolire per cecità politica un obiettivo così importante. Collaboreremo con il Pd alla pari con le altre componenti rivendicando con forza la nostra autonomia e la nostra dignità.
Insieme a lei, ispiratore di Centristi per l’Europa è Licio Di Biase. È una lista “democristiana” la vostra?
La Democrazia Cristiana non esiste più dalla fine dell’unità politica dei cattolici. L’utilizzo che taluni stanno facendo del glorioso simbolo di quella fase storica che appartiene a milioni di persone e decine di generazioni è, seppur consentito dalla legge, un oltraggio alla sua storia. L’aver consentito di infangarlo nelle beghe a cui stiamo assistendo ci spingono ancor di più a lanciare un appello affinché lo Scudo Crociato venga affidato ad una fondazione con tutta la storia che ci appartiene. Cosa diversa sono i valori. Proprio in questo anno e in questo mese ricorrono i cento anni dell’appello “ai liberi e forti” di Don Luigi Sturzo. Sarà una coincidenza ma da questo mese in Abruzzo riprendiamo il percorso dei cattolici impegnati in politica basandoci su quegli stessi valori mai sopiti.
La sanità è una questione centrale in questa competizione elettorale. Quali sono le sue proposte per la sanità aquilana?
Come ho già detto in altre occasioni, il primo impegno deve essere rivolto alla riorganizzazione della macchina regionale duramente disarticolata e demotivata. Le figure apicali vanno selezionate per competenza e capacità e di sicuro non vanno premiati i più “ubbidienti” che spesso sono anche i più incapaci. Vanno poi stimolati, motivati e formati i funzionari nelle diverse mansioni e nei singoli uffici restituendo dignità al loro lavoro e dando voce e peso alle loro specifiche competenze. Massima attenzione alla qualità della vita ovvero, in primo luogo, diritto alla salute. Con l’uscita dalla fase emergenziale della sanità abruzzese la Asl dell’Aquila deve assolutamente provvedere all’assunzione di nuovo personale sia medico che paramedico e amministrativo. I reparti rischiano il collasso e dobbiamo dare atto alla professionalità e al senso di responsabilità di tutti gli operatori se si è riusciti sino ad ora a tenere alta la qualità del servizio erogato. Basti pensare che la nostra Asl è la prima in Abruzzo per mobilità attiva con la maggioranza dei pazienti provenienti da Roma. Colmando la carenza di medici specialistici e paramedici, si ridurrebbero finalmente le liste di attesa innalzando lo standard dei servizi per i residenti e per i non residenti aumentando così i ricoveri attivi. La medicina sul territorio, che assorbe il 55% della spesa sanitaria locale, richiede oltre a nuovo personale una riorganizzazione funzionale, che privilegi soprattutto le aree montane, in modo da portare sul territorio tutti i servizi utili, anche attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici innovativi, sia per la prevenzione sia per la diagnostica ed il primo intervento. Da incrementare è il servizio di assistenza domiciliare in primo luogo per gli anziani al fine di evitare loro il disagio e la tristezza dell’ospedalizzazione. Per quanto attiene l’edilizia ospedaliera va realizzato senza indugi il nuovo ospedale di Avezzano, opera per la quale sono già disponibili le risorse. Va certamente avviato l’iter per la realizzazione di una nuova ala dell’ospedale dell’Aquila con l’obiettivo di razionalizzare gli spazi ed i collegamenti tra i reparti e diminuire cos’ le spese energetiche che ammontano a 15 milioni di euro.
Per anni lei si è occupato di mobilità sia su gomma che su ferro. Come migliorerebbe i collegamenti del capoluogo con Pescara e Roma?
In primo luogo credo che agli elettori non vadano fatte promesse irrealizzabili così come non vadano proposte soluzioni non supportate da tecnici qualificati o da competenze acquisite. In ogni campagna elettorale rispunta puntualmente la proposta ferma e convinta della realizzazione del collegamento ferroviario diretto L’Aquila-Roma. I proponenti però non tengono conto del fatto che tale opera è di stretta pertinenza ministeriale e che il costo approssimativo di una ferrovia di montagna ammonta a circa 20 milioni di euro a km. Il conto è presto fatto: questa piccola e tanto sbandierata opera costerebbe circa 1 miliardo e 600 milioni, quasi quanto una finanziaria, senza considerare l’impatto ambientale e la sostenibilità e gestione di tale infrastruttura. Io mi concentrerei piuttosto sul miglioramento del trasporto su gomma sia per Roma che per Pescara rafforzando il trasporto pubblico locale nei mezzi e nelle corse. Per Roma eviterei di trasformare il servizio da Tpl a commerciale lasciando a Tua la contribuzione regionale. La riduzione dei tempi di percorrenza è fondamentale prima di tutto per i numerosi pendolari che quotidianamente si muovono su questa tratta e, dunque, va affrontata razionalmente. L’attuale Terminal di Tiburtina oltre a non essere più funzionale è comunque destinato a doversi trasferire. Il nuovo Governo regionale dovrà convocare un tavolo con Regione Lazio, Comune di Roma e Comune dell’Aquila per individuare finalmente un punto di interscambio gomma-ferro prima del raccordo anulare in modo da consentire rapidamente l’accesso al sistema metropolitano dell’urbe. Per la tratta Sulmona-L’Aquila va valorizzata dal punto di vista turistico al pari della Sulmona-Carpinone con la messa in esercizio da parte di Trenitalia di un treno ad idrogeno in grado di viaggiare ad una velocità massima di 140 km orari e con autonomia di 1.000 km, ad impatto ambientale 0 evitando così l’elettrificazione della linea. Per le percorrenze interne la vera rivoluzione, che è a portata di mano per le competenze e le sperimentazioni già fatte dal management della nostra azienda pubblica, si dovrà prevedere la bigliettazione integrata ferro-gomma, la eliminazione delle sovrapposizioni e la realizzazione del servizio a chiamata. Tutto questo porterà economie al sistema tali da autofinanziare la riforma.
Lei che ha fatto la scelta di tornare a vivere e lavorare nel suo territorio di origine, a Capestrano, cosa propone per far rivivere le aree interne?
Noi abbiamo la grande fortuna di poter godere della bellezza e della salubrità del territorio ma soffriamo i tanti disagi dovuti alle distanze dai centri principali e alla mancanza dei servizi essenziali. Bisogna garantirne l’accesso a partire proprio dalla sanità e dai trasporti garantendo gli stessi standard di qualità a costi inferiori rispetto a chi vive sulla costa o comunque nei centri maggiori. L’approccio deve essere trasversale a molteplici settori che determinano la qualità della vita di chi fa una scelta di resilienza vivendo e lavorando nei piccoli centri di montagna per giunta colpiti dal terremoto. Rimanendo nelle competenze regionali voglio fare qualche esempio pratico: un nucleo familiare che ogni mattina manda i propri figli a scuola a L’Aquila da Castel del Monte e con un reddito non privilegiato dovrà non pagare l’abbonamento del trasporto pubblico locale. Tale misura innovativa e concreta di aiuto alle famiglie inciderà a livello provinciale all’incirca per 500.000 euro annui e la copertura di tale intervento la si potrà ottenere dal recupero della evasione tariffaria che a livello regionale è stimata a diversi milioni di euro. Altro esempio: oltre a migliorare la medicina sul territorio si dovrebbe concretamente aiutare chi da un centro di montagna deve andare in ospedale per prestazioni sanitarie lontano dalla propria abitazione e deve poter usufruire gratuitamente del servizio pubblico di trasporto. Per quanto attiene alle imprese, la fiscalità di vantaggio più volte evocata va finalmente applicata. Parliamo delle varie addizionali e della tassa di circolazione di sicura pertinenza regionale mentre per tutte le altre imposte occorre avviare immediatamente il confronto con il Ministero delle Finanze, i territori interessati e le Organizzazioni professionali.
Marsilio e Marcozzi: quale dei due candidati è più temibile per il centrosinistra?
La candidata Marcozzi è stata per 5 anni consigliere di opposizione e ne conosciamo il modo di agire e di esprimersi tipico dei 5 Stelle. Ritengo che la sua sarà una campagna elettorale che tenterà di sfruttare al massimo le tematiche nazionali, purtroppo fatte di tanta “fuffa” a caro prezzo, e di affrontare ben poco quelle regionali. Marsilio è ancora tutto da scoprire. Penso che se la destra regionale e nazionale hanno deciso di inviarlo in Abruzzo sarà sicuramente di qualità superiore a tutti gli esponenti locali e, visto che tra questi ne stimo e apprezzo diversi per qualità e capacità, la sua levatura si presume debba essere a dir poco straordinaria. Dalle prime dichiarazioni non sono riuscito a cogliere tale eccezionalità, carente forse per mancanza di conoscenza dei luoghi, delle persone e dei processi della nostra regione. Confidiamo nella saggezza degli abruzzesi nel non consentire che il proprio presidente di Regione sia venuto più per conoscerci che per governarci.





