TERAMO – È scontro in Abruzzo sulla riapertura delle scuole: con la discussa ordinanza per l’entrata anticipata in zona arancione firmata dal presidente della Regione Marco Marsilio, infatti, oggi sono tornati in classe gli alunni delle seconde e le terze medie, fatta eccezione per gli istituti del Comune di Teramo, che proseguiranno con la didattica a distanza per volontà del sindaco e presidente regionale Anci Gianguido D’Alberto che l’ha definita “una decisione di responsabilità”, sottolineando che “il conflitto istituzionale creato dall’ordinanza del presidente Marsilio è inaccettabile se riferito alle scuole”.
Insorgono i sindaci di centrodestra della provincia che ne chiedono le dimissioni da presidente Anci, in particolare quelli di Atri, Ancarano, Campli, Castel Castagna, Colledara, Colonnella, Corropoli, Giulianova, Montefino, Montorio al Vomano, Morro d’oro, Monetfino, Nereto, Notaresco, Penna Sant’Andrea, Pietracamela, Silvi, Tortoreto, Torricella Sicura.
E il presidente Marsilio, in un’intervista a Rete8 commenta: “Vorrei capire perché ieri faceva lo shopping con i negozi aperti e oggi non apre le scuole come fanno invece gli altri sindaci, peraltro approfittando di una ruolo, quello di presidente di Anci, che gli consente di parlare direttamente con gli uffici scolastici provinciali e regionali. A differenza dei suoi colleghi che non sono stati consultati, ho ricevuto da molti sindaci del teramano questa protesta. Penso che sia molto ipocrita aver fatto che ciò che gli è piaciuto e gli è aggradato della mia ordinanza, aver acceso le luminarie e festeggiato con i commercianti all’inizio dello shopping, mentre gli studenti non possono tornare a scuola”.
Per sindaci D’Alberto ha stabilito “in maniera assolutamente isolata e non condivisa con gli altri primi cittadini del territorio – di non far rientrare in aula gli studenti delle classi seconde e terze della Scuola Secondaria di Primo Grado del Capoluogo, lasciando dunque oltre mille alunni a casa con la didattica a distanza. Una decisione non seguita da nessun altro Comune del teramano, in cui tutti gli studenti (dalla Primaria alla Secondaria di Primo Grado) stanno seguendo le lezioni in presenza, in ottemperanza all’Ordinanza del Presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio. Quanto accaduto è molto grave, D’Alberto avrebbe dovuto condividere con tutti i sindaci le motivazioni che lo hanno portato a non riaprire, considerando che si è confrontato con gli uffici sovracomunali, cosa che ha potuto fare come rappresentante dell’Anci e quindi grazie a tutti noi, salvo poi non condividerne i contenuti e gli esiti, poiché forse immaginava il disaccordo degli altri amministratori, come dimostrano i fatti: D’Alberto è stato l’unico sindaco della Regione ad aver chiuso le scuole”.
“Peraltro con atteggiamento ipocrita se si pensa che nello stesso giorno, oltre all’Ordinanza di chiusura, ha divulgato in tutti i modi iniziative di ogni genere nella città di Teramo come ad esempio le luminarie che, alla loro accensione, hanno creato non pochi assembramenti, denunciati sui social. Nel farlo ha detto che ciò rappresentava una speranza, è bene che il Sindaco rifletta sul fatto che riaprire le scuole vuol dire riaprire le porte della formazione che deve essere permanente e continua, perché deve durare per tutto l’arco della vita. Questa è una certezza, non una “speranza”. Per queste ragioni ne chiediamo le dimissioni da presidente Anci”.
“Quanto accaduto è ancor più grave se si pensa che in Prefettura, alla presenza di tutti i sindaci, lo scorso mese di marzo, D’Alberto invitò con forza il sindaco di Atri Piergiorgio Ferretti a riaprire le scuole dopo averne disposto la chiusura alla luce del primo caso positivo di CoVid-19 che si verificò a Roseto degli Abruzzi, considerando la presenza di oltre 150 ragazzi di Roseto frequentanti gli istituti atriani. Stesso invito, nell’ottica della condivisione, fu rivolto al Sindaco di Roseto il quale aveva assunto una decisione analoga. Richieste di condivisione ripetute nei mesi seguenti ed oggi autonomamente disertate proprio da chi ne aveva fatto un cavallo di battaglia”.
“D’Alberto, evidentemente ora mosso da meri fini politici, sta sfruttando vergognosamente la scuola ed è gravissimo da parte di un Sindaco del capoluogo che dovrebbe rappresentare una guida, invece non è stato seguito da nessuno buttando il comune capoluogo nel baratro dell’isolamento istituzionale. La sua azione è ancora più grave se si pensa che lui stesso nella chat collettiva dei sindaci del Teramano ci aveva informato, la sera del 6 dicembre, che l’Ordinanza di Marsilio, salvo revoche o impugnazioni che al momento non ci sono state, andava seguita e che aveva saputo la cosa da fonti prefettizie. Si tratta di un atteggiamento scarsamente autorevole e poco dignitoso da parte di chi pretende di rappresentare i Comuni della Regione in nome dell’Anci che denota scarso senso istituzionale. Potersi confrontare con gli uffici scolastici e regionali non è semplice per tutti mentre lo è per lui che ne ha i contatti grazie al suo ruolo con il quale ci rappresenta e non condividerne le informazioni con noi, sfruttando però la nostra rappresentanza, è cosa gravissima. Ecco perché noi sindaci chiediamo le sue dimissioni da presidente Anci”, concludono.
Sulla questione interviene anche Fiore Febbraro, vice commissario provinciale Lega Teramo: “Il sindaco della città di Teramo è in totale contro tendenza e nei confronti della ministra Lucia Azzolina che preme sulla riapertura delle scuole e nei confronti dell’ordinanza del presidente Marsilio contro cui si sono scagliati Pd e 5S lamentando un’avventata decisione da cui potrebbe scaturire un’imminente terza ondata. Non si capisce perché D’Alberto abbia consentito l’apertura degli esercizi commerciali, o la ripartenza per dirla in chiave giallo-rossa, ma abbia lasciato a casa tutti gli studenti della seconda e terza media contravvenendo alla tesi delle scuole sicure sciorinata dalla governance nazionale e sostenuta dallo stesso D’Alberto, nello scorso mese di marzo, quando chiese con insistenza di lasciare le scuole aperte a seguito dei primi casi covid19 nelle scuole della costa teramana. Molto più semplicemente il buon D’Alberto ha utilizzato la vecchia tecnica del ‘un colpo al cerchio e uno alla botte’ per non scontentare nessuno”.






