L’AQUILA – Entrambi disponibili a essere il candidato sindaco, di fatto, anche se solo a determinate condizioni e ciascuno aspetta un cenno dalla coalizione del centrodestra aquilano.
Possono essere riassunte così le posizioni di Marcello De Angelis e Luca Bergamotto, che da qualche giorno arricchiscono il già nutrito totonomi per la candidatura a sindaco dell’Aquila per il centrodestra, con il secondo, in particolare, considerato “in grado di riunire tutti” dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, Guido Liris, a dispetto dei no già incassati da Giancarlo Silveri (Riscatto popolare) e Pierluigi Biondi (Fratelli d’Italia).
Le strade dei due ultimi nomi usciti, tra l’altro, si incrociano. De Angelis, che ad AbruzzoWeb spiega di non essere stato contattato “in modo formale, e per formale intendo che ci sia un gruppo di persone che ha un progetto in mente e mi dica di volerne far parte”, svela come un anno fa lui stesso abbia chiesto “un impegno a Bergamotto” che, però, “ha più volte detto che è interessato a continuare la sua ottima intrapresa, che gli permette di intervenire in maniera costruttiva sulla vita della città e gli dà le sue soddisfazioni”.
Una posizione che deve essere mutata nel tempo dal momento che oggi Bergamotto, editore di Laqtv, già consigliere regionale e comunale, nonché candidato sindaco nel 2007, pur non rilasciando dichiarazioni a questo giornale, lascia intendere di essere pronto a valutare una proposta di candidatura.
Una disponibilità che, in questo caso virgolettata, arriva anche da De Angelis, come già in passato. “Sono a disposizione, in qualsiasi ruolo, ma recentemente nessuno mi ha contattato in modo formale. Si parla solo tra amici, di tante cose e anche delle elezioni dell’Aquila, ma non di me…”, continua.
“Siamo amici, ci stimiamo, sarebbe arrivato il momento di quagliare, se lo si vuol fare basta un giro di telefonate – fa poi notare l’ex deputato e senatore – Parliamo di tutte persone che si incontrano e vivono vicine, se la maggior parte di loro condividesse questa necessità l’accordo si troverebbe la sera stessa, non siamo alle Nazioni Unite!”.
“A suo tempo ho risposto quello che risponderei anche adesso – ricorda ancora De Angelis – vorrei vedere se c’è una squadra a lavoro, un tavolo attorno al quale si possa ragionare, intendersi sul percorso. Invece è successo il contrario, come era prevedibile, nessuno ha parlato di una proposta alternativa per L’Aquila, ciascuno porta avanti se stesso, è tutto un tirare nomi come sassi nello stagno, bisogna prima intendersi, mettersi d’accordo su un percorso, e a quel punto, chiunque sia, do un contributo”.
De Angelis, per il quale “si sono persi mesi importanti”, c’è tuttavia “ancora tempo” affinché si verifichino le condizioni per la riunificazione del centrodestra, che a oggi ha in campo almeno tre candidati: i già citati Biondi e Silveri e poi Luigi D’Eramo, sostenuto da Noi con Salvini.
“Si parla tra amici, il problema è stato posto e risposi che sono al servizio di una comunità, non stabilisco un ruolo – chiarisce ancora – Se posso essere utile per perorare la candidatura di ciascuno lo faccio, sono a disposizione in qualsiasi ruolo ma la premessa è che ci sia un quadro di collaborazione definito estremamente ampio, la partita è molto difficile, a queste condizioni non mi candiderei mai e lo sconsiglio a tutti i miei amici, se la battaglia si può vincere la si combatte, ma in ordine sparso no!”.
Poi, l’esortazione: “Sarebbe arrivato il momento di quagliare, bisogna capire dove si vuole andare, il problema non è legato ad un nome ma a un percorso, se siamo d’accordo che la partita si possa giocare con possibilità dignitose di giocarla allora la giochiamo. Se l’idea è di mettere insieme la non-sinistra, alternativa al Pd, si fa, ma bisogna capire se c’è la volontà”.
Sconsigliata, in ogni caso, l’ipotesi delle primarie, perché per De Angelis “in queste condizioni spaccano anziché unire, funzionano come le fa il Pd, che prima decide chi deve vincere e poi sceglie un antagonista dignitoso, che ha diritto a rappresentare la minoranza, ma si fanno attraverso percorsi intelligenti”.
Difficile, infine, a suo dire, che dal tavolo nazionale della coalizione esca un candidato diverso da quelli già in campo: “Se è costituito dagli attuali tre partiti del centrodestra è plausibile che esca un nome che non appartenga a questi tre?”.





