L’AQUILA – Scontro tutto interno al centrosinistra che guida la Regione Abruzzo, e in particolare al Partito democratico, per la delibera approvata nel dicembre scorso dalla Giunta sui servizi minimi del trasporto pubblico locale.

Il provvedimento, che deve completare l’iter di approvazione passando prima in Commissione e poi in Consiglio, è osteggiato dal consigliere Pierpaolo Pietrucci, che dopo aver partecipato all’assemblea della Filt Cgil, nei giorni scorsi, ha parlato senza mezzi termini di un una “delibera che penalizza le aree interne”.

Secondo il sindacato, la riorganizzazione del trasporto pubblico significherà una decurtazione di 3 milioni di euro di contributi pubblici sulle tratte delle aree interne, che in questo modo subirebbero un taglio di 900mila chilometri, con il conseguente affidamento ai privati delle tratte L’Aquila-Roma e L’Aquila-Avezzano, che verrebbero trasformate da servizio essenziale a servizio commerciale con il passaggio dalla Tua spa alla Sangritana.

Non si è fatta attendere la replica del neo deputato Camillo D’Alessandro, fino a qualche settimana fa consigliere regionale delegato ai Trasporti: “Ti stai facendo protagonista di un teatrino in nome di ciò che temo tu non conosca”, ha scritto in un lungo post su Facebook in risposta ad una lunga nota pubblicata da Pietrucci sullo stesso social.

“Ho assunto pubblicamente l’impegno di non portare in discussione nella seconda commissione che presiedo, la delibera che ci penalizza, senza prima averla discussa in un tavolo di confronto con la Cgil, con i lavoratori e con i pendolari”, aveva annunciato Pietrucci.

“Eri stato invitato a partecipare sul punto a due riunioni venerdì scorso – ha scritto D’Alessandro, rivolto al collega di partito – Hanno partecipato tutti i consiglieri regionali della provincia di L’Aquila , tranne tu e Giovanni Lolli. Quella è stata l’occasione di confronto con i sindacati, dove ho avuto modo di smontare compulsive ricostruzioni, sempre degli stessi, delle quali ora tu ne sei rimasto vittima, forse, o corresponsabile, da capire”.

“Tu, del resto, non puoi pensare di tenere in ostaggio la Regione perché non stai facendo gli interessi di L’Aquila, né degli aquilani, né degli utenti, ma semplicemente di un gruppo ristretto di pressione, interessi piccolo politici e sindacali, di un sindacato, non di tutti i lavoratori”, è l’affondo di D’Alessandro.

“Te lo scrivo perché così rimane a perenne memoria: la delibera di affidamento in house dei servizi a Tua – ha spiegato il deputato – prevede un adempimento, la definizione dei servizi minimi, delibera approvata dal Consiglio delle autonomie locali, che pare a te non interessi nulla. Non farla significa fare saltare l’affidamento in house, proprio su questo vertono le impugnative”.

“Il punto di vista aquilano non è il centro del mondo, anche perché in questo caso ti stanno tirando contro l’interesse vero degli aquilani, cioè gli utenti, ai quali racconterò che così non vuoi abbassare le tariffe se tutto resta Tpl – ha aggiunto D’Alessandro – che non vuoi levare autobus che portano in media 2,5 persone per qualche amico degli amici, che tra una corsa ed un’altra a volte c’è uno spazio di mezz’ora e forse potrebbe partire una corsa piena piuttosto che due mezze vuote spostando di qualche minuto, in avanti o indietro, la partenza. Non tagliamo a L’Aquila, riorganizziamo, sono innanzitutto gli utenti a volerlo”.

“Spiegherò ai 1600 lavoratori di Tua che fare ciò che tu minacci significherà trascinare di nuovo Tua nel burrone e con essa la loro prospettiva. Ora rifletti, per esempio nel tuo ruolo di presidente di commissione, perché non hai avvertito il bisogno di ascoltare anche le altre sigle sindacali?”, domanda ancora D’Alessandro a Pietrucci.

“Il coraggio non significa ergersi al rappresentante del pezzettino, ma del tutto perché nella funzione regionale siamo chiamati ad essere tutto, non parte. Tu insomma non puoi pensare, tu io nessuno può pensare di piegare la Regione ed il futuro di Tua alla dittatura di interessi immediati, aggiungo di pochi, non certo dei cittadini”, conclude il deputato.

“Ciò che temo tu non conosca, o almeno non percepisca, è l’enorme questione di cui sono vittime le aree interne di questa regione, dell’Abruzzo – è stata la replica di Pietrucci – Aree interne che, bada bene, sono più di mezzo Abruzzo, non una parte insignificante. Aree interne che vanno morendo, qui come in Umbria, in Lazio, nelle Marche, quelle aree interne che soffrono gli svantaggi dovuti al deficit di collegamenti, al clima più aspro e che, in aggiunta, spesso, hanno dovuto affrontare la devastazione dei terremoti”.

“Non faccio altro che essere coerente con quanto ho dichiarato pubblicamente sin dall’inizio del mio mandato da presidente della Commissione Territorio: che sempre avrei privilegiato il confronto. Ed è proprio questo l’elemento chiave della mia posizione perché, vedi, nessuno pensa di non fare la norma sui servizi minimi la cui assenza ha determinato problemi che conosciamo tutti: il punto nodale è fare la norma e velocemente, all’occorrenza apportando ogni modifica o integrazione possibile purché fatta nell’interesse della comunità abruzzese ma farla solo mediante il confronto e realizzarla all’esito di quest’ultimo”, aggiunge Pietrucci.

“E continuerò, bada, non per rinnegare il tuo lavoro. Se è valido, se le ragioni che ho ascoltato sono minoritarie o da gruppettari, il confronto lo farà emergere. Quanto hai fatto, che ho sempre sostenuto, potrà avere maggiore valore solo quando avremo affrontato, punto per punto, ogni passaggio anche se si tratta di un supplemento di dibattito e nessuno ipotizza il confronto con una sola parte. La partecipazione, la discussione, il confronto fanno parte di una responsabilità anch’essa di peso a cui non ci si può sottrarre”. 

“Non vorrei che quanto accaduto il 4 marzo venisse considerato da noi, da una parte di noi, come un incidente un po’ più grave del solito su un cammino tutto sommato tranquillo, tutto sommato comodo, tutto sommato prevedibile nella consueta manifestazione della monotonia della politica, si svolga essa in Parlamento, in Consiglio regionale o nei Consigli comunali. Che sia stato un po’ come bucare una gomma, una scocciatura, niente di più: non vorrei Camillo che ci ostinassimo a non imparare, che perseverassimo nella ideologia dell’efficienza e nell’insegnamento del buon governo, e continuassimo a scordarci che la buona politica è la buona amministrazione, ma anche la capacità di ascoltare la gente. E la sinistra, il centrosinistra, non è niente senza l’umiltà di coltivare il dubbio per fare meglio e stare con chi più ha bisogno. È vero, esiste il rischio del populismo: ma si risolve forse calando dall’alto ogni cosa?”, conclude Pietrucci. (m.sig.)