L’AQUILA – Antonio Angelucci, il re delle cliniche private, editore e immobiliarista, 78enne originario di Sante Marie in provincia dell’Aquila, resterà per la quarta legislatura di fila in Parlamento. Grazie ad un abile salto, nonostante l’età, da da un partito all’altro, da Forza Italia alla Lega.
ll Carroccio ha infatti ufficializzato la candidatura dell’imprenditore, già eletto per tre volte alla Camera nelle liste del partito di Silvio Berlusconi.
Abruzzese di nascita e romano di adozione, Angelucci ha iniziato la sua fulgida carriera come commesso di una farmacia e in seguito come portantino presso l’ospedale romano San Camillo, dove si distinse come attivo sindacalista. Apprese le necessarie informazioni sul mondo sanitario e utilizzò le amicizie contratte sul lavoro per entrare in società con altri imprenditori e politici. Creando poi un impero sanitario, creando una catena di strutture che fanno capo all’ospedale romano San Raffaele, allargandosi poi nell’editoria, e nella sua batteria di quotidiani compare Il Tempo, Corriere dell’Umbria e, attraverso una fondazione, Libero.
Non a caso dal 2016 al 2018 è stato il parlamentare che ha dichiarato i redditi più alti, fino a 6 milioni e 235mila euro.
E’ stato socio di Alitalia ed è molto attivo nel settore immobiliare, dove è riuscito ad acquisire la proprietà dello storico stabile di via delle Botteghe Oscure, a Roma, per decenni sede del Partito Comunista Italiano. Anche in Abruzzo ha interessi in campo sanitario e immobiliare
Angelucci in queste quattro legislature in Parlamento non si recato in auto blu, ma direttamente con la sua fiammante Ferrari. Alla luce dei dati di Openparlamento, però di carburante non ne ha consumato poi tanto: risulta essere il più assenteista tra gli onorevoli: nelle legislature dal 2008 al 2013 è stato presente in aula appena 0,46% delle sedute, dal 2013 al 2018, lo 0,41%.
Un po’ più produttivo, ma davvero di poco, nell’attuale legislatura, con il 3,24%, delle presenze.
La lunga e luminosa carriera di Angelucci è stata tormentata anche da vicende giudiziarie.
Per una presunta truffa ai danni del Sistema sanitario regionale del Lazio per una cifra di 160 milioni di euro era finito sotto processo con il figlio Giampaolo, ma la sentenza è stata di assoluzione con formula piena, la procura di Roma aveva chiesto una condanna a 15 anni di reclusione.
Il parlamentare è stato invece condannato in primo grado a un anno e quattro mesi per falso e tentata truffa nel processo sui finanziamenti pubblici indebiti ricevuti nel 2006 e 2007 da Libero e dal Riformista, ai tempi di sua proprietà.






