L’AQUILA – Le follie delle feste per il Capodanno sono già alle spalle.

In molti oggi saranno ancora un po’ annebbiati per qualche bicchiere di troppo, ma per gli abruzzesi il mal di pancia rischia di durare molto di più.

Il 2012 è appena all’inizio ma la stangata già bella e servita dal governo di Mario Monti, con aumenti e rincari che riguarderanno tasse e beni di consumo di cui difficilmente si può fare a meno, in questa regione rischia di fare ancora più male.

LA STANGATA ITALIANA…

Le frustate sui contribuenti sono arrivate dai provvedimenti adottati dal governo del Professore, in attesa della cosiddetta “fase 2” per lo sviluppo del Paese.

Tutte le famiglie italiane, quindi anche quelle abruzzesi, dovranno fare i conti con aumenti su luce (+ 4,9 per cento) e gas (+ 2,7 per cento) e anche guardare la televisione costerà di più in virtù dell’aumento sul canone Rai di 1,50 euro.

Viaggiare in auto sarà sempre più un lusso, considerati gli aumenti di pedaggi autostradali e benzina, annunciati da tempo. Per fare il pieno alla macchina serviranno mediamente 17 euro in più.

Da questa mattina chi si metterà in viaggio sulle autostrade A24 e A25 prepari qualche monetina in più per il casello: scattano gli aumenti annunciati dalla società di gestione Strada dei parchi Spa. Salassi anche nei tratti abruzzesi dell’A14.

Maggiorazioni che si attestano sull’8,06 per cento: in termini pratici, un’aggiunta dai 10 cent a 1,10 euro per le autovetture A.

Sempre da oggi, sommando tutto, tra aumento della benzina, dei pedaggi autostradali, delle bollette di luce e gas e del canone Rai, e gli effetti della manovre di Silvio Berlusconi e Monti, le famiglie italiane si ritroveranno a dover sborsare, secondo Adusbef e Federconsumatori, circa 2.100 euro in più.

…E QUELLA ABRUZZESE

In Abruzzo la situazione è anche più dura da digerire, la stangata ancor più disastrosa.

Sui cittadini della regione verde d’Europa, infatti, peseranno come una spada di Damocle il debito strutturale, la spesa sanitaria e gli impacci della ricostruzione.

Il debito è una gigantesca zavorra da 3 miliardi di euro. Frutto di decenni di gestione allegra e dissennata, Gianni Chiodi e la sua Giunta hanno cominciato a metterci mano per ridurlo (inizialmente il conto era di 4 miliardi) ma la strada è ancora tanto lunga, si guardi al bilancio approvato di recente, uno strumento finanziario battezzato con l’abusata ma sempre efficace espressione “lacrime e sangue”.

Quanto alla spesa sanitaria, l’Abruzzo è ormai vicino al rientro, per il governatore è cosa fatta, anche se formalmente viene ancora considerato tra le “regioni canaglia”.

Nella nostra regione, infatti, fino a qualche tempo fa le accise sui carburanti erano tra le più alte. Un provvedimento adottato per far fronte alle passività registrate proprio nel settore sanitario: a novembre la Giunta Chiodi lo ha ritirato, aumentando però del 10 per cento il bollo perché da qualche parte i soldi per saldare i ‘buffi’ si devono pur trovare.

E ancora, in una larga parte della regione c’è la crisi legata alla mancata ricostruzione post-terremoto: il blocco dei cantieri (non siamo qui a cercare colpevoli e responsabili, per quello ci sarà tempo), la cassa integrazione che non ha risparmiato i lavoratori dell’edilizia, la disoccupazione hanno  peggiorato un quadro di per sé desolante in una città ancora alla ricerca di se stessa a quasi tre anni dal dramma del 6 aprile 2009.

Chi ieri sera ha allargato un pochino la cinghia si prepari a tirarla già da oggi. Il 2012 è appena iniziato è già si è capito che aria tirerà.