L’AQUILA – Oltre dieci denunce per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e manifestazione non autorizzata: questo l’esito delle indagini sui tafferugli scoppiati all’Aquila il 25 agosto 2015, in occasione della prima visita di Matteo Renzi come presidente del Consiglio, quando alcuni aquilani furono manganellati dalle forze dell’ordine dopo la contestazione con lancio di uova e sampietrini.

Nessuno del Comitato 3e32 ha ancora ricevuto notifiche di atti giudiziari, né l’avvocato aquilano che di solito cura gli interessi del comitato, Gregorio Equizi, si dice al corrente dell’esistenza di procedimenti in corso, evidentemente l’indagine è ancora agli inizi.

Ma secondo quanto riportato dal Messaggero, gli agenti della Digos hanno segnalato all’autorità giudiziaria una decina di manifestanti tra quelli del Comitato 3e32 e quelli di Ombrina Mare 2, questi ultimi giunti in città per protestare contro l’ipotesi di realizzazione di un nuovo insediamento petrolifero sulla costa teatina.

Comunque alle notizie di stampa su una futura indagine è rabbiosa la reazione di alcuni esponenti del comitato, non coinvolti da quello che si sa oggi: “Ora magari riparte un altro processo assurdo e poi quello contro Guido Bertolaso finisce in prescrizione”, dichiara Sara Occhiuzzi ad AbruzzoWeb mentre Fabio Cicerone ricorda: “Siamo stati noi le vittime della violenza, con persone ricoverate. Dalle denunce ci difenderemo, ma non rinneghiamo nulla di quella giornata e le rispediamo al mittente”.

Di “approssimativa, caotica e inadeguata gestione dell’ordine pubblico di quella giornata” parla il Coordinamento No Ombrina mentre l’ex consigliere regionale Maurizio Acerbo, presente alla giornata, parla di “vendetta di Renzi dopo l’esito del referendum sulle trivelle”.

Secondo il quotidiano è proprio sui No-triv che si sono concentrate le indagini per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale visto che un’agente donna della polizia, nei momenti più concitati in prossimità del nuovo municipio di palazzo Fibbioni era stata scaraventata contro i puntelli della scuola De Amicis riportando fratture multiple al setto nasale.

Per tutti gli altri manifestanti gli investigatori contestano la manifestazione non autorizzata, visto che all’ultimo momento gli accordi presi dai comitati con le forze dell’ordine per manifestare secondo le regole dell’ordine e la sicurezza pubblica erano stati disattesi, costringendo il premier a dover saltare il primo appuntamenti istituzionale con il sindaco proprio a palazzo Fibbioni.

Cortei, dunque, non autorizzati, e sfociati, oltre nel parapiglia in piazza San Bernardino, in scontri con le forze di polizia all’esterno della sede del Gran Sasso Science Institute, alla Villa Comunale.

Alla fine si conteranno quattro feriti, oltre la poliziotta anche tre manifestanti. Ma soprattutto, in nome anche di una protesta extra aquilana, contestata anche da esponenti del Comune, nel bilancio politico della manifestazione va messo il mancato incontro del premier Renzi con l’amministrazione comunale per affrontare i nodi urgenti della ricostruzione della città terremotata.

LE REAZIONI

3E32: “CITTA’ MILITARIZZATA, UN ALTRO PROCESSO ASSURDO?”

“Abbiamo scoperto questa notizia dal giornale, non sappiamo né quanti né quali. Di un’inchiesta si vociferava da mesi, ora vediamo che storia vogliono mettere a credere alla gente – dice Sara Occhiuzzi a questo giornale – Notiamo una perseveranza nell’atteggiamento repressivo e nei processi assurdi, magari ora dopo quello di Casematte ne parte anche un altro”.

“Un processo che – prosegue la esponente del comitato – farà in modo che quello che ha denunciato Vincenzo Vittorini finirà invece in prescrizione, perché il tribunale è costretto a stare dietro a processi farsa”

“Ci ha colpito molto vedere la violenza dello Stato che ha rimilitarizzato la città. Il presidente del Consiglio dice di voler parlare con il popolo e invece si è trincerato dietro scudi e manganelli – protesta Fabio Carosone – Vorremmo capire meglio le imputazioni, siamo stati noi le vittime della violenza, abbiamo avuto persone ricoverate. Dalle denunce ci difenderemo, ma non rinneghiamo nulla di quella giornata e le rispediamo al mittente”.

Il componente del 3.32 ricorda quella convulsa giornata. “Una volta saputo dell’arrivo di Renzi abbiamo fatto una chiamata regionale per un presidio di protesta, ovviamente pacifico: ognuno aveva delle recriminazioni, noi, i No-triv, studenti universitari e lavoratori della Fiom L’Aquila venuti spontaneamente”, elenca.

“Ci siamo visti alla Fontana luminosa e ci siamo ritrovati accerchiati da reparti antisommossa, una zona rossa ricreata ad hoc e militarizzata come non si vedeva da anni, e anche un atteggiamento aggressivo: manganelli, scudi e caschi indossati, mentre noi eravamo a maniche corte – prosegue ancora – Ci siamo spostati al Castello e poi a San Bernardino, dove ci siamo fermati. Abbiamo visto reparti avanzare, dall’odore credo abbiano tirato anche un lacrimogeno. La poliziotta ferita? È risultato che è stato un altro poliziotto darle inavvertitamente la spinta, nessun manifestante”.

“Alla fine molti stavano convergendo verso la Villa da viale di Collemaggio, eravamo alcune centinaia, ma in modo del tutto pacifico. Lì alcuni celerini hanno cominciato ad avanzare, il responsabile di piazza ha dato ordine di carica, avevamo un semplice striscione e ci siamo ritrovati con loro che cominciavano a manganellare. La gestione è stata tutta romana ed è stata pessima”, conclude.

NO OMBRINA: “ACCUSE INFONDATE”

“Il coordinamento apprende dalla stampa che vi sarebbero dei denunciati per la manifestazione a L’Aquila in occasione della visita di Renzi. Riteniamo le accuse del tutto prive di fondamento, per le più gravi basta guardare i video girati da testate locali e nazionali”, scrive nella nota il Coordinamento No Ombrina.

“Abbiamo già espresso rincrescimento per la poliziotta ferita, ma fu a causa di un contatto tra lei e un collega. In generale non si può certo scaricare sui manifestanti l’approssimativa, caotica ed inadeguata gestione dell’ordine pubblico di quella giornata, addirittura con cariche a freddo tra i giornalisti”, prosegue.

“In questi anni abbiamo organizzato decine di eventi e diverse manifestazioni con migliaia o decine di migliaia di partecipanti senza che rimanesse a terra neanche una carta. Ci siamo presentati a L’Aquila con poche centinaia di persone, a volto scoperto e solo la bandiera No Ombrina tra le mani – scrivono ancora i No-triv – Diversi manifestanti superavano la sessantina. Infine ricordiamo che le nostre istanze nel frattempo sono diventate leggi dello Stato votate dal Parlamento. Evidentemente avevamo ragione a contestare chi, come Renzi, non voleva ascoltare il popolo e le istituzioni abruzzesi”.

ACERBO: “VENDETTA DI RENZI CONTRO IL MOVIMENTO NO OMBRINA”

“Sarà casuale, ma è molto inquietante che il giorno dopo il risultato del referendum giunga la notizia che la Questura dell’Aquila ha denunciato una decina di attivisti abruzzesi per aver partecipato alla sacrosanta protesta No Ombrina in occasione della visita del Presidente del Consiglio Renzi lo scorso agosto”, scrive Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale Rifobndazione comunista – Sinistra europea.

“Ricordo che furono i manifestanti a ricevere manganellate e spinte a causa di una folle decisione di interdire ai cittadini la possibilità di avvicinarsi ai luoghi della visita – prosegue – La protesta era talmente sacrosanta che anche a seguito dei quesiti referendari lo stesso governo ha dovuto bloccare Ombrina, il progetto di raffineria galleggiante davanti al Parco della Costa Teatina, e reintrodurre il divieto entro le 12 miglia dalla costa”.

“Quella protesta, democratica e non violenta, portò all’attenzione di tutti i media nazionali un progetto assurdo contro il quale avevano manifestato 60 mila persone a Lanciano solo poche settimane prima”, conclude.