L’AQUILA – Sepolture “molto superficiali e insolitamente distanti” dalla chiesa di riferimento del centro storico dell’Aquila, quella di Santa Maria di Paganica: sono i primi dettagli svelati dagli archeologi della Soprintendenza che stanno ancora lavorando sui ritrovamenti ossei spuntati durante i lavori di scavo per la realizzazione del tunnel dei nuovi sottoservizi.
Le indagini sugli scheletri rinvenuti sono ancora in fase preliminare ed è stata scandagliata solo una piccola area proprio di fronte il restaurato palazzo Ardinghelli, futura sede del museo Maxxi.
Ma le stranezze subito notate dagli esperti sono appunto “la superficialità delle sepolture, poste a una profondità davvero minima dal manto stradale – spiega ad AbruzzoWeb Rosanna Tuteri, archeologa della Soprintendenza – e la distanza dalla chiesa, il che fa riflettere su fin dove potesse arrivare lo spazio utilizzato per far valere il cosiddetto ius sepeliendi, ovvero il diritto di sepoltura riservato, appunto, alla chiesa di Santa Maria Paganica”.
Da quanto si apprende, invece, da fonti tecniche interne al cantiere, non sono stati ritrovati, per ora, oggetti a corredo delle tombe e i resti ossei sono in cattivo stato di conservazione.
L’assenza di frammenti di ceramica rende più difficile farsi un’idea della datazione degli scheletri, per i quali si dovrà attendere l’eventuale esame antropologico per saperne di più.






