L’AQUILA – Il simbolo del Partito democratico è passato di moda? La domanda potrebbe sorgere a giudicare dagli stili di comunicazione di alcuni candidati a consigliere comunale alle prossime elezini amministrative dell’Aquila, che vedono fin qui la scomparsa del logo dai loro materiali elettorali.

Forse inevitabile, se si pensa lo stesso candidato sindaco, Americo Di Benedetto, nella sua grafica non accenna minimamente al suo partito, appunto il Pd: il colore dominante è l’azzurro, solitamente utilizzato dal centrodestra, con un monogramma ADB che per la verità ricorda un po’ il logo della società Aeroporti di Roma.

Allo stesso modo, per esempio, di Emanuela Di Giovambattista, assessore uscente al Sociale, che ha adottato un carattere esile ed elegante e una grafica color tortora con lo slogan caratterizzato dall’immancabile hashtag, #laconcretezzadiunadonna.

Oppure Alessandro Tomassoni, vice presidente della settima circoscrizione, che si affida al claim “L’impegno come lotta”, stavolta senza ‘cancelletto’.

In entrambi i casi compare la scritta Partito democratico ma non il caratteristico logo con la P verde e la D bianca che vanno a costituire il tricolore sullo sfondo rosso.

Sia la Di Giovambattista che Tomassoni propongono la sola scritta con il simboletto dell’ulivo, retaggio della storica coalizione nazionale di Romano Prodi che vinse le Politiche del 2006.

Il simbolo circolare del Pd appare altrove, sul retro dei santini o altri materiali, ma comunque la scelta curiosa da un lato testimonia la ricerca di uno stile diverso, dall’altro conferma che l’immagine dei partiti, pure in una piazza forte come L’Aquila, forse non gode di ottima salute.