AVEZZANO – “Da parlamentare a Camere sciolte prenderò la stessa indennità di tutti i 630 deputati e 315 senatori. E per me, che faccio da sempre politica, entrare a Montecitorio è comunque un sogno che si realizza”.

Magari è improprio il paragone con “i nobili della scaletta”, che il 13 giugno 1946 re Umberto II di Savoia pare abbia nominato proprio sulla scaletta dell’aeroplano, pochi attimi prima di volare in Portogallo. Resta il fatto che ha suscitato scalpore, sulla stampa nazionale, la vicenda di Massimo Verrecchia, il consigliere comunale di Avezzano (L’Aquila) di Alternativa popolare e capo di gabinetto del sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli, che si è ritrovato deputato della Repubblica a pochi giorni dal Natale, poco prima dello scioglimento delle Camere decretato da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Primo dei non eletti col Popolo della libertà alle politiche del 2013, Verrecchia  è entrato a Montecitorio dopo che il deputato Filippo Piccone, campione di assenze e scarsa produttività in base alle classifiche di Openpolis, e di cui Verrecchia è storico braccio destro, il 21 dicembre scorso ha deciso di rassegnare le dimissioni per motivi personali.

Verecchia resterà sullo scranno fino alla proclamazione dei nuovi eletti, a seguito delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo, dunque almeno fino a metà mese, e si porterà quindi a casa uno stipendio da 13 mila euro, con una mole di lavoro inesistente, visto che le Camere sono sciolte.

Ad AbruzzoWeb, comunque, tiene a mettere i puntini sulle “i”, replicando così indirettamente ai tanti quotidiani nazionali, che sulla vicenda hanno ironizzato e ricamato non poco.

“È vero, la Camera si è sciolta e non ci saranno lavori, ma la mia è la stessa indennità che prenderanno tutti i colleghi, e ovviamente non rappresenterà un aggravio per le casse dello Stato – precisa – Per me è come essere entrato in campo negli ultimi 5 minuti della finale dei Mondiali di calcio e ne vado orgoglioso. Mi chiedo: chi avrebbe rifiutato, al posto mio?”.

E soprattutto, Verrecchia tiene a precisare che “dal punto di vista economico per me è cambiato davvero poco, mi sono infatti dovuto dimettere da capo di gabinetto del sottosegretario Chiavaroli, dove avevo un buono stipendio. Se avessi messo al primo posto della mia attività politica l’aspetto economico – continua – avrei accettato di fare l’assessore nella Giunta del sindaco di Avezzano, Gabriele De Angelis, e ne avevo titolo, essendo stato tra i promotori della coalizione vincente, e sono risultato essere il quinto candidato più votato, con 413 preferenze, su ben 600 candidati”.

Insomma, per Verrecchia non ci sono ragioni per storcere il naso né per rimestare nel torbido. E smentisce anche categoricamente che ci sia stata chissà quale “combine” con Piccone, pianificata da tempo.

“Piccone ha deciso di dimettersi all’improvviso e per motivi strettamente personali – svela l’onorevole – Il mio subentro è stato, dunque, altrettanto inaspettato. Del resto la Camera, per prassi consolidata, di solito respinge le richieste di dimissioni,  in questo caso invece è verificato un voto favorevole. Detto questo, è chiaro che nella scelta di Piccone, ha pesato anche l’evenienza che fosse proprio una persona a lui vicina umanamente e politicamente, il primo dei non eletti nel suo collegio, e deputato alla sostituzione”.

Con il Parlamento a bocce ferme, l’impegno maggiore, per non dire esclusivo, del neo onorevole Verrecchia, sarà nei prossimi mesi il medesimo di tutti o quasi i suoi colleghi, ovvero la campagna elettorale. E allora la domanda è scontata: “Verrecchia proverà a restarci, in parlamento, ricandidandosi?”.

“Valuterò nelle prossime settimane, è prematuro dare una risposta”, taglia corto.

Una cosa è, comunque, certa: se dovesse accadere, avverrà sicuramente nell’area di centrodestra, visto che, con la spaccatura degli alfaniani, Verrecchia si è schierato, assieme a Piccone, con coloro che considerano chiusa per sempre l’alleanza tattica con il centrosinistra al governo nazionale.

Molti ex alfaniani, con Maurizio Lupi in testa, stanno infatti aderendo a Noi con l’Italia, la ‘quarta gamba’ del centrodestra, nuovo movimento che riunisce varie sigle come Direzione Italia di Raffaele Fitto, Fare! di Flavio Tosi, Scelta Civica di Enrico Zanetti, i liberali dell’ex ministro Enrico Costa e i ‘Popolari e autonomisti’ di Saverio Romano.

“Nostri amici seguiranno probabilmente ancora una volta la strada dell’alleanza organica con il Pd nel campo del centrosinistra – ammette – Altri, me compreso, hanno fatto una valutazione diversa: quella fase politica si è definivamente conclusa. Il futuro è nel centrodestra, con cui del resto siamo alleati in Regione Abruzzo, e con cui abbiamo conquistato il Comune della mia Avezzano, e tante altre amministrazioni locali”.

“Che cosa farà la Chiavaroli? Non so, ma se dovesse fare una scelta diversa dalla mia, spero possa avere buone fortune politiche, da suo capo di segreteria  ho potuto apprezzare la sua grande competenza e serietà”, conclude Verrecchia.