L’AQUILA – “Il 22° elenco di contributi per la ricostruzione dell’Aquila uscirà prima di settembre: comunque le commesse a due cifre milionarie sono finite, nei prossimi anni si dovrà lavorare con importi modesti e perciò bisogna velocizzare le procedure”.

La promessa ad AbruzzoWeb è del sindaco del capoluogo, Pierluigi Biondi, che nega che l’uscita dell’elenco possa saltare un giro dopo che la lista di lavori finanziati attesa per luglio è slittata a data da destinarsi, a causa dello scarso importo complessivo delle pratiche, 30 milioni a fronte dei 100 auspicabili.

“Il tiraggio è più complicato, oggi sono stato per 3 ore presso gli uffici del settore Ricostruzione per capire come sbloccare l’impasse anche perché di ‘ciccia’ ce n’è ancora tanta – prosegue – Tuttavia, una pratica da 30 milioni di euro per un palazzo in centro o 30 pratiche da 1 milione non sono certo la stessa cosa”.

Nell’ambito di una fitta giornata di “tavoli” in Regione Abruzzo, Biondi, che ha tenuto per sé le due deleghe alla Ricostruzione pubblica e privata, ha incontrato anche il presidente dell’Ordine degli ingegneri, Elio Masciovecchio.

“Ho proposto di creare un metodo di premialità e penalità per velocizzare la presentazione delle pratiche e lui si è detto d’accordo”, svela, annunciando una prima ipotesi di superamento dello scontro tra Comune e tecnici che ha caratterizzato l’ultimo anno del precedente mandato di centrosinistra.

“Insultare i tecnici ha poco senso, perché i problemi possono essere molteplici, così come creare delle liste di proscrizione non serve a niente, ma serve inchiodare chi non rispetta i termini”, conclude Biondi, bocciando i metodi adottati a fine quinquennio da un esasperato Pietro Di Stefano, precedente assessore.

Nel 2017 sono usciti, fin qui, solo due elenchi di contributi: il 20° (a marzo) da 83 milioni e il 21° (a maggio) da 67, per un totale di 150 milioni.

Volendo far rientrare sulla carta nell’annualità 2017 anche il 19°, da 80 milioni, che risale al 27 dicembre 2016, si arriva a circa 230 milioni a metà anno, a fronte di una richiesta, negli anni duri della contestazione ai governi, quando i fondi non c’erano, di 1 miliardo ogni 12 mesi.