L’AQUILA – Il senatore Luciano D’Alfonso continuerà a fare il presidente di Regione, assediato dalle opposizioni che vorrebbero le sue immediate dimissioni, ma intanto dovrà rinunciare al relativo al compenso, da oltre 13.800 euro al mese lordi.
Lo ha reso noto lui stesso , pubblicando sulla pagina facebook la determinazione dirigenziale con cui è stato sospeso trattamento economico a far data dal 23 marzo 2018, prima riunione del Senato della Repubblica.
L’atto, che porta la firma di Paolo Costanzi, il direttore amministrativo del consiglio regionale d’Abruzzo, è obbligatorio in quanto ci si trova di fronte ad in una delle situazioni di sospensione delle indennità, per doppio incarico, prevista dalla legge regionale 40 del 2010. Nessuna rinuncia volontaria, insomma.
D’Alfonso nel suo nuovo ruolo da senatore guadagnerà 14.630 euro lordi al mese, sommando indennità, diaria, rimborso per le spese di mandato rimborsi forfettari fra telefoni e trasporti.
L’ultimo stipendio da presidente della Regione di D’Alfonso ha poi subito un taglio di un terzo, su sua esplicita e volontaria richiesta, questa volta, “in ragione del tempo dedicato alla campagna elettorale”.
Seppure a “titolo gratuito”, D’Alfonso continuerà fare il presidente della Regione, rimandando le dimissioni alla convalida degli eletti, che sarà sancita dalla apposita commissione entro 45 giorni dall’insediamento del Senato.
La conseguenza sarà che in Abruzzo si potrebbe tornare a votare anche a primavera 2019, nell’election day delle Europee.Le opposizioni spingono invece per le dimissioni immediate, e altrettanto ritorno immediato alle urne.
Forza Italia fa notare infatti che mentre D’Alfonso “tiene sotto sequestro” la Regione, e “mantiene in piede in due staffe”, la collega parlamentare dem Deborah Serracchiani, senza attendere la ratifica della giunta delle elezioni si dimessa da presidente del Friuli-Venezia, già venerdi nella prima seduta del parlamento della 18a legislatura.
I consiglieri del Movimento 5 stelle chiedono l’intervento del presidente del consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio per lo scioglimento del consiglio, in quanto assicurano i penta stellati, è già in essere l’incompatibilità di D’Alfonso presidente e senatore.
“L’articolo 1 del Regolamento del Senato, infatti, è chiaro e non lascia adito a interpretazioni ‘I senatori acquistano le prerogative della carica (…) dal momento della proclamazione’ mentre l’incompatibilità risulta sancita dalla stessa Costituzione della Repubblica che all’articolo 122 dice che ‘nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio regionale e ad una delle Camera del Parlamento o ad un altro Consiglio regionale”, hanno spiegato giovedi scorso in conferenza stampa.





