ATRI – “Ma vi sembra normale assistere impotenti a cacciatori che scorrazzano liberamente sui campi di tua proprietà per una battuta al cinghiale, per di più in un Sito di interesse comunitario, dove la caccia dovrebbe essere proibita?”
È lo sfogo del signor Giorgio Pavoni, di Atri, in provincia di Teramo. Infuriato per via di una battuta di caccia al cinghiale che il 19 settembre si è svolta all’interno del Sito d’Interesse Comunitario (“SIC” – IT7120083), che costeggia la Riserva Naturale Regionale “Calanchi di Atri”. Dove Pavoni vive e dove ha un allevamtno di cavalli e campi coltivati.
Pavoni, cha dunque sporto denuncia presso il comando dei Carabinieri di Teramo, evidenziando che visto che la legge regionale 10 del 2004, ovvero “il Piano di Controllo della popolazione della specie cinghiale sull’intero territorio regionale”, dice chiaro è tondo che l’attività venatoria è vietata nei “territori ricompresi nelle Aree protette di istituzione nazionale, regionale o provinciale, di competenza specifica dei rispettivi gestori, sia Aree della Rete Natura 2000, quali Zps e Sic”. e che “il divieto di caccia nelle aree sic è ribadito anche nella delibera 224 del 28 aprile del 2017, che regola in modo più puntuale la caccia di selezione al cinghiale”
“Chiedo che venga fatta chiarezza – incalza Pavoni – su chi e come ha autorizzato questa battuta di caccia. Ho assistito impotente al transito di diversi fuoristrada, sulla strada adiacente alla mia abitazione, che è situata all’interno del territorio Sic, in direzione di un fondo di mia esclusiva proprietà, il cui accesso per di più era bloccato da una catena”.
E non solo: come il signor Pavoni scrive nell’esposto, “diversi individui armati di carabine e accompagnati da diversi cani da caccia si sono inoltrati a piedi all’interno del mio fondo”.
Pavoni denuncia anche il fatto che i fuoristrada sono passati su altri campi agricoli coltivati a fieno, “lasciando diversi solchi nel terreno e danneggiando le coltivazioni”. E che “non era presente alcun cartello a segnalazione dello svolgimento della battuta di caccia come pure prescrive la legge”.
“Non sono a precisndere controp la caccia, mi rendo conto che il proliferare degli ungulati rapprestrnato un serio problema, ma l’attività venatoria non può diventare un far west, le regole vanno rispettate”.
Ad allertare le autorità la moglie del signor Pavoni. Per interrompere la battuta di caccia è stato però decisivo l’intervento del presidente della Riserva naturale dei calanchi di Atri, Adriano De Ascentiis, dopo varie telefonate alle autorità competenti. Quando oramai i cacciatori, dopo ore di battuta, stavano caricando numerose carcasse di cinghiale sui propri fuoristrada.






