GENOVA – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha raggiunto il cantiere dei vigili del fuoco sotto ponte Morandi dove proseguono le attività di ricerca dei dispersi e della messa in sicurezza dell’area.
Le squadre dei vigili del fuoco e dell’Usar, che hanno salutato i sedici feretri allestiti alla Fiera del Mare per i funerali di Stato, sono state applaudite dai parenti delle vittime e dal pubblico. L’applauso ai vigili del fuoco è durato circa un minuto e mezzo. I vigili del fuoco, i cinofili e gli Usar hanno salutato una per una le bare facendosi il segno della croce.
Fabio Cerchiai, presidente di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, amministratore delegato della società terranno a Genova nel pomeriggio una conferenza stampa per “rinnovare personalmente il loro cordoglio per le vittime e la profonda vicinanza nei confronti dei familiari e dell’intera comunità genovese, gravemente ferita dalla tragedia del viadotto Polcevera”.
Ne dà notizia la società.
I vertici “illustreranno tutte le iniziative discusse con il Comune di Genova e la Regione Liguria in questi giorni di intenso lavoro comune a supporto delle famiglie delle vittime e dei dispersi, gli aiuti concreti nei confronti degli sfollati, le attività a supporto della viabilità e della mobilità dei genovesi”.
La notte scorsa è stata individuata l’auto su cui viaggiava la famiglia Cecala, il papà Cristian, la mamma Dawna e la piccola Kristal di 9 anni. La vettira è rimasta schiacciata sotto un grosso blocco di cemento. Il bilancio delle vittime, non ufficiale in quanto i corpi devono ancora essere identificati, sale dunque a 41.
E il governo ha deciso: Autostrade per l’Italia è responsabile della tragedia e la sua concessione va revocata. La lettera che avvia la procedura è partita e il premier Giuseppe Conte lo ha annunciato con un comunicato dai toni durissimi.
“Il disastro è un fatto oggettivo e inoppugnabile e l’onere di prevenirlo era in capo al concessionario su cui gravavano gli obblighi di manutenzione e di custodia”. Ora l’azienda controllata dai Benetton avrà 15 giorni per le controdeduzioni e non gli basterà, eventualmente, nemmeno ricostruire il ponte, avverte Conte.
Nel caso, “sarà solo a titolo di provvisorio risarcimento del danno, fermo restando che la ferita inferta alle vittime, ai loro familiari e al Paese è incommensurabile e non potrà certo essere rimarginata in questo modo”.
Il premier annuncia poi un “segnale di svolta” per tutti i concessionari di beni pubblici: “D’ora in avanti saranno vincolati a reinvestire buona parte degli utili nell’ammodernamento delle infrastrutture” e “dovranno rispettare in modo più stringente gli obblighi di manutenzione”. Perché “l’infrastruttura non è una rendita finanziaria, ma un bene pubblico”, secondo Conte.
A settembre tutti i concessionari dovranno fornire un piano delle risorse per la manutenzione, destinando a questo scopo investimenti proporzionali agli utili.
Intanto a determinare il crollo del ponte Morandi, la morte accertata di 38 persone, altre cinque persone ancora disperse, i feriti gravi e la rabbia di tutto un Paese potrebbe esser stato il cedimento di uno strallo, le possenti bretelle collegate ai pilastri del ponte.
Un’ipotesi ancora, ma “un’ipotesi di lavoro seria” , ha detto Antonio Brencich, docente dell’università di Genova e membro della commissione dei Trasporti e delle Infrastrutture che deve accertare le cause del crollo.
Un’ipotesi confermata da una testimone: “Ho visto i tiranti spezzarsi contemporaneamente, poi sono caduti sulla carreggiata, l’hanno fatta salire in alto e dopo si è spezzata la campata”.
A parlare è Maria Marangolo, infermiera della Asl genovese: era ferma in via Fillak quando ha visto l’inizio del disastro. Aspettando i funerali di Stato, aspettando che qualcuno restituisca ossigeno a una città spezzata, il focus del day after è puntato dunque ancora sui monconi del ponte e sul Polcevera, il sarcofago che raccoglie enormi pezzi di cemento e cadaveri, e la mobilità verso la parte più industriosa di Genova. La rabbia s’intreccia al dolore che tutto copre: per questo molti hanno preferito non avere una funerale di Stato e salutare i propri cari nelle rispettive, piccole parrocchie.
A Busalla per Elisa, a Foiano della Chiana per Stella, a Capolona per Carlos. Sabato sarà il giorno delle lacrime, giorno che si sovrappone al tempo del lavoro.



