ROMA – “La scienza è in continuo divenire, procede per test e tentativi, non arriva subito al risultato. Quello che contesto ai Burioni e ai Pregliasco è che non abbiano avuto l’onestà di dire: abbiamo sbagliato”.
Continuano a far discutere le dichiarazioni del giornalista Massimo Giletti, che su La7 conduce il programma Non è L’Arena, e che intervistato dal Corriere della Sera, ha fatto il bilancio della stagione televisiva ormai conclusa.
Il giornalista ha tenuto a precisare le differenze rispetto ai colleghi, ha fatto chiarezza sulla sua possibile candidatura come sindaco della Lega e ha criticato aspramente i virologi che spesso ha invitato nel suo salotto televisivo.
“Ogni stagione ha un suo percorso, quanto è successo non poteva non influire sul racconto, sarebbe stato stonato e fuori luogo affrontare certi temi: il Covid ha infettato anche la scaletta”, ha spiegato.
In molti hanno criticato il conduttore per aver intervistato più volte Matteo Salvini e Giorgia Meloni rispetto ad altri esponenti politici: “Farne una questione numerica è riduttivo. I politici di sinistra fanno scelte diverse da quelli di destra, che tendono ad andare più spesso in televisione. Nicola Zingaretti, per dire, è più cauto, anche se da me è venuto due volte. La vera cosa importante è una, le domande che si fanno”.
Giletti ha poi smentito la candidatura a sindaco di Torino con la Lega con una battuta: “Mio fratello ebbe un voto nullo quando ci fu l’elezione di Mattarella. Mi sembra che in famiglia abbiamo già dato”.
Non ha risparmiato critiche al Movimento 5 Stelle per il caso che ha coinvolto il ministro Alfonso Bonafede, per cui era stata presentata la sfiducia.
“Io ho un unico obiettivo: tentare di raccontare la verità attraverso le nostre inchieste. La storia di Alfonso Bonafede conferma che la verità è un’utopia, soprattutto quando tocca il potere dei palazzi”.
E ha sottolineato: “Ho una tristezza personale addosso nel vedere che ci sono ancora troppi misteri. Il mantra di Gianroberto Casaleggio era che al minimo dubbio non bisognava avere dubbi. Ma vedo che il palazzo continua a non dare risposte. Sembra di vivere storie passate, il che significa che è cambiato poco o nulla. Chi sta al potere prende i germi del potere”.
“Mi è rimasta impressa una frase della moglie di Totò Riina: ‘Alla fine scoprirete che i peggiori non siamo noi’. Ma noi dobbiamo andare avanti, la speranza è nella foto che ho nel mio studio. Gli occhi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Quel sorriso deve guidarci”, ha ribadito ancora il conduttore.
Per quanto riguarda le differenze con Fabio Fazio e Barbara D’Urso: “Ognuno di noi ha un suo modo di essere, io sono un po’ anarchico, vado controcorrente. Nella liturgia televisiva questo viene spesso criticato, ma ho un pubblico che mi segue per quello che faccio. Nella tv italiana la dialettica è sempre stata molto accesa, penso che la passione sia sempre un vantaggio, poi gestirla è il compito di chi fa questo lavoro. L’importante è riportare il discorso al contenuto di cui si discute”.
Riguardo la sua collocazione oraria, Massimo Giletti ha spiegato al Corriere che “Cairo disse che era una follia, ma io scelsi la domenica per misurami con Fabio Fazio. Misurarsi con i numeri uno è sempre molto più interessante e stimolante. Quando portai La7 al 13% e battemmo Rai 1 fu una soddisfazione enorme”.
Del collega, il giornalista ha dichiarato che “ha tantissimi meriti e un modo di fare tv diverso dal mio. Io faccio inchieste, lui fa intrattenimento”.
Barba D’Urso invece “è un tesoro per Mediaset, è una stacanovista straordinaria. Il problema è che se fai tanta quantità inevitabilmente perdi di qualità”.





