AVEZZANO – L’importante è avanzare verso l’inverno… a forza di primavere, non perdendo mai il sorriso né l’allegria, che sono terapeutici. Questo il senso del bel pomeriggio alla casa di riposo “L’Incontro” di Avezzano (L’Aquila), che molto punta sulla socializzazione e la riabilitazione non solo fisica, ma anche emotiva dei suoi ospiti.
A regalare momenti di preziosa allegria i ragazzi dell’istituto comprensivo “Giovanni XXIII” della città marsicana, che hanno orchestrato un viaggio attraverso le canzoni popolari e tradizionali delle varie regioni, con sosta sonora prolungata, come ovvio, in Abruzzo.
“Eravamo venuti a suonare già a dicembre in occasione del Natale, un’esperienza emozionante – spiega il preside Roberto Puliti – Così abbiamo deciso di riproporla per chiudere nel migliore dei modi l’anno scolastico, e anche in futuro torneremo con gioia, almeno tre volte l’anno”.
Secondo il dirigente scolastico, “gli anziani sono un esempio per i giovani. I nostri ragazzi sono venuti qui a portare energia, ma ne hanno ricevuta altrettanta – evidenzia – Il travaso di emozioni non è mai unidirezionale”.
La civiltà di un Paese si misura dalla cura e attenzione che si accorda agli anziani. Quando una quindicina di anni fa Carmine Bisceglie fondò la casa di riposo, non ebbe dubbio sul nome da dargli. “L’incontro”, appunto, a voler significare che doveva restare un luogo aperto, inserito in un tessuto sociale, interagente con la comunità circostante.
Non un luogo asettico e isolato dal mondo, e senza amore, come purtroppo sono altri ospizi, ove l’anziano vive recluso ed è solo una merce con cui massimizzare il profitto.
“Alcuni ragazzi hanno i loro nonni qui – spiega ad AbruzzoWeb – Questo è molto bello, la nonna è orgogliosa del nipote che suona, il nipote è orgoglioso della nonna che, nonostante l’età e gli acciacchi, non perde il sorriso e si mette pure a ballare”.
“L’allergia è terapeutica, per persone molto anziane è importante uscire dall’isolamento dentro i propri pensieri, arginare la tristezza la tendenza inevitabile alla depressione – conclude – Il nostro lavoro qui non è solo quello delle cure delle patologie, della costante riabilitazione fisica. Cerchiamo anche nei limiti del possibile di creare le condizioni nelle quali si può vivere momenti di allegria, in cui e possibile comunicare, ascoltare e farsi ascoltare”. Filippo Tronca





