L’AQUILA – “Siamo chiamati, ognuno di noi, a vivere la pienezza della nostra vita e accogliendo ogni giorno la vocazione francescana che il Signore ha pensato per noi andremo dove Lui vorrà mandarci, perché non ci ha mai abbandonati!”.

Sono due ragazzi, Armando Nardecchia, 33 anni aquilano e Francesco Lo Presti, 37enne originario di Messina, che hanno scelto di “cambiare strada” seguendo una forte vocazione religiosa che li ha portati a diventare francescani, dopo un lungo percorso “alla scoperta della grandezza del Signore”, e a essere ordinati sacerdoti sabato 27 ottobre nella Basilica di San Bernardino, proprio nel capoluogo abruzzese.

Per frate Armando questa investitura rappresenta anche una sorta di primato, è il primo aquilano dopo 30 anni a scegliere la strada francescana.

Anche Frate Francesco è perfettamente incardinato nel capoluogo d’Abruzzo, si occupa infatti della pastorale giovanile francescana che si trova all’interno della Basilica.

AbruzzoWeb ha voluto intervistare questi due personaggi molto riservati, con la barba folta e nera, il viso allegro, l’eloquio mite e il sorriso comunicativo, per capire cosa avesse spinto dei giovani così promettenti e proiettati verso la vita, anche nei suoi aspetti più “materiali” verso un mondo più semplice, ma forse più autentico e genuino.

Certo stupisce, soprattutto in un contesto attuale come quello che il mondo sta vivendo, fatto di foto, di social, di click, di “mi piace” su Facebook.

I due sacerdoti comunque non vivono “fuori dal mondo”, ma sono perfettamente al passo con i tempi tanto da utilizzare Whatsapp per comunicare e nel caso di frate Francesco anche Facebook, non ha un profilo personale sul social ma utilizza per lavoro la pagina della pastorale giovanile aquilana.

Frate Armando in particolare è un appassionato di libri, “leggo volentieri i fantasy come Il signore degli anelli, Le cronache di Narnia, i romanzi di Alessandro D’Avenia e anche autori classici come Giovanni Verga, Fëdor Michajlovič Dostoevskij e Ernest Hemingway“.

“Ho sempre frequentato la Chiesa – ricorda frate Armando – animato da un grande fervore religioso, nei primi anni 2000 partecipai con la Gioventù francescana d’Italia all’offerta dell’olio per la lampada votiva a San Francesco nella basilica di Assisi e lì ho sentito qualcosa muoversi dentro, un richiamo forte e potente che non ho potuto ignorare”.

Ha trascorso la prima parte della sua vita sulle due ruote, da grande appassionato di bici, poi la maturità classica, un’esperienza universitaria alle spalle, lasciata quasi a un passo dalla laurea, ma con il filo costante di una grande fede che lo ha portato a capire che la sua strada era un’altra, ben delineata dal sentiero scavato e fondato da San Francesco, il religioso umbro, “il poverello d’Assisi”, fondatore dell’ordine omonimo di cui oggi padre Armando fa parte.

Frate Francesco, che del santo di Assisi ha anche il nome, invece, ha studiato Medicina alla Cattolica di Roma, dove si è laureato e aveva iniziato anche la specializzazione in Chirurgia al campus biomedico sempre nella capitale, appassionato di musica, suona il flauto e ha studiato pianoforte.

“Mi sono accostato alla fede da semplice curioso – spiega – non c’era ancora la vocazione, poi nel 2008 sono entrato nel convento palatino di San Bonaventura a Roma, dove ho iniziato un cammino di fede seguendo il percorso di Giacobbe e ho incontrato tanti frati che hanno saputo darmi delle risposte che avevo nel cuore e indicarmi la strada. Otto anni fa sono diventato frate e oggi sono sacerdote”.

“Il Signore mi ha saputo indicare qual’era il mio ruolo nel mondo e io ho detto si. Avevo anche una fidanzata prima, ma la mia vita era questa, a contatto con i miei confratelli e soprattutto a servizio della fede per quanti hanno bisogno di un conforto. Vivo dentro una famiglia più allargata, in un contesto diverso da quello tradizionalmente conosciuto, ma è il mio mondo, dove sto davvero bene!”.

E all’Aquila Frate Francesco si occuperà di pastorale giovanile, “per accompagnare quanti avranno bisogno di me per conoscere meglio la spiritualità francescana, trovare uno spazio di relazione con loro, in cui possono aprire il loro cuore”.

“Dicendo sì al progetto che il Signore mi ha proposto, ho automaticamente detto no ad altro, ma non mi da problemi, né ho paura, perché in Dio ho già tutto”, conclude.

La scelta di percorrere questa strada in “rottura” con un mondo  di “apparenze”, non ha spaventato nemmeno frate Armando, neanche la mancanza di una famiglia, di una moglie, dei figli. 

“Alla fine per noi religiosi la famiglia si allarga e non si restringe – chiarisce – sia tra confratelli ma anche grazie al contributo spirituale di chi viene a trovarci per cercare un confronto, un consiglio, un momento di preghiera. Il mio cuore è aperto a chiunque avrà bisogno e Gesù lo diceva sempre: verrà dato il centuplo a chi lo segue, e io ci credo e sto avendo tanto, a livello di emozioni, di esperienze, di affetto…”.

Nel 2007 il suo ingresso in convento, “mi sono lanciato letteralmente in quella che definisco una bella avventura seguendo un cammino di fede costantemente in crescita e ricordando i percorsi di figure importanti come Padre Pio o San Leopoldo, frate cappuccino confessore”.

La sua scelta ha spiazzato in un primo momento i genitori e la famiglia, “ho una sorella più piccola di me di 5 anni, mi è stata molto vicina – spiega emozionato – alla mia partenza so di averle dato comunque un dolore, perché era un distacco. Ma io non la abbandonerò mai, né con il pensiero, né con la preghiera. Quando sono andato via mio padre mi ha detto che la porta di casa non si sarebbe mai chiusa e che sarei potuto tornare in qualunque momento”.

E durante il periodo di formazione i momenti di crisi e di nostalgia ci sono stati, ma alla fine, “la vocazione ha avuto la meglio ed eccomi qui!”

Frate Armando ha cercato la verità, “e l’ho trovata nel  Vangelo, nella Bibbia, nelle parole di Gesù. Ho voluto scavare a fondo per dare un senso alla mia vita”.

È soddisfatto, consapevole, sostenuto anche da familiari e amici che non lo hanno abbandonato un istante, facendolo sentire “amato, compreso e protetto”, è pienamente integrato nel suo “ruolo”, parla con calma, sorride sempre, si relaziona con mitezza e umiltà.

E ha scelto questa strada, a testimonianza che non è vero come si dice “che i giovani non hanno più fede”, in un periodo storico in cui anche Papa Bergoglio, sta tentando di ricucire uno “strappo” che si è creato negli anni, alimentato anche dalle “ombre” che ruotano da che è c’è storia intorno alla Chiesa.

E proprio il Pontefice ha riconosciuto la grandezza spirituale del movimento francescano, tanto da scegliere per se stesso il nome pontificale del Santo fondatore, il primo in assoluto nella storia della Chiesa cattolico cristiana.

“Perché molti uomini non credono? Ho parlato con tanti giovani come me e mi sono reso conto che c’è invece un grande bisogno di fede, ciò che manca è l’autenticità, questo è l’anello di congiunzione. Io penso che tutto stia nel buon esempio. Oggi i bambini vengono portati al catechismo, ma i genitori non vanno a messa. La sete delle nuove generazioni è proprio questa:  gli esempi positivi!”, è il pensiero di frate Armando.

Dopo l’ordinazione è tornato nel convento di Penne (Pescara), dove si trova da circa un anno ma è pronto ad andare, “dove Dio vorrà mandarmi, non decido io, abbiamo i nostri frati provinciali che ci indirizzano secondo le nostre attitudini e capacità e io sono pronto!”, conclude.