L’AQUILA – “Lo avevo scritto nel libro L’inverno di Monti, c’è stata l’inversione della rappresentanza: i ricchi votano Partito democratico e i poveri a destra. Il popolo degli abissi, quello composto dagli umili, dagli ultimi, da chi teme di essere licenziato e di uscire di casa. La sinistra scomparsa? Non lo sarebbe se fosse una vera sinistra. In Inghilterra il Partito laburista non è scomparso, in Francia c’è Melenchon”.
Questo il ‘succo’ delle elezioni politiche italiane che hanno visto il crollo del Partito democratico e della sinistra e l’imporsi del Movimento 5 stelle, primo partito in Italia, e del centrodestra a guida Lega, per Giulio Sapelli, economista e scrittore, già ordinario di Storia economica presso l’Università degli Studi di Milano.
“In realtà non è scomparso il Pd – commenta Sapelli – sono invece scomparsi i diessini, cioè i D’Alema, i Bersani, quelli che negli anni ’90 parlavano contro la Cgil. I nodi sono venuti al pettine”.
“So che in Abruzzo una delle ultime vertenze, drammatiche, ha riguardato la Honeywell, ma non solo, penso anche alla Intecs dell’Aquila – dice ancora – Quando ci sono di mezzo i fondi di investimento che scappano all’estero, si deve fare come in altri Paesi che non hanno la Cassa depositi e prestiti, che non è una Banca di Stato, non è l’Iri, ma qualcosa governato da un clan del neopatrimonialismo, dalla massoneria franco-cinese dei Costamagna e dei Bassasini”.
Dunque, per Sapelli, “se manca un fondo di investimento come Cerberus che investe per trent’anni, a parte delle leggi un po’ più rigide, serve un fondo sovrano che intervenga. In Norvegia usano i fondi che derivano dal petrolio, noi dovremmo inventarci altro ma sempre in quella direzione”.
Senza ripercussioni sul debito pubblico, spauracchio utilizzato ovunque, salvo rare eccezioni, dalla tribuna politica al bar.
“Le borse dovevano crollare, lo spread si doveva alzare, ma come si è visto non è successo nulla – puntualizza l’economista – perché il debito pubblico più alto del mondo non è un problema. Dobbiamo quindi intervenire su queste crisi anche in altri settori, come nei call center dell’Aquila”.
“Cosa mi spaventa di questa situazione? Non certo l’instabilità politica, sono convinto che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che non è Giorgio Napolitano che serviva gli interessi stranieri, interverrà saggiamente. Qui il rischio è che si inasprisca il contrasto sociale. C’è bisogno di una tregua. Dovrebbero cominciare gli imprenditori evitando per un po’ di licenziare e di ristrutturare. E se ci sono le crisi, ribadisco, deve intervenire lo Stato”, conclude.




