TERAMO – Il Partito democratico in Regione Abruzzo è attraversato da preoccupanti movimenti e a ballare è sempre di più la poltrona dell’assessore all’Agricoltura Dino Pepe.
Isolato nella maggioranza, messo “sotto tutela” dal presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e dal capo dipartimento Antonio Di Paolo, e soprattutto inviso dall’altro teramano dem della maggioranza, il capogruppo Sandro Mariani.
Pepe è, infatti, è considerato, a torto o a ragione, il principale responsabile dei ritardi con cui si stanno spendendo le preziosissime risorse del Piano di sviluppo rurale (Psr) 2014-2020, e del generalizzato scontento per l’operato della Regione da parte di agricoltori, cacciatori, allevatori e financo produttori vitivinicoli, a cui Pepe, che proviene dalla Val Vibrata, terra di vigne e prestigiose cantine, è storicamente legato.
A rendere evidente questo conflitto, che covava a tempo sotto la cenere, sono state le plateali critiche rivolte da Mariani all’assessore Pepe nel corso di una riunione con i cacciatori, arrabbiati per le scelte della Giunta, tenuta martedì scorso a Castelnuovo Vomano (Teramo).
C’entra qualcosa, però, anche la partita politica nel Comune di Teramo, dove il sindaco di centrodestra, Maurizio Brucchi. è appeso ad un filo, e dove Pepe sostiene ancora una volta l’ipotesi di ricandidare a sindaco del centrosinistra Manola Di Pasquale, del Partito democratico, attuale presidente del Istituto zooprofilattico, già sconfitta e pure malamente da Brucchi nelle ultime elezioni. Un’ipotesi di cui Mariani non vuole sentir parlare.
Tornando alla riunione con i cacciatori: il capogruppo ha preso le parti di quelli che contestavano all’assessore alcuni aspetti delle politiche venatorie, in particolare l’emarginazione nel Piano regionale degli gli Ambiti territoriali di caccia (Atc). Molto contestata anche la scelta di Pepe di scegliere come suo dirigente Giovanni Castiglione, arrivato in regione dalla Provincia di Teramo, e molto inviso agli Atc.
Non è un caso, poi, che a dare una tirata d’orecchie a Mariani sia stato il circolo Per il Pd, dietro cui c’è, guarda caso, la Di Pasquale.
“Il capogruppo deve difendere il proprio assessore, deve lavorare e adottare comportamenti che favoriscano la crescita della squadra – si legge in un loro comunicato stampa – Il capogruppo, per l’appunto, deve fare gruppo, e non prestarsi a uscite pubbliche che finiscono per danneggiare la propria maggioranza. Forse questo aspetto del ruolo che ricopre non è ancora chiaro al consigliere Mariani, a cui vogliamo ricordare che i nostri e i suoi avversari politici sono il centrodestra e il populismo del Movimento 5 stelle”.
Una rampogna che nell’animo di Mariani ha lasciato il tempo che ha trovato e che non sortirà, c’è da esserne certi, nessun effetto: i motivi di attrito tra Mariani e Pepe sono molteplici e sempre più profondi. Anche quelli di anagrafe e campanile: il primo è originario di Campli, dov’è stato anche assessore, e ha i feudi elettorali nell’entroterra teramano. Il secondo, come detto, è espressione della costa della Val Vibrata.
Basti citare, a tal proposito, la vicenda del gruppo di azione locale (Gal) Gran Sasso Laga, che riunisce aziende e amministrazioni del territorio di Mariani, che non è stato ammesso a finanziamento nel bando del Psr, perché prorogato a poche ore dalla chiusura dei termini, e per soli tre giorni con atto formale del governatore, Luciano D’Alfonso.
Mossa che ha consentito di presentare la sua domanda a un ottavo incomodo, il Gal Terreverdi Teramane, che è stato poi ammesso tra i sette finanziabili, a discapito appunto del Gran Sasso Laga, che pure aveva presentato nei termini la sua domanda.
Non è sfuggito a nessuno, e a Mariani in primis, che il Terreverdi Teramane è espressione del territorio dell’assessore Pepe.
L’attrito tra il capogruppo Pd e Pepe si sta acuendo in queste settimane, anche perché a vacillare è pure la poltrona del sindaco di Teramo Brucchi, a causa degli scontri intestini nella coalizione. E dunque si potrebbe andare a votare molto prima della scadenza naturale della legislatura.
Come detto Pepe vuole riprovarci con la Di Pasquale. Ma Mariani, assieme al parlamentare Tommaso Ginoble, al presidente della Provincia, Renzo Di Sabatino, e al coordinatore provinciale Gabriele Minosse, ritiene l’ipotesi un vero e proprio incubo e tutti costoro spingono per la candidatura di Giovanni Cavallari, vigile del fuoco ed ex consigliere comunale del Pd.
Mariani e la sua corrente lo avrebbero già voluto candidato nel 2013 e poi nelle elezioni del 2015, dove, però, a essere investita è stata la Di Pasquale, ricevendo una mazzata al primo turno, fermandosi al 25,1% contro il 49,7 del centrodestra di Brucchi, e non riuscendo, poi, a recuperare il divario al secondo turno.



