L’AQUILA – Daniele “Giotto” Giuliani torna a mettersi “in mostra” nella sua città, L’Aquila, dopo ben sette anni.

Il rappresentante italiano “dell’olio su tela, a spray” ha inaugurato la nuova rassegna personale presso il locale “Officine”, in via Carducci, al Rotilio Centre.

“Ho impiegato 20 giorni per scegliere i quadri da esporre”, svela Daniele ad AbruzzoWeb. L’artista, di rientro dallo Europe Day 2012, tenutosi a Chisinau, in Moldova, a maggio, dove è stato invitato a rappresentare l’arte contemporanea italiana, nasce e cresce come writer all’interno delle mura aquilane.

“Ho avuto la fortuna di crescere nel bello. Da quando sono piccolo ho sempre ammirato attorno a me la bellezza architettonica del centro storico della mia città. I vicoli medievali, i colori, i profumi, gli odori, tutto è suggestivo qui”, racconta Daniele.

La sua particolare sensibilità per il disegno, i dettagli che lo compongono, esplode nel 1993, quando Giuliani, catturato dai graffiti delle metro di Roma, ha iniziato a dipingere sui muri della propria città, firma “Giotto”. Sempre più innovativo e curioso ha continuato a la sua esperienza underground e ha iniziato ricerche personali, passando a imprimere su tela. Era il 2000.

Dalla prima esposizione personale, nel 2003 a Roma, alla personale di New York nel 2009 (che si aprì un giorno prima del sisma), l’autore continua a fare strada impressionando e affascinando sempre più il pubblico, trascinandolo nel suo mondo di riprese notturne e dettagli scomposti, decontestualizzati.

AbruzzoWeb l’ha raggiunto per un caffè, nella location della sua nuova rassegna.

Quali suggestioni proponi al pubblico con la nuova mostra?

Ho scelto di portare la paesaggistica urbana notturna e i volti di donna. I “tagli” femminili mi interessano particolarmente in quanto rappresentano i dettagli, che di fatto costituiscono l’opera d’arte.

Cosa rappresenta per te esporre all’Aquila?

La gioia di vedere le persone della mia città, con le quali sono cresciuto e che ringrazio profondamente, presenti qui. Aver condiviso questa esposizione con L’Aquila è importantissimo per me, poiché l’opera d’arte vive attraverso coloro che la osservano e la criticano.

Da quanto non ti mettevi in mostra nel capoluogo?

Ho partecipato quest’estate a una mostra collettiva, “Il mercato degli spiriti”, che ha visto alcune delle mie opere, insieme a quelle di  tanti altri artisti, esposte nelle vetrine di negozi terremotati del centro. Ma l’ultima rassegna personale risaliva al 2005.

Quanto ti ha lasciato lo Europe Day 2012?

Bellissima esperienza! È stato portare me stesso, col colore e con le linee, a 3.000 chilometri di distanza. La performance “aerosol art” è stata molto apprezzata, i presenti e i passanti erano curiosi di sapere e conoscere la nuova proposta artistica. Allo stesso tempo hai una grande responsabilità sulle spalle, rappresentare il tuo Paese sotto gli sguardi di primo ministro e presidente della Repubblica Moldova. Ma sotto il sole splendente e ben 31 gradi centigradi, si può dire che anche il tempo ne sia rimasto entusista!

Come hai vissuto il passaggio dal mondo underground ai saloni espositivi?

Del writing ho conservato i ricordi, soprattutto con i paesaggi urbani e l’utilizzo del medium (lo spray). Considero il writing una forma d’espressione relegata a un ambito urbano, impressa su muri, treni. Questa invece è “aerosol art”. Ho iniziato a dipingere nel 1993, sui muri. Nel 2000 sono passato alla tela, per una mia ricerca personale. Nel tempo la sperimentazione mi ha portato a raffinare sempre di più la tecnica, determinando il mio nuovo percorso artistico.