L’AQUILA – Corteggiato dal centrosinistra che lo ritiene l’unica carta vincente con cui poter riaprire una partita che ad oggi sembrano giocarsi centrodestra e Movimento cinque stelle, il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini non chiude la porta ad una possibile candidatura alla presidenza della Regione Abruzzo, che torna al voto tra la fine dell’anno e l’inizio del 2019 dopo le dimissioni del governatore Luciano D’Alfonso, costretto a lasciare per la sopraggiunta incompatibilità con la carica di senatore del Partito democratico.

Avvocato teatino, già parlamentare ed ex sottosegretario all’Economia, Legnini rompe gli indugi ai microfoni della Tgr Rai Abruzzo: “Non ho assunto alcuna decisione, né è il tempo di assumerla in costanza del mio mandato al vertice del Consiglio superiore della magistratura quale vicario del capo dello Stato – dice -. Ottobre sarà il mese delle riflessioni, valuterò se avviare una nuova esperienza nelle istituzioni rappresentative, che sono espressione della volontà popolare”.

“Ogni altra notizia, illazione che ho ascoltato e letto in questi giorni appartiene solo a chi la esprime. Farò le mie valutazioni, ma le farò nel tempo giusto, non prima del mese di ottobre”, aggiunge.

Si tratta della prima presa di posizione del vice presidente del Csm, fino ad oggi schivo rispetto all’argomento, nonostante sia tirato per la giacca e il Partito democratico abbia approvato all’ultimora una modifica della legge elettorale regionale che, allungando i tempi entro i quali le alte cariche istituzionali devono dimettersi per potersi candidare alla Regione, di fatto consente a Legnini di portare a compimento l’incarico al Consiglio superiore della magistratura che scade a fine settembre, senza dover accelerare le decisioni.

Della candidatura di Legnini ha parlato negli ultimi giorni anche il vice presidente della Regione Giovanni Lolli, che a Newstown ha ammesso: “Non nascondo che la mia personale opinione, e propensione, è di chiedere a lui di candidarsi; tuttavia, in questo momento non è possibile porre il tema sul tavolo: Legnini ci manderebbe giustamente a ‘quel paese’. Scaduto il suo mandato al Csm, ne parleremo: proverò a convincerlo, posso dirlo sinceramente, e molti altri sono della mia opinione, ma al momento ogni discorso è assolutamente prematuro per una questione di rispetto istituzionale”.