L’AQUILA – In città il suo nome comincia a girare con una certa insistenza. Se non sui tavoli politici ufficiali, tra la gente che ha avuto modo da anni e che tuttora ha modo di apprezzare le sue doti di medico, infettivologo e manager della sanità pubblica, di professionista di altri tempi che mette il paziente in cima ai suoi pensieri: si tratta del 64enne Alessandro Grimaldi.
Il suo nome viene accostato ad una candidatura a sindaco del centrosinistra alle elezioni amministrative dell’Aquila della prossima primavera, quando la coalizione punta a riconquistare la città dopo dieci anni di dominio del primo cittadino uscente, Pierluigi Biondi, dirigente nazionale di Fdi e amico della premier, Giorgia Meloni, lanciato verso un’elezione certa in parlamento, non potendosi del resto ricandidare al Comune per un terzo mandato. Il tutto in una dinamica che fa emergere il fatto che sia la stima dei cittadini ad indicare un nome molto gradito.
La candidatura non ha ancora una base politica non essendoci stati, secondo quanto si apprende,contatti ufficiali in tavoli della coalizione: per ora, ci sarebbe stati solo ragionamenti embrionali che però avrebbero innescato il tamtam in seno a più parti della società civile.
Del resto, il curriculum di Grimaldi è senz’altro di quelli pesanti: direttore del reparto Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, in prima linea durante la pandemia del covid 19, capo dipartimento Medicina della Asl provinciale dell’Aquila, nonché presidente dell’Ordine dei Medici dell’Aquila, già segretario regionale Anaao Abruzzo, e appena riconfermato alla segreteria dell’Anaao Assomed nazionale, il principale sindacato italiano dei medici e dei dirigenti sanitari. Un professionista che gode anche della stima nel campo del centrodestra e in questo senso la candidatura potrebbe essere ancora più forte e preoccupare il centrodestra.
Oltre al fatto che si stia facendo largo tra la gente, potrebbe avere un significato importante in una coalizione che vive da mesi un impasse preoccupante visto che non c’è all’orizzonte un nome, tra gli attuali consiglieri e nella compagine cittadina, ritenuto davvero competitivo. Oppure che possa mettere tutti d’accordo visti i veti incrociati tra i vari aspiranti: è il caso del consigliere regionale del Partito democratico, il 50enne Pierpaolo Pietrucci, che gode di un buon apprezzamento nel popolo del centrosinistra, ma che sconta l’ostruzionismo sui tavoli della coalizione, soprattutto da parte della componente centrista con l’ex consigliere regionale e leader de Il Passo Possibile, Americo di Benedetto; ma lo stesso vale per i centristi Gianni Padovani, di 99 L’Aquila, ed Enrico Verini, appena uscito da Azione con Calenda, che vorrebbero un candidato di coalizione, di natura civica e non espressione del Partito democratico.
A questo proposito va sottolineato che Grimaldi e Pietrucci sono parenti, sia pure alla lontana, e grandi amici pur provenienti da due storie professionali e politiche molto diverse: questo potrebbe anche configurare una sorta di patto di famiglia, ovvero un via libera anche da parte dell’amato consigliere regionale, per una figura, a differenza della sua, di natura civica. Ma, stando a quanto si apprende, le due situazioni non sarebbero collegate direttamente.
Intanto in questi mesi i centristi, Padovani e Verini in testa, come già raccontato da Abruzzoweb, hanno avvicinato da tempo il 57enne magistrato aquilano Fabio Picuti, attualmente sostituto procuratore generale della Cassazione, pm all’Aquila in prima linea nelle inchieste nel post terremoto, in particolare quella contro la commissione Grandi Rischi.
Come pure è scattato l’interesse al professor Pierluigi Mantini, 69enne docente aquilano di Diritto amministrativo e urbanistico presso il Politecnico di Milano, tre volte deputato dell’Ulivo e poi del Pd e dell’Udc, nominato a luglio del 2024 alto consulente giuridico per la stesura delle Norme tecniche attuative nell’Ufficio del piano regolatore del Comune dell’Aquila, incarico che gli è stato conferito su decisione dell’assessore comunale all’Urbanistica Francesco De Santis, della Lega.
Da Mantini nessun riscontro, almeno che si sappia, mentre Picuti da mesi sta riflettendo.
“Sono rimasto lusingato dalla proposta, ma non siamo andati oltre, non ci sono stati altri contatti”, ha detto ad Abruzzoweb a gennaio, in un’intervista a margine di una iniziativa sul referendum della giustizia con Picuti schierato per il No, che poi ha vinto.
Va anche considerato che Picuti ha una carriera in magistratura in ascesa e i magistrati in caso di candidatura devono mettersi in aspettativa senza assegni, in caso di non elezione non possono essere collocati nel territorio che li ha visti scendere in politica, mentre in caso di elezione, al termine del mandato, non possono svolgere attività giudicanti e requirenti. E finora però il centrosinistra rimane in attesa, sperando in una risposta affermativa. (b.s.)





