L’AQUILA –  Il presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, a 35 anni dal terremoto in Friuli (oggi, 6 maggio, l’anniversario) ritiene che la ricostruzione di case e industrie con le modalità di quello che è stato battezzato il ‘modello Friuli’ non sia riproponibile in Abruzzo, eccetto che nella parte che riguarda la Protezione civile.

“Sono cambiati i tempi, ci sono tecniche più veloci di ricostruzione. Però il modello della Protezione civile sì, è quello vincente, senz’altro”.

Se in Abruzzo la ricostruzione non procede speditamente come fu per il Friuli, secondo il governatore è perché “sicuramente non ci sono le risorse che c’erano quella volta, in percentuale al rapporto della qualità dell’intervento”.

Inoltre aggiunge Tondo “nel 1976 in Friuli c’era la solidarietà nazionale e internazionale molto più forte e lo Stato potè disporre di molte più risorse di quanto corrisposto all’Abruzzo adesso”.

COSA ACCADDE NEL 1976

Il terremoto del Friuli fu un sisma che colpì il Friuli, e i territori circostanti, alle ore 21:06 del 6 maggio 1976, con ulteriori scosse l’11 e 15 settembre.

La scossa di Maggio

La zona più colpita fu quella a nord di Udine, con epicentro il monte San Simeone situato tra i comuni di Trasaghis e Bordano nelle vicinanze di Osoppo e Gemona del Friuli e forza pari a 6,4 della magnitudo momento[3], e intensità pari al decimo grado della scala Mercalli.

La scossa, avvertita in tutto il Nord Italia, investì principalmente 77 comuni italiani con danni, anche se molto più limitati, per una popolazione totale di circa 80.000 abitanti, provocando, solo in Italia, 989 morti e oltre 45.000 senza tetto. Anche la zone dell’alta e media valle del fiume Isonzo, in territorio jugoslavo (oggi sloveno) venne colpita, interessando in particolare i comuni di Tolmino, Caporetto, Canale d’Isonzo e Plezzo.

Le scosse di settembre

I danni del terremoto del maggio 1976 furono amplificati da altre due scosse, a fine dell’estate.

L’11 settembre 1976 la terra tremò di nuovo: si verificarono infatti due scosse alle 18:31 e alle 18:40, la prima delle quali del 5,8 della scala Richter[4].

Il 15 settembre 1976 prima alle ore 5:00 circa e poi alle ore 11:30 si verificarono ulteriori scosse di oltre 10 gradi della scala Mercalli. Tutto quello che era rimasto ancora in piedi dopo il 6 maggio, crollò definitivamente. I comuni di Trasaghis, Bordano, Osoppo, Gemona del Friuli, Buja e Venzone furono completamente rasi al suolo, in quanto furono le località maggiormente colpite. La popolazione di quei comuni fu trasferita negli alberghi di Grado, Lignano Sabbiadoro, Jesolo e altre località marittime. Là furono ospitati anche i terremotati di altri comuni, rimasti senza alloggio.