L’AQUILA – “Il perito dice che questo intervento si poteva fare, è consacrato, e non ha contribuito al crollo del palazzo e lei dottor Picuti ne ha preso atto”.

Tutta all’attacco la controreplica dell’avvocato Attilio Cecchini, che assiste Diego De Angelis, imputato sul quale tra pochi minuti verrà emessa la prima sentenza, di assoluzione o condanna, nella storia dei processi della maxi inchiesta sui crolli del 6 aprile 2009 della procura della Repubblica dell’Aquila.

Si tratta del filone relativo al crollo in via generale Francesco Rossi, dove sono morte 17 persone. Tre gli imputati, per due dei quali, Davide De Angelis e Angelo Esposito, è stata richiesta l’assoluzione.

Il giudice Giuseppe Romano Gargarella, dopo aver ascoltato l’intervento di “don Attilio”, 87 anni, ha dato appuntamento a dopo le 18 per l’ultimissima parola, che sarà la sua.

“Ho già riguardato il fascicolo dalle 15 di oggi e devo solo puntualizzare alcuni dati”, ha chiarito il magistrato nel dare la sospensione.

Parlando dei lavori di restauro dell’edificio, Cecchini ha detto che “si è trattato di un intervento minimale, di proporzioni modeste, tale da essere irrilevante sul piano giuridico. Il pm ha aderito alle conclusioni dei periti – ha ricordato Cecchini – ero convinto che la causa fosse finita lì”.

“Abbiamo dimostrato l’infondatezza della sua tesi – ha aggiunto poi rivolgendosi direttamente al sostituto procuratore Fabio Picuti – che è condivisibile su un piano astratto ma non a spese di un cittadino che era convinto di essere nel giusto, consapevolezza di aver agito conformemente alla legge”.

“È ormai certo che quei lavori, fossero pure illeciti, non hanno inciso sul crollo”, ha concluso, chiedendo l’assoluzione. (alb.or.)