L’AQUILA – La libreria Primo Moroni di Pescara accoglie il poeta Elio Pecora.

“Precipita l’ora, pure è la sola eternità / nella quale attestarsi”. 

Quel che colpisce di Elio Pecora è la sua voce, la capacità di restituire colori all’aria, sentimenti, aprire finestre interiori su cui, fronte al vetro, aspettare le prime luci dell’alba. Sarà perché la parola poetica è “durevole”, come lui stesso afferma, sarà perché il poeta “contiene in sé la bellezza del mondo”. 

La libreria Primo Moroni di Pescara è gremita di persone, occhi attenti e anime in ascolto per la presentazione dell’ultimo libro di Pecora, Rifrazioni, edito da Mondadori nella nota collana Lo Specchio che da anni accoglie “I poeti del nostro tempo”. 

Lo scrittore, ottantaduenne, nasce a Sant’Arsenio nel 1936, collabora con settimanali, quotidiani e con la Rai (Dipartimento Scuola ed Educazione, Radio per gli Stranieri, Radio 2 e Radio 3). 

Dirige la rivista internazionale Poeti e poesia. Dopo una lunga e intensa presentazione, un intermezzo jazz con chitarra classica, Pecora esordisce interrogandoci: “qual è la funzione del poeta nel suo tempo?”. E prosegue “il poeta deve vivere il suo tempo, aggrapparsi alla realtà, al quotidiano, educare i sentimenti e conoscerli, perché la vera parola poetica è durevole, parla dei sentimenti di sempre, di qualcosa che appartiene all’uomo da sempre”. 

Nel fiume del discorso esondano domande, affermazioni apodittiche quali “il poeta porta su di sé il destino di tutti, il dolore, la gioia”, oppure “la poesia è umano desiderio di dialogo?”. Neanche un sibilo di vento interrompe lo scrittore, l’aria è rarefatta per l’incalzare del suo dire “oggi l’uomo è armato della sua tecnologia, ma fragile nel suo presente. Occorre affinare l’interiorità, ricercare il nuovo, ciò che è nascosto, il sublime si cela nell’ombra. Il poeta prosegue il canto di Orfeo, cerca le parole come a voler piantare semi, parole che nascono dal silenzio, e per trovarle possono volerci mesi”. 

Continua ad esprimersi in merito al nostro tempo Elio Pecora, secondo cui oggi “l’informazione ci uccide ma bisogna vivere il presente, accettare la realtà anche nelle sue brutture e la quotidianità, la quotidianità dobbiamo sollevarla al cielo. Essere intelligenti significa creare un legame con il mondo, guardare con chiarezza intorno a noi, anche il peggio, che possiamo attraversare una volta visto”. 

Il poeta ci lascia dopo un minuto di applausi. Ci manca qualcosa che non sai dire, quando esce dalla libreria. Forse una voce che sa di aria nel momento in cui l’incontro volge al termine e ci saluta con uno dei suoi versi:” “Per provare di dove veniva / cercò la sua voce nascosta / e la trovò solo / quando ebbe inteso / il silenzio da cui / l’aveva tratta”.