L’AQUILA – Zona franca urbana, è ancora buio totale.

Dopo la giornata delle conferenze stampa in cui ognuno ha voluto dire la sua, il commissario della ricostruzione, Gianni Chiodi, il vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, l’assessore regionale alla Protezione civile Gianfranco Giuliante, vari esponenti politici di ogni ordine e grado, nonché le associazioni di categoria, la situazione delle misure che dovrebbero ridare slancio all’economia del “cratere” appare oscura e contraddittoria.

In tanti si sono affannati a dare la propria chiave di lettura sulla questione ma nessuno che ancora chiarisca cosa di deve fare: “In attesa della zfu intanto partiamo con il ‘de minimis'”, hanno detto quasi tutti.

Bene: ma come si accede al “de minimis”, cioè la norma che consente di erogare alle imprese fino a 200 mila euro in tre anni senza passare per il nulla osta della Commissione europea? Chi deve fare il bando? Chi può partecipare? Quali sono le risorse?

Su questi quesiti silenzio totale di chi ha in mano le leve delle decisioni.

Appare, quindi, abbastanza evidente che il tema sia diventato più un feticcio da spendere per la campagna elettorale dell’Aquila piuttosto che un argomento di dibattito maturo per trovare una soluzione alla crisi economica e garantire una boccata d’ossigeno alle aziende del territorio.

Che le faccende del voto della prossima primavera si intreccino con l’aspetto tecnico su zfu o “de minimis” è dimostrato dal comunicato diramato dal coordinatore aquilano dell’Italia dei valori, Lelio De Santis che ha ammesso: “l’impegno principale dei maggiori attori dell’attività politico-istituzionale non è quello di servire una comunità allo stremo, cercando ognuno di fare di più e meglio, di concertare le decisioni e di fare insieme, ma è solo quello di indire conferenze stampa per polemizzare e per alzare la voce contro limiti e omissioni dell’altro”.

L’esponente dipietrista non salva nessuno: “I protagonisti hanno un nome e un cognome: Gianni Chiodi, il super presidente che dichiara ogni giorno con una bella faccia tosta che sta facendo ricchi gli aquilani, Giorgio De Matteis, proconsole del presidente, che un giorno promette oro e argento e il giorno seguente si esercita in polemici e vuoti formalismi, Massimo Cialente, il sindaco-Tentenna che prima ha assecondato i poteri della gestione commissariale, ora attacca e contesta tutto, spesso arrivando quando i buoi sono usciti dalla stalla”.

Per il centrosinistra una nuova gatta da pelare, un partito di maggioranza che usa per il primo cittadino del Partito democtatico l’appellativo poco nobile di “Tentenna”, coniato per l’esitante regnante sabaudo dell’Ottocento Carlo Alberto, ma che mantiene in Giunta un suo assessore di riferimento, Pierluigi Pezzopane, dà la cifra della confusione che regna all’Aquila.

L’assessore alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila Pietro Di Stefano, invece, chiede di finirla “con i trucchi e con i temporeggiamenti”.

Ennesimo segnale di una politica che continua a impartire lezioni senza dare risposte.

IL COMUNICATO DI DE SANTIS      

Una città alla disperazione sociale ed economica si attacca a tutto per sopravvivere e confida in buona fede nel lavoro degli amministratori pubblici ai vari livelli eletti proprio allo scopo, per servire una comunità e non per servirsene o per ricevere un grazie, a cominciare dal presidente e commissario, Gianni Chiodi, e dal sindaco, Massimo Cialente.

Da noi, all’Aquila, l’impegno principale dei maggiori attori dell’attività politico-istituzionale non è quello di servire una comunità allo stremo, cercando ognuno di fare di più e  meglio, di concertare le decisioni e di fare insieme, ma è solo quello di indire conferenze stampa per polemizzare e per alzare la voce contro limiti ed omissioni dell’altro!

I protagonisti hanno un nome ed un cognome: Gianni Chiodi, il super presidente che dichiara ogni giorno con una bella faccia tosta che sta facendo ricchi gli aquilani, Giorgio De Matteis, proconsole del presidente, che un giorno promette oro e argento e il giorno seguente si esercita in polemici e vuoti formalismi, Massimo Cialente, il sindaco-Tentenna che prima ha assecondato i poteri della gestione commissariale, ora attacca e contesta tutto, spesso arrivando quando i buoi sono usciti dalla stalla.

La vicenda della zona franca urbana è l’emblema dell’inconcludenza e della confusione politica e istituzionale che governa la città dell’Aquila e che ha la responsabilità della ricostruzione sociale e materiale.

Non ci voleva molto a capire  che in Europa contano più le ragioni tecniche, i parametri oggettivi, gli indicatori economici, che le parole e le raccomandazioni dei politici, che forse sono decisive solo in Italia.

Non sarebbe stato più utile far gestire la “questione zona franca” prima e bene sul piano tecnico dalla struttura del Comune e della Regione insieme, con i rispettivi dirigenti preposti alle politiche comunitarie, visto che ci sono e che vengono lautamente pagati?

Evidentemente no, poiché ai nostri protagonisti interessa solo apparire, acquisire meriti… e pensare alle prossime elezioni!

E così, dopo 32 mesi, la città è ancora avvolta nelle nebbie della totale incertezza e della sterile polemica, senza che nessuno possa intravedere un’idea di futuro.

Io penso, l’Italia dei valori pensa, che nei prossimi cinque anni, quelli della vera ricostruzione, il Governo della città non può essere affidato a nessuno dei galli che finora si sono beccati nel pollaio, senza rendersi conto che anteponendo le ambizioni personali e le beghe di bassa politica L’Aquila non rinasce.

L’ATTACCO DI DI STEFANO

Gli assessori Gianfranco Giuliante per la Regione Abruzzo e Guido Liris per la Provincia dell’Aquila hanno ulteriormente rivelato il trucco che, per l’ennesima volta, il commissario per la ricostruzione Chiodi e il vice presidente del Consiglio regionale De Matteis preparavano per gli ignari aquilani.
 
Vale a dire chiamare “zona franca” una procedura ordinaria detta “de minimis”, che avrebbe potuto essere applicata da subito senza alcun pronunciamento da parte dell’Unione europea.

La zona franca urbana e lo strumento del “de minimis”, infatti, non sono la stessa cosa ma la concessione dell’uno non esclude l’istituzione dell’altra.

Tuttavia, in questi mesi, sia ai cittadini aquilani che ai consiglieri comunali, che li rappresentano, in sede di conferenza dei  capigruppo, è stata detta una cosa ben diversa, anzi,  l’esatto opposto.

Chiamare il regime del “de minimis” con il nome di “zona franca per L’Aquila” è dunque un palese imbroglio e coloro che imbrogliano si chiamano imbroglioni. E ora qualcuno pretenderebbe anche i ringraziamenti da parte degli aquilani!

Ora noi, come Comune dell’Aquila, vogliamo andare fino in fondo, presso la Unione europea, con la pratica per la zona franca urbana ma, al contempo, chiediamo che, da subito, recuperando il tempo perduto sino ad oggi, ci vengano date le risorse per ottenere il “de minimis”, uno strumento fondamentale per aiutare la ripresa di tutto il sistema economico e produttivo aquilano, messo letteralmente in ginocchio dal sisma.

Per il resto basta con i trucchi e basta con i temporeggiamenti.

LA NOTA DI PIETRUCCI

Concordo pienamente con le dichiarazioni dell’assessore regionale Gianfranco Giuliante e dell’assessore provinciale Guido Liris riguardo alla necessità di avviare le procedure per ottenere il “de minimis”.

I funzionari dell’Unione europea e gli stessi europarlamentari che abbiamo incontrato nella trasferta a Bruxelles ci avevano indicato questa strada come l’unico modo per dare immediato respiro al’economia aquilana, duramente provata dal sisma. Attraverso questo strumento infatti, che può essere autorizzato direttamente dalle istituzioni italiane senza coinvolgere l’Unione europea, si potrebbe ottenere un aiuto in tempi rapidi.

La lettera del ministero per lo Sviluppo economico all’Ue, resa nota da Giuliante e Liris, in cui il Mef si dichiara pronto ad attuare interventi in de minimis qualora non fossero accolte le richieste relative alla zona franca, dimostra tuttavia che il presidente della Regione e Commissario alla Ricostruzione Chiodi, insieme con il vice presidente del consiglio regionale De Matteis, hanno, a quanto pare, fornito informazioni incomplete e fuorvianti.

Ora sappiamo con certezza che, contrariamente a quanto affermato da Chiodi e De Matteis, per quanto riguarda la zona franca siamo in alto mare. Sappiamo che si è perso del tempo prezioso, che uno strumento di sostegno fiscale immediatamente attuabile come il de minimis è stato volutamente messo da parte. Sappiamo, soprattutto, che su una questione vitale per la ripresa della città si è tentato di fare una polemica strumentale.

Infine, una doverosa precisazione. Il sindaco Cialente a Bruxelles non ha affatto detto di non aver seguito la questione della Zfu. Ha semplicemente dichiarato che, sbagliando, si era fidato della Regione e della struttura commissariale, che avevano assicurato il loro impegno per la zona franca, lasciando pertanto che se ne occupassero loro.

È chiaro che, una volta capito come stavano realmente le cose, il sindaco Cialente ha deciso, come da lui stesso affermato a Bruxelles, di seguire personalmente, insieme con l’intero Consiglio comunale,  anche questa vicenda.