CAGNANO – Fare assoluta chiarezza sugli gli effetti negativi sulla salute e sull’ambiente derivanti dalla combustione all’interno del cementificio di Cagnano Amiterno, oggi di proprietà di Italcementi, del Css, di fatto un combustibile derivato dai rifiuti.
Questa la richiesta unanime ribadita nella riunione che si è ieri tenuta nell’auditorium “Valerio Del Tosto” di Pizzoli, organizzata dal comitato “Aternoaria”.
Il css derivato dalla lavorazione dei rifiuti urbani, essenzialmente plastica e carta, è a Cagnano utilizzato in parziale sostituzione del petcoke, sottoprodotto della raffinazione del petrolio.
Agli esperti in materia che assicurano che il ccs inqunina meno del petcoke, e costa anche molto meno, i comitati ribattono con altri studi che invece ne attestano una pericolità anche superiore, che “non minaccia solo i cittadini che vivono a ridosso del cementificio, ma tutti gli aquilani, anche quelli che abitano nel capoluogo, perché la ricaduta degli inquinanti e dei metalli pesanti derivati dalla combustione non rispetta i confini territoriali”.
Dal cementifico dipende l’economia dell’intero comprensorio, duramente colpito dai terremoti del 2009 e del 2016, visto che dà lavoro a oltre 250 persone contando anche l’indotto. Un cementifico prima di proprietà della Sacci, poi passato a Cementir del gruppo Caltagirone, che a sua volta ha da poche settimane completato la cessione, di tutte le attività italiane, a Italcementi, controllata dal gruppo tedesco Heidelberg Cement.
I sindacati, a tal proposito attendono la convocazione da parte della Regione Abruzzo di un incontro con i vertici della nuova proprietà, per avere tutte le garanzie sul mantenimento degli attuali livelli occupazionali nel sito abruzzese, in rispetto dell’accordo sottoscritto nel 2016 con gli ex proprietari, che aveva legato la proroga della concessione della miniera, al mantenimento dell’attività a Cagnano, e ad investimenti anche sul fronte della sicurezza e della tutela dell’ambiente e della salute.



